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Stalking e minaccia: differenze

27 Maggio 2021 | Autore:
Stalking e minaccia: differenze

Atti persecutori e minacce: similitudini e diversità. Si può essere condannati per minacce se si è stati assolti per stalking?

Lo stalking è il reato che commette chi perseguita la vittima commettendo ai suoi danni ripetute molestie o atti intimidatori. Lo stalking può essere realizzato mediante una molteplicità di condotte: un pedinamento reiterato nel tempo, una serie di telefonate nel cuore della notte, piccoli ma ripetuti danneggiamenti (ad esempio, alla fiancata dell’auto). Insomma: tutto ciò che può consistere in una persecuzione si trasforma nel delitto di stalking. In tale reato rientrano senza dubbio le minacce, cioè le prospettazioni di un male ingiusto fatte alla vittima. Ciononostante, il Codice penale distingue tra questi due crimini. Quali sono le differenze tra stalking e minaccia?

Al di là del fatto che l’ordinamento giuridico preveda due diversi articoli per punire lo stalking e le minacce, sicuramente le due condotte hanno qualcosa in comune, ciò perché lo stalking può commettersi anche con una serie di minacce reiterate nel tempo. In altre parole, le minacce possono essere elemento costitutivo del reato di stalking. Ma allora qual è la differenza tra i due crimini? Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, l’imputato assolto per il delitto di stalking può comunque essere condannato per minacce. Ciò significa, dunque, che i due delitti hanno caratteristiche simili ma restano comunque diversi. Quali sono le differenze tra stalking e minaccia? Scopriamolo insieme.

Stalking: cos’è?

Lo stalking (definito dal Codice come reato di atti persecutori) è il crimine che commette colui che, mediante ripetute minacce o molestie, pone in essere una condotta persecutoria nei confronti di una persona [1].

Affinché possa integrarsi questo reato, è necessario che si verifichi almeno uno degli eventi presi in considerazione dalla legge, e cioè che la vittima:

  • tema per la propria o per l’altrui incolumità;
  • viva in un perdurante stato di ansia o di paura;
  • sia costretta a modificare le proprie abitudini di vita.

Per tali ragioni, lo stalking è un reato di evento, nel senso che le sole condotte moleste o minacciose, se non riescono a incidere sulla vita della vittima, non sono idonee a integrare questo delitto.

Per la precisione, l’evento che deve scaturire dallo stalking è proprio uno dei tre appena elencati, e cioè il timore per l’incolumità, il grave stato d’ansia ovvero la modifica delle proprie abitudini di vita.

Detto in maniera ancora più elementare, all’azione dello stalker deve seguire uno di questi effetti.

Stalking: quando è reato?

Da quanto detto nel precedente paragrafo si evince chiaramente che non ogni tipo di disturbo, minaccia o molestia, seppur ripetuta nel tempo, è suscettibile di far sorgere il reato di stalking.

Innanzitutto, sicuramente non è stalking se la minaccia o la molestia è isolata oppure si è ripetuta ma a distanza di molto tempo (ad esempio, dopo un anno dal primo episodio).

Per quanto riguarda la “quantità” di molestie, cioè il numero di episodi sufficienti a far integrare il reato, per la giurisprudenza [2] integrano il delitto di atti persecutori anche due sole condotte, come tali idonee a costituire la reiterazione richiesta dalla norma incriminatrice.

Invece, un solo episodio, per quanto grave e anche da solo capace di determinare il grave e persistente stato d’ansia e di paura che è indicato come l’evento del reato, non è sufficiente a determinare la lesione del bene giuridico protetto dalla norma in esame.

Inoltre, la semplice reiterazione delle minacce o delle molestie (pensa alle numerose chiamate nel cuore della notte) non sono sufficienti di per sé a far scattare lo stalking se, come detto nel primo paragrafo, non si verifica uno degli eventi previsti dalla legge, e cioè: lo stato d’ansia e di timore ingenerato nella vittima; la paura per la propria o per l’altrui incolumità; la modifica dello stile di vita.

Secondo la Cassazione [3], per aversi il reato di stalking non è necessario nemmeno un incontro fisico tra vittima e carnefice, essendo sufficienti pochi messaggi via WhatsApp ed una telefonata dal tono minaccioso, che portano a modificare le abitudini della persona offesa.

Si può denunciare lo stalking anche in caso in cui le minacce o le molestie siano implicite nella condotta di danneggiamento del criminale: secondo la Corte di Cassazione [4], anche due episodi di danneggiamento di un proprio bene (pensa all’autovettura) sono idonei a integrare il reato di stalking, purché essi siano in grado di spaventare seriamente la vittima o di farle cambiare abitudini di vita.

Minacce: quando è reato?

Secondo il codice penale [5], chiunque minaccia qualcun altro prospettandogli un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a 1.032 euro.

