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A chi spettano gli assegni familiari in caso di separazione?

7 Settembre 2021
A chi spettano gli assegni familiari in caso di separazione?

Diritto al mantenimento ed assegni familiari: cosa dice la legge?

Tu e tua moglie avete deciso di separarvi. Avete due figli minori ed il giudice ha stabilito che dovrai versare un assegno mensile alla tua ex per contribuire al loro mantenimento. Poiché sei un lavoratore dipendente, durante il matrimonio, hai sempre percepito gli assegni familiari: cosa succede adesso? Puoi tenere quelle somme? A chi spettano gli assegni familiari in caso di separazione?

Per rispondere a questa domanda andiamo a vedere nei paragrafi successivi cosa sono gli assegni familiari e cosa prevede la legge.

Assegni familiari: cosa sono?

Gli assegni familiari sono un contributo economico che viene concesso dallo Stato alle famiglie che hanno un reddito inferiore a una determinata soglia, fissata annualmente dalla legge.

Gli assegni familiari non vanno confusi con gli assegni al nucleo familiare (i cosiddetti Anf): in entrambi i casi, si tratta di prestazioni erogate per sostenere le famiglie con un reddito basso. Allora, qual è la differenza? Mentre gli assegni familiari sono erogati direttamente dall’Inps a determinate categorie di lavoratori, gli assegni per il nucleo familiare vengono corrisposti dai datori di lavoro ai dipendenti.

Gli assegni familiari vengono erogati per ogni familiare a carico, ossia per ogni familiare che ha un reddito inferiore a 2.840,51 euro (soglia che si innalza a 4.000 euro per i figli fino a 24 anni).

Chi sono i familiari a carico?

Vengono considerati familiari a carico:

  • il coniuge o il partner di unione civile, anche se legalmente separato, purché a carico, quando chi richiede la prestazione sia un pensionato a carico delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi;
  • i figli o equiparati, ossia quelli naturali legalmente riconosciuti, i figli adottivi, quelli nati da un precedente matrimonio o i minori in affidamento. Precisiamo che non è necessario che i figli siano conviventi, purché si tratti di minorenni, apprendisti o studenti di scuola media inferiore fino a ventuno anni, di studenti universitari con un’età non superiore ai ventisei anni e nei limiti di corso legale di laurea, di inabili al lavoro di qualsiasi età;
  • i fratelli, le sorelle e i nipoti conviventi, per i quali sono richieste le stesse condizioni previste per i figli;
  • gli ascendenti, genitori, nonni ed equiparati, come ad esempio i suoceri, quando chi richiede l’assegno sia un piccolo coltivatore diretto;
  • i familiari di cittadini stranieri che hanno la residenza in uno di quei paesi con i quali sono state sottoscritte convenzioni in materia di maltrattamenti in famiglia.

Ma cosa succede quando il nucleo familiare si disgrega per via della separazione? Vediamo nel paragrafo successivo cosa prevede la legge.

Assegni familiari e separazione dei coniugi

Quando due coniugi si separano, sorgono spesso problematiche che riguardano il mantenimento: in genere, chi tra i due è economicamente più debole si chiede se avrà diritto anche agli assegni familiari.

Va chiarito innanzitutto che mantenimento e assegni familiari sono due strumenti tra loro distinti: l’assegno di mantenimento è la quota del contributo stabilito in sede di separazione per far fronte ai bisogni ordinari (si pensi alle spese per vitto, alloggio, abbigliamento) dei figli o del coniuge economicamente più debole. Gli assegni familiari, come abbiamo detto, sono una prestazione erogata dallo Stato e non possono essere considerati parte del mantenimento dovuto.

La legge ha previsto che, in caso di separazione e divorzio, gli assegni familiari percepiti per i figli spettano al coniuge collocatario, cioè al genitore con cui i figli convivono (solitamente, la madre), anche se il diritto a percepirli deriva dalla posizione lavorativa dell’altro coniuge [1]. Ciò significa, quindi, che il genitore non affidatario titolare degli assegni familiari dovrà versarli all’altro coniuge in aggiunta all’assegno di mantenimento e a prescindere dall’ammontare di quest’ultimo.

Sulla questione, si è pronunciata anche la Suprema Corte di Cassazione, la quale ha affermato il principio in base al quale il diritto spetta al genitore collocatario indipendentemente dal fatto che gli assegni familiari siano percepiti in relazione al rapporto di lavoro dell’altro coniuge [2].

Facciamo un esempio pratico.

Tizio si è separato dalla moglie Caia. Il giudice ha stabilito la collocazione dei figli presso Caia. In questo caso, Tizio dovrà corrisponderle gli assegni familiari poiché convive con i figli. Se gli assegni vengono invece percepiti direttamente da Caia, il giudice potrà detrarre la somma corrispondente da quella che Tizio dovrà versare per il mantenimento.

In sede di separazione, tuttavia, è possibile che i coniugi si accordino in modo diverso stabilendo, ad esempio, un assegno di mantenimento che comprenda anche la somma percepita a titolo di assegni familiari.

Mancato versamento degli assegni familiari: cosa si rischia?

Cosa succede se il genitore che percepisce gli assegni per via della sua posizione lavorativa non li versa al coniuge collocatario? Ebbene, devi sapere che chi trattiene gli assegni familiari che andrebbero versati al genitore convivente con i figli minori commette il reato di appropriazione indebita [3], fattispecie che punisce la condotta di chi, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria del denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso. La pena prevista dal Codice penale è la reclusione da due a cinque anni e la multa da mille a tremila euro.

Il genitore avente diritto, quindi, potrà sporgere querela alla Procura della Repubblica, oltre ad agire anche in sede civile per ottenere il rimborso degli assegni non versati dall’altro genitore.


note

[1] Art. 211, L. n. 151 del 19.05.1975.

[2] Cass. sent. n. 12770 del 2013.

[3] Art. 646 cod. pen.


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