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Incapacità a testimoniare: Cassazione

28 Maggio 2021
Incapacità a testimoniare: Cassazione

Chi non può testimoniare in un processo civile: le ultime sentenze della giurisprudenza. 

Indice

Nullità della testimonianza per incapacità a deporre: tempi di proposizione dell’eccezione

Poiché la eccezione di nullità della testimonianza per incapacità a deporre deve essere sollevata immediatamente dopo l’escussione del teste ovvero, in caso di assenza del procuratore della parte all’incombente istruttorio, entro la successiva udienza, restando, in mancanza, sanata, non assume rilievo che la parte abbia preventivamente formulato, ai sensi dell’articolo 246 del codice di procedura civile, un’eccezione d’incapacità a testimoniare, che non include l’eccezione di nullità della testimonianza comunque ammessa e assunta nonostante la previa opposizione.

(Nella specie, ha osservato la Suprema corte, il mezzo di impugnazione si limita semplicemente a riferire di avere sollevato l’eccezione di incapacità del teste indicato nelle memorie istruttorie di cui all’articolo 183, comma 6, del codice di procedura civile, ma omette di riferire se sia stata anche reiterata in sede di precisazione delle conclusioni in primo grado, di guisa che in assenza di tale riproposizione, la avvenuta sanatoria non può ritenersi suscettibile di essere poi messa in discussione per effetto della successiva deduzione della incapacità come motivo di appello).

Cassazione civile sez. II, 12/02/2021, n.3685

Il testimone che abbia vincoli di parentela con una delle parti non è per forza inattendibile

In tema di prova testimoniale non esiste alcun principio di necessaria inattendibilità del testimone che abbia con una delle parti processuali un vincolo di parentela o coniugale, non potendo l’attendibilità degli stessi essere esclusa aprioristicamente, senza altri elementi da cui il giudice possa desumere la perdita di credibilità.

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2021, n.2295

Intermediazione mobiliare e incapacità a testimoniare

In tema di intermediazione mobiliare, non importa incapacità a testimoniare ex art. 246 c.p.c. per i dipendenti dell’intermediario la circostanza che quest’ultimo, evocato in giudizio da un risparmiatore, potrebbe convenirli in garanzia nello stesso giudizio per essere responsabili dell’operazione che ha dato origine alla controversia, poiché le due cause, anche se proposte nello stesso giudizio, si fondano su rapporti diversi ed i dipendenti hanno un interesse solo riflesso ad una determinata soluzione della causa principale, che non li legittima a partecipare al giudizio promosso dal risparmiatore, in quanto l’esito di questo, di per sé, non è idoneo ad arrecare ad essi pregiudizio.

Cassazione civile sez. I, 31/08/2020, n.18121

L’amministratore di una società è incapace a testimoniare soltanto nel processo in cui rappresenti la società medesima

In tema di prova per testimoni, l’amministratore di una società è incapace a testimoniare soltanto nel processo in cui rappresenti la società medesima, non potendo assumere contemporaneamente la posizione di parte e di teste, ovvero se nella causa abbia un interesse attuale e concreto, che potrebbe legittimarne la partecipazione al giudizio, e non già meramente ipotetico, quale quello relativo ad una sua eventuale responsabilità verso la società

Cassazione civile sez. VI, 10/06/2020, n.11011

Deposizione testimoniale: eccezione di incapacità a deporre

In tema di deposizione testimoniale, l’eccezione di incapacità a deporre, sollevata – nel rispetto della previsione di cui all’art. 157, comma 2, c.p.c. – all’esito dell’escussione del testimone, deve intendersi come idonea proposizione di un’eccezione di nullità della prova assunta. 

Cassazione civile sez. III, 06/05/2020, n.8528

Differenze tra la capacità a testimoniare e la valutazione sull’attendibilità del teste

La capacità a testimoniare differisce dalla valutazione sull’attendibilità del teste, operando la valutazione su piani diversi, atteso che l’una, ai sensi dell’art. 246 c.p.c., dipende dalla presenza in un interesse giuridico (non di mero fatto) che potrebbe legittimare la partecipazione del teste al giudizio, mentre la seconda afferisce alla veridicità della deposizione che il giudice deve discrezionalmente valutare alla stregua non solo di elementi di natura oggettiva (la precisione e completezza della dichiarazione, le possibili contraddizioni, ecc.) ma anche di carattere soggettivo (la credibilità della dichiarazione in relazione alle qualità personali, ai rapporti con le parti ed anche all’eventuale interesse ad un determinato esito della lite), con la precisazione che anche uno solo degli elementi di carattere soggettivo, se ritenuto di particolare rilevanza, può essere sufficiente a motivare una valutazione di inattendibilità

