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Chi è il proprietario di una strada vicinale?

8 Settembre 2021 | Autore:
Chi è il proprietario di una strada vicinale?

Esiste una differenza con la strada pubblica o privata? Chi si deve occupare della manutenzione? Quando può esservi vietato il passaggio?

Le vie del Signore sono infinite, si dice da sempre. Ma anche quelle dei Comuni non scherzano. Almeno per quanto riguarda le tipologie: a momenti, ci sono più tipi di strade che di modi per ordinare un caffè al bar. C’è la strada pubblica, quella privata ad uso pubblico, la strada privata non aperta al pubblico, la strada vicinale privata e quella pubblica, anche se non è del tutto pubblica. Ecco, di vie pubbliche e private si sente parlare spesso. Ma che cos’è una strada vicinale? E chi è il proprietario di una strada vicinale? Perché esistono strade vicinali private e pubbliche? E perché queste ultime non sono del tutto pubbliche? Qual è la differenza? Facciamo un po’ d’ordine.

Che cos’è una strada pubblica?

Secondo la normativa, per strada pubblica non si intende solo quella di proprietà di un Comune, di una Provincia, di una Regione o dello Stato ma anche la strada su cui sono consentiti il passaggio e l’utilizzo della collettività, cioè di un numero imprecisato di persone [1]. Significa che anche una strada di proprietà privata può essere considerata ad uso pubblico quando vi possono transitare delle persone che devono recarsi in un luogo aperto al pubblico (una scuola, un ufficio statale, ecc.).

Il concetto della strada pubblica, in questo modo, viene allargato a quelle vie non utilizzate da un gruppo ristretto di persone ma da un numero indeterminato di cittadini. Va distinto, quindi, il concetto di proprietà della strada (può essere di proprietà pubblica o privata) e di utilizzo.

Si parla di strade:

  • pubbliche, quando il transito è consentito a chiunque;
  • private: quando il passaggio è consentito ad un numero ridotto di persone, come ad esempio quella per accedere ad un condominio.

Che cos’è una strada vicinale?

Per strada vicinale si intende la strada di proprietà privata collocata fuori da un centro abitato e costituita da parte dei fondi appartenenti ai proprietari dei terreni che si affacciano sulla strada stessa o che da essa sono serviti. Significa, in altre parole, che le persone che possiedono quei terreni sono i proprietari della strada vicinale. Così ha stabilito la giurisprudenza, in mancanza di una normativa che ne dia una definizione precisa.

Ma, come abbiamo appena visto, una cosa è la proprietà di una strada e un’altra ben diversa è il suo utilizzo. Ecco perché anche la strada vicinale può essere ad uso pubblico o privato, a seconda che sia prevista o meno una servitù di passaggio pubblico a favore della collettività.

Si può immaginare, dunque, una strada vicinale in aperta campagna, asfaltata o meno, che appartiene e serve i proprietari dei terreni coltivati ma anche chiunque vi si trovi a transitare, ad esempio, per spostarsi da un paese all’altro.

Strada vicinale privata

Risolta la questione su chi è il proprietario di una strada vicinale, non resta che approfondire la differenza tra la strada vicinale pubblica e privata dal punto di vista del suo utilizzo.

Può essere definita a tutti gli effetti «privata» la strada vicinale che serve soltanto i proprietari dei terreni attraversati dalla strada stessa. Tale rimane anche se i proprietari accettano qualche eccezione. Si pensi, ad esempio, al contadino che deve raggiungere il suo campo con un mezzo agricolo e non abbia altro modo di arrivarci se non percorrendo quella strada, oppure gli risulta più comodo utilizzarla.

Vuol dire che solo i proprietari della strada vicinale privata possono decidere sulla sua manutenzione, su come gestirla, su chi può accedervi, ecc. A tale scopo, sono liberi di chiudere il passaggio agli estranei tramite cartelli di divieto di accesso, catene, cancelli o altro.

Strada vicinale pubblica

Premesso che rimane sempre di proprietà privata, la strada vicinale pubblica è quella su cui è consentito l’accesso a chiunque vi si trovi a transitare, grazie alla servitù di passaggio. Si tratta di un diritto reale che interessa tutta la collettività, ovvero – per dirla con le parole del Codice civile – costituito per l’utilità del bene appartenente ad altri soggetti o per il conseguimento di fini di pubblico interesse corrispondenti a quelli a cui serve il bene stesso.

Questo vuol dire che la strada vicinale pubblica (o ad uso pubblico, se si vuole essere più precisi) è assoggettata sia alla normativa dei privati sia a quella degli enti pubblici. In quest’ultimo caso, si pensi ad esempio al rispetto dei limiti di velocità e delle regole imposte dal Codice della strada.

Il Comune può determinare l’uso pubblico di una strada vicinale [1] quando:

  • è interessata da un passaggio generalizzato da parte di una collettività di persone, qualificate dall’appartenenza a un gruppo territoriale;
  • è concretamente idoneo a soddisfare le esigenze di carattere generale, anche perché collegate con una via o con un’altra strada pubblica;
  • esiste un titolo che sostenga l’affermazione del diritto di uso pubblico.

E chi si deve occupare di una strada vicinale pubblica? Ci pensano i consorzi di gestione, incaricati giuridicamente (e obbligatoriamente) della manutenzione e della ricostruzione della strada vicinale. Ai consorzi partecipano sia i proprietari sia i Comuni interessati.


note

 [1] Cass. sent. n. 333/2011.

Autore immagine: canva.com/


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