Diritto e Fisco | Articoli

Odori molesti del vicino: come tutelarsi?

5 Giugno 2021
Odori molesti del vicino: come tutelarsi?

Una nuova pizzeria, aperta vicino casa mia, produce degli odori acidi di fritture. Durante l’estate, non permette di tenere più le finestre aperte come invece da abitudine ormai da tre generazioni si usava fare. Come intervenire?

Secondo quanto stabilito dall’art. 844 del Codice civile, il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.

Nell’applicare questa norma, l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze di lavoro, proprie del ristoratore, con le ragioni della proprietà.

Questo articolo mira a tutelare la proprietà nella sua pienezza, con riferimento alle multiformi esigenze di vita e di piena fruibilità del bene e non dunque solo alla tutela della salute in quanto tale (Cassazione civile, sez. II, 02/04/2015, n. 6786).

Nel Suo caso, in cui le unità immobiliari siano soggette a destinazioni differenti, a un tempo ad abitazione e ad esercizio commerciale, il criterio dell’utilità sociale, cui è informato l’articolo 844 citato, impone di graduare le esigenze in rapporto alle istanze di natura personale ed economica dei soggetti coinvolti, privilegiando, alla luce dei principi costituzionali le esigenze personali di vita connesse all’abitazione, rispetto alle utilità meramente economiche inerenti all’esercizio di attività commerciali.

Pertanto, in astratto, potrebbe sussistere il Suo diritto di porre fine a quegli odori molesti.

Fatta questa premessa, nel Suo caso, il problema si sostanzia nella misurabilità degli odori, per stabilire se superi la normale tollerabilità prevista dalla legge per ottenere la cessazione di quei fatti.

Tuttavia, mentre per i rumori o anche i gas esistono degli strumenti tecnici per la misurazione dei quantitativi tecnici e, quindi, per la verificazione scientifica della tollerabilità, per gli odori da cucina tale strumentazione non esiste, perché non percepibile da nessun macchinario.

Pertanto, la valutazione del giudice non potrà che essere soggettiva, e portare ad un’incertezza di riuscita dell’eventuale azione legale da intraprendere nei confronti dei disturbatore.

Quello che Le posso consigliare inizialmente è di chiamare i vigili più volte e in giorni magari ravvicinati affinché possano verificare l’intollerabilità delle esalazioni, nonché la continuità delle stesse. In questo caso, sarebbero costretti a redigere una relazione di servizio.

In più, sarebbe opportuno nominare un perito che valuti la situazione e le relazioni, in base all’esperienza maturata sul campo, se quegli odori possano essere considerati come intollerabili. Queste due prove, unitamente alle testimonianze di altri vicini, potrebbero sicuramente agevolare il buon esito di una causa. In questo caso, si potrà agire con un’azione negatoria, così come prevista dall’art. 949 del Codice civile che stabilisce la possibilità per il proprietario, se sussistono anche turbative o molestie, di chiedere che se ne ordini la cessazione, oltre la condanna al risarcimento del danno.

Inoltre, si potrà agire a livello penale poiché la contravvenzione prevista dall’art. 674 del codice penale è configurabile anche nel caso di “molestie olfattive” a prescindere dal soggetto emittente (fattispecie relativi ad odori di fritto e sugo provenienti dalla cucina di un condomino) (Cassazione penale, sez. III, 22/11/2016, n. 14467).

Una volta acquisite queste prove, potrà procedere, quindi, con una lettera di messa in mora, a firma di un legale e, in caso di esito negativo, con un giudizio civile e un’eventuale querela-denuncia in Procura.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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