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Richiesta di sesso al minore: non c’è induzione alla prostituzione

16 Aprile 2014 | Autore:
Richiesta di sesso al minore: non c’è induzione alla prostituzione

Sesso con un minore in cambio di soldi: non è induzione alla prostituzione se il soggetto chiede al minore di fare sesso solo con lui e non anche con altre persone.

 

Colui che offre denaro o altri beni (ad esempio ricariche telefoniche, abiti) ad un minore allo scopo di ottenere un rapporto sessuale non commette il reato di induzione alla prostituzione minorile.

È quanto ha stabilito la Cassazione in una recente sentenza [1]. In particolare, la Corte non ha ritenuto colpevole del reato di induzione alla prostituzione un uomo per il fatto di aver convinto tre minori a consumare con lui dei rapporti sessuali in cambio di alcune decine di euro.

In base al codice penale [2], commette il reato di induzione alla prostituzione minorile chiunque:

– recluti o induca alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto;

– favorisca, sfrutti, gestisca, organizzi o controlli la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto o ne tragga profitto in qualsiasi modo.

Tale reato è punito con la reclusione da 6 a 12 anni e con la multa da 15.000 a 150.000  euro.

Secondo la Suprema Corte, affinché si possa parlare di induzione alla prostituzione minorile, è necessario che il soggetto spinga il minore ad avere rapporti sessuali non solo con se stesso, ma anche con altre persone: basterebbe, a tal fine, solo un’altra persona diversa da lui.

Qualora ciò non si verifichi, non si potrà parlare di induzione alla prostituzione, bensì di atti sessuali con minorenne: reato punito con una pena ben più blanda (da 1 a 6 anni di carcere, oltre alla multa da 1.500 a 6.000, per chi che compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o altri beni, anche solo promessi [3]).

Mentre la prostituzione dei maggiorenni è lecita, quella minorile è vietata in quanto si presume che i minori non abbiano ancora la capacità di comprendere le implicazioni di una simile scelta. Il mancato completamento del processo di maturità rende il minore vittima per definizione, non in grado di gestire le pressioni mentali cui è sottoposto da chi ne desidera il corpo. È questo il ragionamento che porta a sostenere che il minore non compie una scelta libera e pertanto ha necessità di maggiore tutela.


note

 [1] Cass., sent. n. 16207 del il 14.04.2014.

[2] Art. 600 bis, c. 1, cod. pen.

[3] Art. 600 bis, c. 2, cod. pen.

Autore immagine: 123rf.com


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