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Fondo patrimoniale: notaio responsabile se non lo annota nell’atto di matrimonio

15 aprile 2014


Fondo patrimoniale: notaio responsabile se non lo annota nell’atto di matrimonio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 aprile 2014



Risarcimento del danno: rientra nella diligenza richiesta al professionista l’obbligo di attivarsi senza ritardo per l’annotazione del fondo nell’atto di matrimonio al fine di rendere opponibile lo stesso fondo ai creditori del cliente.

È vero: l’inserimento di un immobile all’interno del fondo patrimoniale è opponibile ai creditori solo dopo la sua annotazione a margine dell’atto di matrimonio e non prima; tuttavia, a questo adempimento è tenuto il notaio che ha provveduto a redigere l’atto pubblico.

Facciamo un passo indietro per comprendere l’importanza di questo principio elaborato dal tribunale di Mantova [1]: un principio da cui può discendere una vera e propria responsabilità professionale per il notaio, con possibilità di risarcimento del danno in favore del suo cliente.

Il fondo patrimoniale consente, a determinate condizioni (leggi la nostra guida sul “Fondo Patrimoniale”), di rendere impignorabile (e, quindi, non aggredibile dai creditori) la casa, gli altri immobili del debitore, i titoli di credito, le auto, moto, ecc..

Tuttavia, affinché ciò si verifichi, è necessario che l’atto notarile che determina ufficialmente l’inserimento del bene nel fondo patrimoniale venga annotato nell’atto di matrimonio della coppia (infatti solo le coppie sposate possono istituire un fondo patrimoniale). Infatti, il fondo patrimoniale è opponibile solo ai creditori sorti successivamente alla suddetta annotazione e non a quelli anteriori.

Ed è proprio questa annotazione il momento decisivo per stabilire quali creditori possono ancora aggredire il fondo e quali, invece, non possono più farlo.

Infatti, prima dell’annotazione, i creditori potrebbero, per esempio, iscrivere ipoteca sull’immobile o iniziare un’esecuzione forzata iscrivendola nei pubblici registri. E in tal caso, il fondo non sarebbe più opponibile nei loro riguardi.

Non solo: i creditori anteriori all’annotazione possono sempre esercitare (entro cinque anni) l’azione revocatoria. Questi ultimi, pertanto, qualora ritengano che il fondo sia stato costituito solo per frodare le loro ragioni, ne possono chiedere la revoca al giudice.

Ciò posto, è chiara l’importanza della tempestiva annotazione del fondo nell’atto di matrimonio. Si tratta di un adempimento che deve essere effettuato il più velocemente possibile, anche perché è da questo momento che decorrono i cinque anni per l’esercizio dell’azione revocatoria.

Il compimento di tale formalità spetta al notaio. Se il notaio non vi provvede tempestivamente è responsabile nei confronti del proprio cliente e deve risarcirgli il danno nel caso in cui qualche creditore abbia, nel frattempo, aggredito l’immobile (per esempio, vi abbia iscritto ipoteca o abbia iniziato l’esecuzione forzata).

Il tribunale di Mantova, in una sentenza dell’anno scorso [1], ha imposto un vero e proprio obbligo, in capo al notaio rogante, di provvedere a richiedere senza ritardo l’annotazione del fondo patrimoniale a margine dell’atto di matrimonio, al fine di assicurarne la opponibilità ai terzi.

Sebbene tale obbligo – sostiene il giudice – non sia previsto da nessuna legge, esso comunque rientra nella diligenza propria della specifica attività professionale svolta dal professionista [2].

Dunque, dinanzi ad una legge ambigua o ad una giurisprudenza contrastata circa l’obbligo, o no, per il notaio di compiere un certo adempimento, necessario per la validità o l’opponibilità dell’atto da lui rogato, il notaio deve comunque adottare la condotta più idonea a salvaguardare gli interessi del proprio cliente.

La causa contro il notaio

Qualora il cliente avvii una causa contro il notaio per non aver tempestivamente annotato la costituzione del fondo patrimoniale, è onere dell’attore fornire la prova che l’annotazione, se tempestiva, avrebbe reso impignorabile il compendio aggredito.

In altre parole, il cliente deve dimostrare che, se il notaio avesse adempiuto al proprio dovere, la casa non sarebbe stata aggredita.

note

[1] Trib. Mantova, sent. n. 127 del 14.02.2013.

[2] Ai sensi dell’art.1176 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com

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