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Prelievi dal conto corrente del defunto

7 Settembre 2021 | Autore:
Prelievi dal conto corrente del defunto

Chi deve comunicare il decesso del titolare alla banca? Che succede se qualche erede ritira dei soldi prima della successione?

Ci sono delle situazioni a cui non si pensa finché non toccano da vicino. Effettuare dei prelievi dal conto corrente del defunto è una di queste (sperando tocchi tutti da vicino il più tardi possibile).

Quando un parente viene a mancare, una delle prime incombenze burocratiche da assolvere è quella del suo conto in banca. Se l’istituto non viene informato del decesso, un altro familiare può presentarsi in filiale e prelevare delle somme, anche un po’ per volta. L’operatore allo sportello non potrebbe rifiutarsi, poiché ignaro del fatto che il titolare del conto non c’è più. D’altronde, non è compito suo informarsi su questa circostanza, non è che ogni volta che un parente si presenta per prelevare per conto di un genitore anziano deve chiedere come va la sua salute e se è vivo o morto. Così come non è obbligato a chiamare l’ufficio anagrafe del Comune per sapere se, per caso, è stato fatto un certificato di morte a nome suo.

Tocca agli eredi, dunque, comunicare alla banca il decesso. A quel punto, l’istituto di credito blocca il deposito affinché non sia possibile fare dei prelievi dal conto corrente del defunto finché non ci sarà la successione. Nel caso in cui, però, qualcuno si sia già presentato per portare via qualche somma, che succede? La banca ha qualche responsabilità? Che cosa si può pretendere?

Conto corrente del defunto: cosa fare dopo il decesso

Spetta agli eredi comunicare alla banca il decesso del titolare del conto corrente. Pertanto, una delle prime cose da fare, compatibilmente con le circostanze di una grave perdita in famiglia, è quella di far sapere all’istituto di credito del decesso del familiare. Non occorre recarsi fisicamente in filiale, anche perché sono momenti piuttosto complicati sia dal punto di vista pratico sia da quello emotivo: lo si può fare via Pec (posta elettronica certificata) oppure via fax o tramite raccomandata a/r.

In quel momento, la banca provvede a bloccare il conto in modo che nessuno possa più disporre di un solo centesimo di quanto depositato finché non ci sarà la successione. Niente prelievi dal conto del defunto, sia dallo sportello sia dal Bancomat, niente uso della carta di credito. Nella maggior parte dei casi, però, la banca dà la possibilità di prelevare quanto necessario per pagare le spese funebri, sempre che tutti gli eredi siano d’accordo e uno di loro venga autorizzato dagli altri a fare l’operazione. Sono, inoltre, consentiti i pagamenti domiciliati (ad esempio, le utenze o l’abbonamento a qualche servizio) o altri versamenti periodici come le spese per l’affitto.

Conto corrente del defunto: perché viene bloccato?

Il fatto di bloccare il conto corrente del defunto subito dopo il decesso non risponde a un dispetto o ad un ostacolo messo a tutti costi e senza senso. Si tratta di una mossa prevista dalla legge per evitare che qualche erede attinga ai soldi depositati all’insaputa degli altri e si crei un tesoretto sottraendo al resto degli eredi una parte di ciò che spetta a tutti.

Può succedere che uno dei figli con delega alle operazioni bancarie per conto del genitore titolare del conto corrente si presenti in banca per fare dei prelievi. Se ciò accade prima della dichiarazione di successione, il figlio in questione può essere citato in tribunale ed essere costretto a restituire i soldi più gli interessi.

Conto corrente del defunto: cosa si rischia a fare dei prelievi?

Non si tratta solo di dover restituire i soldi ritirati con i relativi interessi. Fare dei prelievi dal conto corrente del defunto significa anche commettere reato ai danni degli eredi, ovvero ai legittimi titolari.

E la banca? Rischia qualcosa? Secondo la Cassazione, no. Il ragionamento della Suprema Corte è il seguente: se un parente del defunto ha una delega per operare sul conto, l’istituto bancario è tenuto ad equiparare la sua firma con quella del delegante, cioè del titolare. Quindi, la banca non può chiedere alcunché di fronte alla richiesta di prelievo. Ciò non toglie, però, che il delegato possa fare l’operazione: resta vietato mettere le mani sul deposito in banca senza il consenso degli altri eredi e fino alla dichiarazione di successione.

Conto corrente del defunto: quando è possibile prelevare?

Per poter prelevare dal conto corrente del defunto deve passare un certo tempo e sono necessari alcuni passaggi. Nello specifico, dopo aver comunicato il decesso del familiare alla banca con le modalità sopra citate, bisogna:

  • accettare l’eredità, al fine di avere la certezza di chi sono tutti gli eredi;
  • presentare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di successione;
  • portare in banca una copia della dichiarazione di successione registrata al Fisco;
  • chiedere all’istituto di credito il conteggio e il documento riepilogativo per tutti gli eredi di tutte le posizioni intestate al defunto alla data del decesso.

A quel punto, il conto viene sbloccato e gli eredi possono disporre del denaro depositato, prelevando la parte che corrisponde a ciascuno.

Conto corrente del defunto: che succede se è cointestato?

Può anche capitare che il defunto non avesse delegato una persona ad operare sul suo conto corrente ma che insieme abbiano deciso di cointestarlo. In questo caso, le cose cambiano. Resta per gli eredi il divieto di mettere le mani dove non devono prima della dichiarazione di successione. Ma, una volta ottenuta, non potranno pretendere il 100% dei soldi depositati, bensì dovranno dividersi il 50% del denaro, ovvero la parte che era a disposizione del defunto. L’altro 50% resta al cointestatario del conto. Il quale, però, non sempre può disporre subito dei soldi.

Occorre distinguere tra il conto cointestato a firma congiunta o a firma disgiunta. Nel primo caso, le operazioni possono essere effettuate solo con il consenso di entrambi gli intestatari. Di conseguenza, se uno dei due viene a mancare e quel 50% passa nelle mani degli eredi, il conto viene bloccato. Per sbloccarlo, valgono le regole sopra citate: solo dopo la dichiarazione di successione ciascuno potrà disporre della propria parte.

Sul conto a firma disgiunta, invece, il cointestatario superstite avrebbe in teoria la possibilità di operare sui soldi depositati, ma solo sulla parte che gli corrisponde. Di norma, per evitare contestazioni da parte degli eredi, la banca provvede a bloccare l’intero conto, anche se tale mossa potrebbe essere contestata in tribunale.



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3 Commenti

  1. “Nel caso in cui il deposito bancario sia intestato a più persone, con facoltà per le medesime di compiere – sino all’estinzione del rapporto – operazioni attive e passive anche disgiuntamente, si realizza una solidarietà dal lato attivo dell’obbligazione, che sopravvive alla morte di uno dei contitolari. Deriva da quanto precede, pertanto, che il contitolare ha diritto di chiedere, anche dopo la morte dell’altro, l’adempimento dell’intero saldo del libretto di deposito a risparmio e l’adempimento così conseguito libera la banca verso gli eredi dell’altro contitolare” (Cass. 15231/2002; Cass. 12385/2014).

    1. Buongiorno posso domandarLe cosa intenda per “l’adempimento dell’intero saldo del libretto di deposito a risparmio”?
      Il contitolare a firma disgiunta potrebbe ritirare dal conto l’intera somma? Grazie per l’eventuale risposta.

      Cordialità

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