Cassazione civile sez. II, 17/02/2020, n.3849

Differenza tra capacità a testimoniare e valutazione sull’attendibilità del teste

La capacità a testimoniare differisce dalla valutazione sull’attendibilità del teste, operando le stesse su piani diversi, atteso che l’una, ai sensi dell’art. 246 c. p. c., dipende dalla presenza di un interesse giuridico (non di mero fatto) che potrebbe legittimare la partecipazione del teste al giudizio, mentre la seconda afferisce alla veridicità della deposizione che il giudice deve discrezionalmente valutare alla stregua di elementi di natura oggettiva (la precisione e completezza della dichiarazione, le possibili contraddizioni, ecc.) e di carattere soggettivo (la credibilità della dichiarazione in relazione alle qualità personali, ai rapporti con le parti ed anche all’eventuale interesse ad un determinato esito della lite), con la precisazione che anche uno solo degli elementi di carattere soggettivo, se ritenuto di particolare rilevanza, può essere sufficiente a motivare una valutazione di inattendibilità.

Cassazione civile sez. II, 09/08/2019, n.21239

Incapacità a testimoniare della vittima del sinistro stradale: attualità dell’interesse ad intervenire

Un soggetto trasportato che ha subito danni in seguito ad un sinistro stradale è ritenuto sempre incapace a testimoniare, ai sensi dell’art. 246 c.p.c., nel giudizio intercorrente tra il conducente e il terzo responsabile. La vittima chiamata a deporre, infatti, è in tal caso astrattamente titolare di un interesse giuridicamente rilevante all’esito della lite, tale da giustificarne l’intervento, quand’anche abbia già ottenuto il risarcimento.

La vittima di un incidente stradale, pure se già risarcita, risulta incapace a testimoniare nel giudizio che pende tra un’ulteriore vittima ed il responsabile. Il danneggiato in un sinistro, infatti, ha sempre un interesse giuridico, e non di mero fatto, all’esito del contenzioso introdotto da un’altra vittima contro un soggetto potenzialmente responsabile verso il testimone.

Nei giudizi sulla responsabilità civile derivante dalla circolazione stradale il terzo trasportato è incapace a deporre, ai sensi dell’art. 246 c.p.c., quando abbia riportato danni in conseguenza del sinistro.

Cassazione civile sez. VI, 17/07/2019, n.19121

Riproposizione dell’eccezione di nullità della deposizione del teste incapace

Ove l’eccezione di nullità della deposizione del teste incapace, tempestivamente proposta, non sia stata neanche presa in esame dal giudice avanti al quale la prova è stata espletata, la stessa deve essere formulata con apposito mezzo di gravame avanti al giudice d’appello, ovvero, se sollevata dalla parte vittoriosa in primo grado, da questa riproposta poi nel giudizio di gravame a norma dell’art. 346 c.p.c., dovendosi in caso contrario la medesima eccezione ritenersi rinunciata, con conseguente sanatoria della nullità stessa per acquiescenza, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento.

Cassazione civile sez. VI, 10/04/2019, n.10120

Coniuge in regime di comunione legale dei beni: l’incapacità a testimoniare nelle controversie in cui sia parte l’altro coniuge va verificata caso per caso

In tema di incapacità del coniuge in regime di comunione legale a testimoniare nelle controversie in cui sia parte l’altro coniuge, non è configurabile, nell’ordinamento vigente, un generale divieto di testimonianza, dovendosi invece verificare di volta in volta la natura del diritto oggetto della controversia, avuto anche riguardo al carattere di norme di stretta interpretazione sull’incapacità a testimoniare, che introducono una deroga al generale dovere di testimonianza. In caso di regime di comunione di beni fra i coniugi, qualora sia promossa una controversia da parte di uno di essi per l’attribuzione di un bene destinato a incrementare il patrimonio comune, l’altro coniuge, pur non avendo la qualità di litisconsorte necessario, s trova in una condizione di incapacità a testimoniare, ai sensi dell’articolo 246 del codice di procedura civile, stante la sua facoltà di intervenire nel processo.

Cassazione civile sez. II, 04/04/2019, n.9399

La nullità della deposizione testimoniale per incapacità del teste va tempestivamente dedotta altrimenti viene sanata

La nullità della deposizione testimoniale resa da persona incapace deve essere eccepita subito dopo l’espletamento della prova, anche quando l’incapacità sia stata eccepita prima dell’assunzione, atteso che le disposizioni limitative della capacità dei testi a deporre, non costituendo norme di ordine pubblico, sono dettate nell’esclusivo interesse delle parti che possono pertanto del tutto legittimamente rinunciare anche tacitamente alla relativa eccezione, facendo acquiescenza al provvedimento di rigetto dell’eccezione come nel caso in cui la stessa non sia riproposta in sede di precisazione delle conclusioni.