Se la minaccia è grave o è commessa con modalità che la legge ritiene particolarmente pericolose (ad esempio, minaccia fatta con le armi o con scritto anonimo, oppure ancora proveniente da un gruppo di persone; ecc.), la pena è della reclusione fino a un anno; in quest’ultimo caso, tra l’altro, si procede d’ufficio.

Per la legge, la minaccia è un comportamento penalmente illecito che consiste nel prospettare ad altri un male ingiusto, cioè una conseguenza negativa illegale.

In altre parole, la minaccia è un atteggiamento intimidatorio che compromette la capacità della vittima di autodeterminarsi e consistente nella prospettazione implicita o esplicita di un male ingiusto e futuro. Classica minaccia è quella del tipo “Se non la smetti ti uccido”, oppure “Te la farò pagare”.

Minacce: quando c’è stalking?

Dalla descrizione dei reati così come riportata nei paragrafi precedenti si evince chiaramente che le minacce integrano il reato di stalking solo se:

  • sono ripetute in un breve lasso temporale;
  • sono idonee a provocare almeno uno degli eventi tipici dello stalking, e cioè lo stato d’ansia o di paura, il timore per la propria o l’altrui incolumità, la modifica delle proprie abitudini di vita.

Solamente al ricorrere di queste condizioni si potrà affermare che le minacce integrano il reato di stalking, con la conseguenza giuridica che il soggetto responsabile di tali comportamenti potrà essere processato (ed eventualmente condannato) solo per stalking e non anche per il reato di minacce: per legge, infatti, nessuno può essere punito due volte per lo stesso fatto.

Addirittura, la legge dice che, quando le minacce che integrano lo stalking sono gravi (ad esempio, perché fatte con l’uso delle armi), allora la querela per atti persecutori è irrevocabile [6].

Stalking e minacce: differenze

Se le minacce dirette alla vittima non sono reiterate (oppure lo sono, ma a distanza di molto tempo l’una dall’altra) o non sono in grado di provocare una delle conseguenze tipiche dello stalking (ansia, paura, modifica dello stile di vita, ecc.), allora esse costituiranno un reato a sé stante (quello di minacce, appunto), non riuscendo a integrare il ben più grave delitto di atti persecutori.

Dunque, una persona che riceve una sola minaccia di morte potrà sicuramente sporgere denuncia alle autorità, ma non per il reato di stalking, bensì per quello di minacce.

Le differenze non sono terminate. Dal punto di vista dell’elemento psicologico (il dolo, cioè), lo stalking presuppone la volontà di porre in essere una serie di condotte illecite nella consapevolezza di produrre uno degli eventi negativi alternativamente previsti dalla legge (stato d’ansia, timore per la propria incolumità, ecc.).

In altre parole, secondo la giurisprudenza, l’intento dello stalker non deve essere solamente quello di spaventare la vittima (cosa che ricorre anche nel reato di minacce), ma anche (e soprattutto) quello di compiere più atti per perseguitare la persona offesa [7].

Da un punto di vista oggettivo, poi, stalking e minacce si differenziano per la maggior gravità del primo reato, il quale è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi, mentre le minacce possono essere punite al massimo con la reclusione sino a un anno.

Assoluzione per stalking e condanna per minacce

La differenza tra il reato di stalking e quello di minacce si apprezza ancor di più se si considera che si può essere assolti per il reato di atti persecutori ma condannati per minacce.

Tanto ha stabilito una recente sentenza della Suprema Corte [8], secondo cui chi è assolto dallo stalking può rispondere di minacce come segmento autonomo degli atti persecutori.

Per la precisione, secondo la Corte di Cassazione, l’imputato scagionato dallo stalking può rispondere ugualmente di minacce, le quali rappresentano una parte della più ampia condotta del reato di stalking, se gli stessi atti persecutori si concretizzano in ulteriori condotte moleste e minatorie.

In altre parole, quando la condotta persecutoria può essere tenuta distinta dalle minacce, allora i due reati non si sovrappongono, con la conseguenza che l’assoluzione per il delitto di atti persecutori non implica lo stesso esito anche per quello di minacce.

In definitiva, la Corte di Cassazione ha affermato che la pronuncia assolutoria per il reato stalking non preclude la celebrazione del giudizio per il reato di minacce che ne costituisca una porzione di condotta, quando gli atti persecutori si siano sostanziati, oltre che nel riferire frasi intimidatorie, anche in ulteriori comportamenti molesti e minatori, determinanti uno o più degli eventi tipici dello stalking.


note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 22194 del 6 dicembre 2016.

[3] Cass., sent. n. 61 del 2 gennaio 2019.

[4] Cass., sent. n. 28340/2019.

[5] Art. 612 cod. pen.

[6] Cass., sent. n. 5092 del 6 febbraio 2020.

[7] Cass., sent. n. 8744/2018.

[8] Cass., sent. n. 20859 del 26 maggio 2021.

Autore immagine: canva.com/


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