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Redditometro: qualsiasi prova del contribuente vale per vincere l’accertamento

16 aprile 2014


Redditometro: qualsiasi prova del contribuente vale per vincere l’accertamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 aprile 2014



A seguito dell’accertamento con il redditometro, il contribuente può fornire la prova contraria con qualsiasi mezzo a sua disposizione.

Prova anti-redditometro no limits per il contribuente a cui sia stato notificato l’avviso di accertamento.

Il redditometro è uno strumento che consente di imputare un maggior reddito al contribuente solo se, in sede di contraddittorio (davanti, cioè, all’Agenzia delle Entrate), sussistano, contro di lui, delle presunzioni gravi, precise e concordanti. Tuttavia, il contribuente può fornire, con qualsiasi mezzo, la dimostrazione che le spese da questi sostenute sono giustificate e documentate da redditi “in chiaro” e noti all’erario.

Insomma, il contribuente può utilizzare qualsiasi mezzo di prova a propria giustificazione e a supporto del fatto che le somme utilizzate per le spese “sospette” sono state, invece, regolarmente denunciate al fisco e hanno determinato lo scostamento dagli standard.

A dirlo è la Commissione Tributaria provinciale di Bari [1].

Insomma, è vero che il Fisco può determinare sinteticamente il maggior reddito imponibile sulla base del redditometro in presenza di elementi e circostanze di fatto certi che presuppongono la disponibilità di un corrispondente reddito, senza dover fornire ulteriori prove: poi, però, il contribuente può capovolgere la situazione, fornendo la prova dell’inesistenza della capacità reddituale.

Insomma, il redditometro ammette sempre la prova contraria, prova che può essere fornita con qualsiasi mezzo. Il contribuente dovrà cioè dimostrare che il suo reddito è sufficiente a mantenere la famiglia e a sostenere le spese correlati ai beni patrimoniali (casa, auto, rate mutuo, ecc.) intercettati dall’Agenzia delle Entrate per la determinazione del reddito presunto del contribuente stesso.

Non si può ammettere – dice la Commissione Tributaria – che il reddito venga determinato in maniera automatica a prescindere dalla effettiva capacità fiscale del soggetto sottoposto a verifica.

Del resto è la stessa Cassazione che, in passato [2], ha affermato che “l’effettiva capacità contributiva del contribuente non va individuata in base alla mera proprietà e provenienza dei beni stessi, bensì valutando le spese per il loro mantenimento (immobili) e manutenzioni (automezzi). Onere del contribuente sarà quello di dimostrare, in forza delle capacità finanziarie comunque disponibili, pur se derivati dai risparmi accumulati nel tempo, di poter congruamente fronteggiare i costi del proprio stile di vita, ovviamente a prescindere dalle risultanze del ricalcolo parametrico.

note

[1] CTP Bari, sent. n. 214/2013.

[2] Cass. sent. n.7408/2011.

Autore immagine: 123rf.com

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