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Quali prove può assumere il giudice d’ufficio?

28 Maggio 2021
Quali prove può assumere il giudice d’ufficio?

Potere dispositivo e inquisitorio nel processo civile: quando il giudice può ammettere testimoni, documenti per raggiungere la prova. 

Il processo civile è di tipo «dispositivo»: significa che il giudice decide solo sulla base delle prove presentate dalle parti, non potendo egli chiederne di altre né suggerire agli avvocati quali elementi portare a sostegno delle rispettive richieste. Il giudice, in altre parole, è un semplice arbitro e spettatore: si limita a prendere atto delle attività poste dalle parti e giudicare sulla base di esse soltanto. Solo eccezionalmente, il giudice esce fuori da tale funzione e può chiedere l’assunzione di specifiche prove? Quali prove può assumere il giudice d’ufficio? Di tanto parleremo a breve. 

Prima di entrare nel vivo del discorso, ricordiamo che proprio in questo aspetto si rivela la principale differenza tra il processo civile e quello penale. Se il primo, infatti, è improntato al principio dispositivo di cui abbiamo appena parlato, il secondo invece è retto dall’opposto principio «inquisitorio»: il magistrato, dunque, nell’intento di raggiungere la verità, può richiedere l’acquisizione delle prove ritenute essenziali per decidere. 

In questa sede, pertanto, escludendo appunto il processo penale dove si è visto che non vi è alcun limite all’assunzione delle prove d’ufficio da parte del giudice, ci occuperemo esclusivamente del processo civile. Ma procediamo con ordine. 

Quando il giudice può assumere prove d’ufficio?

Il potere del giudice civile di acquisire prove d’ufficio è riconosciuto solo in via eccezionale. Ciò succede essenzialmente in due casi: con riferimento a taluni aspetti del processo civile in generale e nel processo del lavoro.

Assunzione dei testimoni in generale 

Il giudice può disporre d’ufficio la prova testimoniale – stabilendo anche le domande da fare ai testi (ossia i cosiddetti «capitoli di prova») – quando le parti nell’esposizione dei fatti si sono riferite a persone che appaiono in grado di conoscere la verità (art. 281-ter cod. proc. civ.). 

Tale potere è ammesso solo se la conoscenza del fatto da parte del terzo si è palesata nel corso di una testimonianza e non anche quando la stessa emergeva già dalle allegazioni di una delle parti.

L’ammissione d’ufficio del teste di riferimento non è possibile quando la stessa finirebbe con il tradursi in una violazione del principio costituzionale di parità delle armi tra le parti, a vantaggio di una, già incorsa nella relativa decadenza istruttoria.

Un secondo caso di ammissione d’ufficio della prova testimoniale è previsto dall’articolo 257 del codice di procedura civile: è ammessa l’assunzione di nuovi testimoni ossia di persone indicate da altri testimoni a conoscenza dei fatti di causa (testimoni di riferimento o de relato). La norma stabilisce che «Se uno dei testimoni si riferisce, per la conoscenza dei fatti, ad altre persone, il giudice istruttore può disporre d’ufficio che esse siano chiamate a deporre.

Il giudice può anche disporre che siano sentiti i testimoni dei quali ha ritenuto l’audizione superflua o dei quali ha consentito la rinuncia; e del pari può disporre che siano nuovamente esaminati i testimoni già interrogati, al fine di chiarire la loro deposizione o di correggere irregolarità avveratesi nel precedente esame».

Richiesta d’informazioni alla Pubblica Amministrazione

L’articolo 213 del codice di procedura civile riconosce al giudice il potere di richiedere d’ufficio alla Pubblica Amministrazione le informazioni scritte relative ad atti e documenti dell’amministrazione stessa, che è necessario acquisire al processo.

Giuramento suppletorio ed estimatorio

Ai sensi dell’articolo 240 cod. proc. civ., nelle cause riservate alla decisione collegiale, il giuramento suppletorio può essere deferito esclusivamente dal collegio.

Il successivo art. 241 cod. proc. civ. stabilisce che «Il giuramento sul valore della cosa domandata può essere deferito dal collegio a una delle parti, soltanto se non è possibile accertare altrimenti il valore della cosa stessa. In questo caso il collegio deve anche determinare la somma fino a concorrenza della quale il giuramento avrà efficacia». 

