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Pedone imprudente viene investito da un’auto

28 Maggio 2021
Pedone imprudente viene investito da un’auto

Incidenti stradali: la responsabilità per l’investimento del passante distratto ricade sempre sull’automobilista se l’altrui negligenza può essere prevista. 

Non perché un pedone pone un comportamento imprudente non va risarcito in caso di investimento. L’automobilista ha l’obbligo di prevedere e anticipare le altrui condotte avventate, salvo solo quelle talmente sconsiderate da non rientrare nella normale prevedibilità. 

A chiarire questi importanti principi è stata la Cassazione che, con una recente sentenza [1], ha spiegato come funziona la responsabilità in caso di pedone imprudente che viene investito da un’auto.

La questione si pone sempre negli stessi termini: nel caso di lesioni procurate a un passante che attraversa la strada avventatamente, fino a dove sussiste l’obbligo del conducente di far di tutto per evitarlo? Indubbio che, in un centro urbano, si debba moderare la velocità per preservare la sicurezza dei cittadini, anche di quelli più distratti. Ma laddove sia il pedone, con la propria negligenza, a causare l’incidente, l’obbligo dell’automobilista di intuire le altrui violazioni del Codice della strada ed evitare impatti può trovare un limite? Si pensi al passante che attraversa fuori della strisce con il cellulare in mano o facendo footing, perciò con una velocità tale da non essere visto immediatamente. 

A stabilire se, in caso di pedone imprudente che viene investito da un’auto, la responsabilità sia del conducente o del pedone stesso è sicuramente il giudice che valuta, caso per caso, in base alle circostanze concrete quali sono state le condotte poste in essere dalle parti. Il principio sancito dalla Cassazione è molto rigido e non lascia ampi margini di manovra per l’automobilista.

La Corte ha chiarito che «l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui purché questo rientri nei limiti della prevedibilità». Si legge, infatti, nella sentenza in commento che l’obbligo di moderare adeguatamente la velocità, in relazione alle caratteristiche del veicolo e alle condizioni ambientali, va inteso nel senso che il conducente deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione. Ciò che va valutato nella specifica situazione di fatto non è soltanto la ragionevole prevedibilità della condotta della vittima, ma anche la possibilità di porre in essere la manovra di emergenza necessaria ad evitare l’evento.

Tanto per fare un esempio, è normale attendersi che un pedone attraversi la strada fuori dalle strisce, per quanto tale condotta sia vietata dalla legge. E pertanto l’automobilista deve moderare la velocità laddove una situazione del genere sia prevedibile, come avviene appunto nei centri abitati oppure vicino alla stazione degli autobus e del traffico pedonale a esso connesso. Più improbabile che ciò succeda sulle strade extraurbane dove, in tali casi, l’investimento non potrà che essere addebitato allo stesso pedone, avendo posto una condotta sconsiderata, estranea a qualsiasi prevedibilità della logica comune.

A ciò si aggiunga che l’articolo 141 del Codice della strada stabilisce che «il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile». E così non può dubitarsi che fra gli ostacoli prevedibili vi sia – in determinate occasioni e strade – un pedone che attraversa la strada in un punto privo di strisce pedonali. 

La responsabilità dell’automobilista viene meno non solo laddove non è minimamente ipotizzabile che un pedone possa attraversare la strada (come appunto si è detto sopra, sulle strade statali, provinciali o comunque non urbane). Ciò vale anche quando la presenza del pedone si pone come ostacolo così improvviso e immediato da non poter essere schivato neanche con la massima diligenza; l’esempio è quello di colui che sbuca sul più bello dalle aiuole poste ai margini della carreggiata e si “butti” letteralmente sulla strada senza accorgersi che, a pochi metri di distanza, sta per arrivare un’automobile. Il conducente di quest’ultima quindi, pur andando a velocità moderata e conforme ai luoghi, e pur “conservando il controllo del proprio veicolo”, non potrà fare a meno di investire il pedone imprudente. Sicché, la responsabilità per le lesioni o l’omicidio di quest’ultimo non potrà ricadere sul conducente stesso. 

Non resta che concludere che la responsabilità per l’investimento del pedone imprudente ricade, in linea di massima, sull’automobilista il quale ne risponderà sicuramente penalmente mentre, per le conseguenze civili – ossia per il risarcimento del danno – sarà coperto dall’assicurazione nei limiti del massimale sottoscritto con la propria polizza. 


note

[1] Cass. sent. n. 20912/21.


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3 Commenti

  1. Ma sapete quanti pedoni spuntano all’improvviso e per giunta neppure in prossimità delle strisce pedonali? Si che l’automobilista deve stare sempre attento e verificare che non ci sia nessuno per strada e guardare da entrambi i lati senza correre come se fosse in Formula 1 però ci sono pedoni che attraversano correndo e tu non hai il tempo di capire cosa sta succedendo e di frenare prontamente

  2. Sicuramente, ci sono pedoni che ti ritrovi sulla strada senza capire da dove siano usciti fuori…ma ci sono tanti altri pedoni che usano la strada per fare la sfilata oppure che hanno gli occhi sullo smartphone anziché sulla strada senza guardare il comportamento delle auto in corsa.

  3. E se il pedone viene investito la colpa non è mica sempre dell’automobilista che deve per forza aver superato i limiti di velocità. Magari, basta un attimo di distrazione per cui il conducente non è riuscito a vedere il pedone che si è lanciato sulla strada per cui finisce per metterlo sotto. Questo articolo è molto chiaro e lo farei leggere a chi pensa il contrario

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