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Incendio: a che serve il verbale dei Vigili del Fuoco? 

30 Maggio 2021 | Autore:
Incendio: a che serve il verbale dei Vigili del Fuoco? 

Qual è il valore probatorio del rapporto di intervento dei pompieri? Può dimostrare le cause del sinistro e fondare una richiesta di risarcimento danni?

Se hai subito un incendio di qualsiasi tipo devi individuare la causa e stabilire da dove e come hanno avuto origine le fiamme e in che modo si sono propagate. Spesso, per spegnere gli incendi, arrivano i pompieri che, dopo aver terminato l’intervento, rilasciano all’interessato un rapporto delle attività compiute. Ma in caso di incendio a che serve il verbale dei Vigili del Fuoco? 

Questo importante documento può essere utilizzato in molti modi: lo si può presentare alla compagnia di assicurazione per dimostrare l’evento, oppure utilizzarlo in una causa di risarcimento danni quando l’incendio si è propagato da un terreno, abitazione o autovettura vicina a quella danneggiata dal fuoco, dal fumo e dal calore. 

Tuttavia, l’efficacia probatoria del rapporto di intervento non è assoluta. Si tratta di un vero e proprio verbale redatto dai pubblici ufficiali. Ma per capire bene a cosa serve il verbale dei Vigili del Fuoco intervenuti per un incendio devi sapere che questo atto fa fede soltanto su quanto accaduto sotto gli occhi dei pompieri, ma non anche sulla valutazione delle possibili cause.

Questo principio è affermato spesso dalla giurisprudenza, come dimostra una recente sentenza del tribunale di Catania [1] che ha respinto una domanda di risarcimento danni in quanto la documentazione fornita dai pompieri non è stata ritenuta una prova sufficiente a dimostrare il nesso di causalità. 

Vigili del Fuoco: compiti e attribuzioni

Il Corpo dei Vigili del Fuoco ha numerosi compiti ed attribuzioni, stabiliti dalla legge [2], che vanno ben oltre la tradizionale attività di prevenzione e repressione degli incendi e comprendono anche il soccorso pubblico, la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro e la difesa civile.

Il personale dei Vigili del Fuoco ha poteri di pubblica sicurezza e svolge funzioni di polizia giudiziaria [3]; perciò, può redigere verbali di accertamento e ispezione dei luoghi, eseguire sequestri e assicurare come fonti di prova le cose o le tracce pertinenti ad un reato, come quello di incendio o altri delitti contro la pubblica incolumità.

Verbale dei Vigili del Fuoco: valore probatorio

Per la constatazione dei danni derivati da un incendio, la Corte di Cassazione ha da tempo affermato [4] che il verbale redatto dai Vigili del Fuoco a seguito dell’intervento e delle operazioni di spegnimento delle fiamme «è dotato di fede privilegiata solo riguardo ai fatti caduti sotto l’immediata osservazione degli operanti e delle attività da questi compiute, valendo nel resto quale strumento probatorio liberamente apprezzabile dal giudice».

La fede privilegiata è quella attribuita ai documenti che hanno natura di atto pubblico [5] in quanto formati da un pubblico ufficiale, come un Vigile del Fuoco in servizio: tali atti hanno valore di piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dagli operanti che lo hanno redatto e sottoscritto e delle dichiarazioni ed altri fatti «che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti».

Dunque, non si potrà dubitare che nel giorno e nell’ora indicati nel rapporto quei Vigili del Fuoco siano intervenuti in una determinata località ed abbiano compiuto le attività descritte nel verbale per domare l’incendio. Ma, come ha evidenziato la Suprema Corte, questo valore di prova piena non si estende anche alla «scaturigine dell’incendio», cioè alle sue cause e alle modalità di propagazione.

Quando il rapporto d’intervento non prova le cause dell’incendio

I pompieri intervengono solitamente quando il fuoco si è già sviluppato; l’origine delle fiamme è precedente al loro arrivo e perciò non hanno potuto constatarla con i loro occhi. Potranno esprimersi sulle cause più probabili della nascita dell’incendio, ma non in maniera certa, perché non hanno assistito direttamente alla fase iniziale del fenomeno.

Dunque, le considerazioni contenute nel rapporto di intervento costituiscono, secondo i giudici di piazza Cavour, «giudizi valutativi» che non possono avere valore fidefacente, cioè di prova piena e vincolante in modo assoluto, ma saranno liberamente considerate dal giudice.

La nuova sentenza del tribunale di Catania cui abbiamo fatto cenno [1] si muove sulla medesima scia della Suprema Corte. Decidendo un caso in cui la possibile causa dell’incendio era riconducibile, secondo il rapporto di intervento, ad una stufa lasciata accesa nell’appartamento vicino e ad un possibile difetto della canna fumaria, i giudici ribadiscono che «il verbale redatto dai Vigili del Fuoco nell’immediatezza del fatto è dotato di fede privilegiata solo riguardo ai fatti caduti sotto l’immediata osservazione degli operanti e delle attività da questi compiute, valendo nel resto quale strumento probatorio liberamente apprezzabile dal giudice»: nel caso deciso il personale del Corpo era «sopraggiunto, all’evidenza, solo dopo che l’incendio si è sviluppato».

Quindi, in una causa risarcitoria, il verbale dei Vigili del Fuoco non avrà valore dirimente ai fini dell’accertamento delle responsabilità, civili o penali, ma servirà per la constatazione che quell’evento incendio è effettivamente accaduto con le modalità rilevate dai pompieri, a partire dal momento del loro arrivo sul posto, e descritte nel loro rapporto di intervento. Leggi anche “Che valore ha il verbale dei Vigili del Fuoco?“.


note

[1] Trib. Catania, sent. n. 2402 del 25.05.2021.

[2] D.Lgs. n.139/2006.

[3] Art. 57 Cod. proc. pen.

[4] Cass. sent. n. 27314/2017.

[5] Art. 2700 Cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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