Rinnovazione di prove

L’articolo 281 cod. proc. civ. riconosce al giudice, quando ne ravvisa la necessità, di disporre, anche d’ufficio, la riassunzione davanti a sé di uno o più mezzi di prova. Ciò succede ad esempio quando il magistrato, all’atto della decisione, ritenga di dover risentire un testimone.

Lo stesso potere è riconosciuto al giudice d’appello dall’art. 356 cod. proc. civ.

Ispezione sulle parti o su terzi

L’art. 118 cod. proc. civ. prevede la possibilità di ispezione sulle parti o su terzi oppure sulle cose in loro possesso. In particolare, «Il giudice può ordinare alle parti e ai terzi di consentire sulla loro persona o sulle cose in loro possesso le ispezioni che appaiano indispensabili per conoscere i fatti della causa, purché ciò possa compiersi senza grave danno per la parte o per il terzo, e senza costringerli a violare uno dei segreti previsti negli articoli 351 e 352 del codice di procedura penale».

Consulenza tecnica e interrogatorio

Il giudice, nell’ambito dei suoi poteri istruttori, può anche disporre la consulenza tecnica d’ufficio e l’interrogatorio libero delle parti che non sono mezzi di prova in senso stretto. Può inoltre suggerire alle parti di produrre documenti la cui rilevanza e utilità sia emersa in giudizio dalle loro allegazioni o argomentazioni.

Quanto alla consulenza tecnica d’ufficio (ctu) questa viene disposta dal giudice d’ufficio, anche se nella prassi ciò avviene spesso su sollecitazione di parte.

Poteri istruttori del giudice nelle cause di lavoro

Le cause di lavoro sono caratterizzate da un temperamento del principio dispositivo in favore del principio inquisitorio. Qui il giudice ha più ampi poteri di disporre l’acquisizione d’ufficio delle prove. 

La materia è regolata dall’articolo 421 cod. proc. civ. in base al quale il giudice «può disporre d’ufficio in qualsiasi momento l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio, nonché la richiesta di informazioni e osservazioni, sia scritte che orali, alle associazioni sindacali indicate dalle parti.  

Dispone, su istanza di parte, l’accesso sul luogo di lavoro, purché necessario al fine dell’accertamento dei fatti, e dispone altresì, se ne ravvisa l’utilità, l’esame dei testimoni sul luogo stesso.

Il giudice, ove lo ritenga necessario, può ordinare la comparizione delle parti, per interrogarle liberamente sui fatti della causa, anche di quelle persone che siano incapaci di testimoniare o a cui sia vietato».

Se la prova non è completamente raggiunta, il giudice ha il potere-dovere di provvedere d’ufficio agli atti istruttori che possano superare l’incertezza dei fatti costitutivi dei diritti in contestazione.

In ogni caso, l’esercizio dei poteri istruttori dipende da un giudizio di mera opportunità da parte del giudice. Trattandosi di un potere discrezionale, egli non ha l’obbligo di esercitarlo, dovendosi ritenere che abbia implicitamente considerato sufficienti le risultanze probatorie già acquisite.

L’esercizio di tali poteri non è condizionato da un’espressa richiesta delle parti; tuttavia, se li esercita, il giudice deve esplicitare le ragioni, così come deve essere motivata la scelta di non impiegarli nonostante l’istanza in tal senso avanzata dalla parte.

Quanto alla testimonianza, il giudice non può ammetterla d’ufficio ma può:

  • ridurre le liste testimoniali sovrabbondanti, anche durante l’assunzione della prova e anche con provvedimento implicito, mediante sospensione dell’esame testimoniale e chiusura dell’istruzione;
  • integrare la prova testimoniale;
  • assumere le testimonianze sul luogo di lavoro al quale ha disposto l’accesso.

Se risulta necessario per accertare i fatti, il giudice, su istanza di parte, può disporre l’accesso sul luogo di lavoro e l’esame dei testimoni sul luogo stesso.

In tema di prove documentali, il giudice può d’ufficio:

  • ordinare l’esibizione di documenti sufficientemente individuati;
  • indicare in ogni momento alle parti le irregolarità degli atti e dei documenti prodotti che possono essere sanate, assegnando un termine per provvedervi salvo gli eventuali diritti acquisiti.


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