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Risarcimento danni morali da reato: a chi spetta? 

28 Maggio 2021 | Autore:
Risarcimento danni morali da reato: a chi spetta? 

Non solo la persona offesa, ma anche tutti gli altri danneggiati dall’illecito sono legittimati all’azione risarcitoria, in sede penale oppure civile.

Molti reati possono provocare un serio danno morale alla vittima, per le sofferenze patite in conseguenza dell’illecito. Ma spesso il pregiudizio coinvolge anche il coniuge, i familiari e, talvolta, l’attività imprenditoriale o commerciale svolta dal danneggiato. La platea dei soggetti coinvolti nella vicenda è, dunque, piuttosto ampia. A chi spetta il risarcimento dei danni morali da reato? 

Ogni reato ha una sua “vittima designata”, che tecnicamente si qualifica come persona offesa: è il soggetto titolare del bene giuridico protetto dalla norma che è stata violata. C’è una profonda differenza tra la persona offesa e i danneggiati civili dal reato: ad esempio, in un omicidio stradale a fronte di un’unica vittima c’è un ampio novero di parenti (coniuge, figli, genitori, nonni, ecc.) che possono essere danneggiati da quel triste evento. In altri casi, invece, la persona offesa coincide con il danneggiato “principale”, come nel reato di diffamazione, ma possono esserci altri soggetti che hanno subito un pregiudizio morale e aspirano ad ottenere un ristoro economico. 

Per capire a chi spetta il risarcimento dei danni morali da reato dobbiamo anche tenere presente che il processo penale serve essenzialmente ad accertare la colpevolezza o meno dell’imputato, mentre le conseguenze civili del reato sono “accessorie”: spetta al danneggiato scegliere se esercitare l’azione risarcitoria costituendosi parte civile nel processo penale oppure instaurare un autonomo giudizio civile. In entrambi i casi, la giurisprudenza ammette tutti i danneggiati al risarcimento del danno morale, purché esso venga dimostrato nella sua consistenza e sia accertata la derivazione causale dal reato commesso.

Risarcimento danni derivanti da reato

La legge [1] dispone che «ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui», come i genitori per i reati commessi dai figli minorenni ed imputabili.

Si apre così il capitolo delle conseguenze civili del reato, che comportano l’obbligo del risarcimento – ma anche delle restituzioni dei proventi illeciti, come il maltolto ottenuto con una truffa – da parte di colui che, con sentenza di condanna, verrà ritenuto l’autore dell’illecito nei confronti delle vittime.

Risarcimento danno morale da reato

I danni risarcibili in conseguenza di un reato accertato sono, essenzialmente, di due tipi: patrimoniali e non patrimoniali. Il danno morale rientra nella categoria dei danni non patrimoniali [2], perché riguarda il perturbamento psicologico derivato dalla commissione del reato.

Il danno morale può consistere in vari stati di sofferenza, angoscia, dolore, patema d’animo e, in generale, comprende tutte le alterazioni derivanti dall’offesa patita dal soggetto, come il pregiudizio alla reputazione provocato da una diffamazione.

Una volta dimostrato il nesso di causalità tra il danno morale ed il reato che lo ha provocato – è indispensabile che vi sia uno stretto rapporto di causa ad effetto [3] – la quantificazione dell’importo avviene in via equitativa da parte del giudice [4], che solitamente si avvale di apposite tabelle per la personalizzazione al caso concreto (leggi “A quanto ammonta il risarcimento per danni morali“).

Danno morale: spetta a chi non è persona offesa? 

Una recente pronuncia della Cassazione [5] ha riconosciuto che il danno morale spetta anche a chi non è qualificabile come persona offesa dal reato [6], se risulta che ha comunque subito un pregiudizio dalla condotta illecita. 

La Suprema Corte afferma che «l’individuazione della persona offesa non esaurisce l’individuazione di ogni possibile danneggiato civile dal reato, dovendo quest’ultimo essere accertato con riferimento al caso concreto».

Gli Ermellini sottolineano che «il soggetto danneggiato dal reato è ogni soggetto che dal reato nel caso concreto abbia subito un danno», ampliando così notevolmente il novero di coloro che possono essere ammessi al risarcimento.

Danni morali da reato: come ottenere il risarcimento

La legge [7] riconosce a tutti i danneggiati – e non solo alla persona offesa – il diritto di esercitare l’azione civile nel processo penale, costituendosi parte civile. L’unico limite è che l’azione in sede penale è alternativa a quella proponibile in sede civile: non è, cioè, possibile proporle entrambe contemporaneamente (e se lo si è fatto occorre rinunciare a una delle due).

Per costituirsi parte civile è necessaria l’assistenza di un avvocato, che redigerà un apposito atto, da depositare al giudice penale prima dell’inizio del dibattimento (o dell’udienza preliminare, se la sua celebrazione è prevista per quel reato).

Se il processo si concluderà con una sentenza di condanna nei confronti dell’imputato, il giudice in sentenza riconoscerà la spettanza del risarcimento dei danni morali ai danneggiati costituitisi parte civile, e potrà anche determinarne l’ammontare, oppure rimettere al giudice civile l’esatta quantificazione.


note

[1] Art. 185 Cod. pen.

[2] Art. 2059 Cod. civ.

[3] Art. 1223 Cod. civ.

[4] Art. 1226 Cod. civ.

[5] Cass. ord. n. 14453/2021.

[6] Art. 90 Cod. proc. pen.

[7] Art. 74 Cod. proc. civ.


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