Cassazione civile sez. VI, 12/03/2019, n.7095

Testimonianza resa da persona incapace: eccezione di nullità

La nullità della testimonianza resa da persona incapace, per la incompatibile coesistenza, in essa, della qualità di parte, anche virtuale, e di testimone, essendo posta a tutela dell’interesse delle parti, è configurabile come nullità relativa e, in quanto tale, deve essere eccepita subito dopo l’assunzione della prova, rimanendo altrimenti sanata ai sensi dell’articolo 157, secondo comma, del codice di procedura civile; qualora detta eccezione venga respinta, l’interessato ha l’onere di riproporla in sede di precisazione delle conclusioni e nei successivi atti di impugnazione, dovendosi altrimenti ritenere rinunciata, con conseguente sanatoria della nullità per acquiescenza, rilevabile d’ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo.

Cassazione civile sez. III, 30/01/2019, n.2535

Controversia instaurata dal terzo trasportato mediante azione diretta: testimonianza dei soggetti coinvolti nel sinistro

Nella controversia instaurata dal terzo trasportato mediante azione diretta ex art. 141 del d.lgs. n. 209 del 2005 non sono incapaci a testimoniare i soggetti coinvolti nel sinistro, ove la compagnia di assicurazioni del trasportante, chiamata a risarcire direttamente il terzo trasportato, non abbia messo in discussione l’incidente quanto al suo reale accadimento in danno dell’attore. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva dichiarato l’incapacità dei testi per il solo fatto che erano parti coinvolte nel sinistro, senza comparare il loro interesse al giudizio con quello dell’attrice, terza trasportata, correlato al solo onere di provare la riconducibilità causale delle lesioni lamentate all’occorso, per essere il sinistro indiscusso quanto al suo accadimento).

Cassazione civile sez. III, 18/01/2019, n.1279

Valutazione della testimonianza dei parenti della parte

In tema di prova testimoniale, l’insussistenza, per effetto della decisione della Corte cost. n. 248 del 1994, del divieto di testimoniare sancito per i parenti dall’art. 247 c.p.c. non consente al giudice di merito un’aprioristica valutazione di non credibilità delle deposizioni rese dalle persone indicate da detta norma, ma neppure esclude che l’esistenza di uno dei vincoli in essa indicati possa, in concorso con ogni altro utile elemento, essere considerato dal giudice di merito – la cui valutazione non è censurabile in sede di legittimità, ove motivata – ai fini della verifica della maggiore o minore attendibilità delle deposizioni stesse.

Cassazione civile sez. VI, 04/01/2019, n.98

Incapacità a testimoniare della persona fisica che per statuto abbia la rappresentanza legale della società

Il principio di inconciliabilità della veste di testimone con quella di parte, enunciato con riferimento alle persone fisiche, ha un portata minore per quel che concerne le persone giuridiche; conseguentemente, ferma restando l’incapacità a testimoniare della persona fisica che per statuto abbia la rappresentanza legale della società, la relativa eccezione di nullità della testimonianza deve essere proposta al più tardi dopo la sua assunzione o all’udienza successiva, in caso di mancata presenza del procuratore della parte interessata.

(Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza perché il giudice del merito aveva dedotto d’ufficio l’incapacità a testimoniare del rappresentante legale della società senza la necessaria e tempestiva eccezione della controparte).

Cassazione civile sez. II, 23/07/2018, n.19498

L’incapacità di un teste a deporre si verifica solo quando ha un interesse personale, attuale, concreto, che lo coinvolga nel rapporto controverso

L’incapacità a deporre prevista dall’articolo 246 del Cpc si verifica solo quando il teste è titolare di un interesse personale, attuale e concreto, che lo coinvolga nel rapporto controverso, alla stregua dell’interesse ad agire di cui all’articolo 100 del Cpc, tale da legittimarlo a partecipare al giudizio in cui è richiesta la sua testimonianza, con riferimento alla materia in discussione, non avendo invece rilevanza l’interesse di fatto a un determinato esito del processo, né un interesse, riferito ad azioni ipotetiche, diverse da quelle oggetto della causa in atto, proponibili dal teste medesimo o contro di lui, a meno che il loro collegamento con la materia del contendere non determini già concretamente un titolo di legittimazione alla partecipazione al giudizio.

Cassazione civile sez. I, 30/05/2018, n.13684



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