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Quando partono i 14 giorni di recesso?

8 Settembre 2021 | Autore:
Quando partono i 14 giorni di recesso?

Qual è la data da cui decorre il termine per poter ripensare all’acquisto a distanza di un bene o di un servizio? Cosa bisogna fare?

Ci sono delle situazioni in cui non è consentito sbagliare. Ed altre in cui un errore è riparabile. Succede anche nel mondo dei consumi: in alcuni casi, quello che hai comprato te lo devi tenere, anche se il giorno dopo non ti piace più, mentre se l’acquisto lo fai in un determinato contesto hai persino il diritto di riavere i tuoi soldi restituendo la merce. È il cosiddetto «diritto di recesso» che, però, non viene applicato per tutti i tipi di acquisti: i famosi 14 giorni in cui hai la facoltà di ripensare se quello che hai comprato ti interessa o meno, se veramente ti dà quello che ti aspettavi, sono applicabili soltanto quando fai un acquisto a distanza, ovvero «fuori dai locali commerciali», come stabilisce il Codice del consumo. E da quando partono i 14 giorni di recesso? Da quando si fa l’ordine o da quando la merce arriva a casa? E che succede se il pacco contenente il bene ordinato lo ritira il tuo vicino perché sei in ferie e lo apri solo una decina di giorni dopo?

Bada bene al fatto che il diritto di recesso non viene applicato solo per l’acquisto di merce ma anche per la sottoscrizione di un contratto che prevede l’erogazione di un servizio. È il tipico caso di chi ti telefona a casa proponendoti «l’offertone» della tua vita sulla fornitura di energia o sulla telefonia: accetti, concludi e poi, per qualsiasi motivo, dici: «No, aspetta un attimo: che cosa ho firmato? Quasi quasi resto con il mio operatore». Puoi farlo, certo che puoi. Ma quando partono i 14 giorni del recesso? Vediamo.

Diritto di recesso: cos’è?

Il diritto di recesso è la possibilità prevista dal Codice del consumo [1] di poter cambiare idea sull’acquisto di un bene o di un servizio fuori dai locali commerciali entro 14 giorni, restituendo la merce o rifiutando il servizio offerto in cambio del rimborso di quanto speso.

L’espressione «fuori dai locali commerciali» significa che il diritto di recesso è valido per i contratti conclusi a distanza. In pratica, per gli acquisti su Internet, tramite call center (cioè al telefono) o grazie a una televendita.

Non è possibile esercitare il diritto di recesso per gli acquisti di beni o servizi effettuati all’interno di un negozio fisico.

È fondamentale per il consumatore che il venditore lo informi in maniera chiara ed inequivocabile dell’esistenza o meno del diritto di recesso prima di concludere il contratto. In caso contrario, il termine è esteso a 12 mesi da aggiungere ai 14 giorni iniziali. Tuttavia, se il venditore fornisce questa informazione al consumatore nell’arco di quei 12 mesi, il periodo di recesso termina 14 giorni dopo il giorno in cui è stata ricevuta la comunicazione.

Diritto di recesso: le eccezioni

Attenzione: se è vero che l’eccezione conferma la regola, qui la regola è molto più che confermata perché di eccezioni ce ne sono parecchie. Anche se il contratto non è stato concluso in un negozio fisico, il diritto di recesso non interviene per:

  • i contratti di servizi dopo la completa prestazione se l’esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e con l’accettazione della perdita del diritto di recesso a seguito della piena esecuzione del contratto da parte del professionista;
  • la fornitura di beni o servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni nel mercato finanziario che il professionista non è in grado di controllare e che possono verificarsi durante il periodo di recesso;
  • la fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati;
  • la fornitura di beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente;
  • la fornitura di beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute e sono stati aperti dopo la consegna;
  • la fornitura di beni che, dopo la consegna, risultano per loro natura inscindibilmente mescolati con altri beni;
  • la fornitura di bevande alcoliche, il cui prezzo sia stato concordato al momento della conclusione del contratto di vendita, la cui consegna possa avvenire solo dopo 30 giorni e il cui valore effettivo dipenda da fluttuazioni sul mercato che non possono essere controllate dal professionista;
  • i contratti in cui il consumatore ha specificamente richiesto una visita da parte del professionista ai fini dell’effettuazione di lavori urgenti di riparazione o manutenzione. Se, però, il professionista fornisce servizi oltre a quelli specificamente richiesti dal consumatore o beni diversi dai pezzi di ricambio necessari per effettuare la manutenzione o le riparazioni, il diritto di recesso si applica a tali servizi o beni supplementari;
  • la fornitura di registrazioni audio o video sigillate o di software informatici sigillati che sono stati aperti dopo la consegna;
  • la fornitura di giornali, periodici e riviste ad eccezione dei contratti di abbonamento per la fornitura di tali pubblicazioni;
  • i contratti conclusi in occasione di un’asta pubblica;
  • la fornitura di alloggi per fini non residenziali, il trasporto di beni, i servizi di noleggio di autovetture, i servizi di catering o i servizi riguardanti le attività del tempo libero qualora il contratto preveda una data o un periodo di esecuzione specifici;
  • la fornitura di contenuto digitale mediante un supporto non materiale se l’esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e con la sua accettazione del fatto che in tal caso avrebbe perso il diritto di recesso.

C’è un’altra eccezione che, però, ha delle sfumature. Non è possibile esercitare il diritto di recesso sugli acquisti di beni o servizi inferiori a 50 euro. A meno che (eccezione nell’eccezione) vengano contestualmente conclusi più contratti tra le parti il cui valore complessivo supera quella cifra.

Marco acquista via Internet un bene del valore di 35 euro. Nel caso in cui ci ripensi dopo averlo ricevuto a casa, non può esercitare il diritto di recesso.

Alessandra acquista dallo stesso venditore tre beni dal valore di 35 euro ciascuno. In totale, fa un ordine di 105 euro. Nel caso in cui ci ripensi dopo averli ricevuti a casa, può esercitare il diritto di recesso.

Diritto di recesso: da quando decorrono i 14 giorni?

Il termine fissato dal Codice del consumo per poter esercitare il diritto di recesso, dunque, è di 14 giorni. Ma da quando decorrono? Dipende da quello che si acquista, ovvero:

  • per i contratti di servizi: dal momento della conclusione del contratto;
  • per i contratti di vendita: dal giorno in cui il consumatore o un terzo, diverso dal vettore e designato dal consumatore per ricevere il bene, acquisisce il possesso fisico dei beni;
  • in caso di beni multipli ordinati dal consumatore mediante un solo ordine e consegnati separatamente: dal giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico dell’ultimo bene;
  • in caso di consegna di un bene costituito da lotti o pezzi multipli: dal giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico dell’ultimo lotto o pezzo;
  • per i contratti di consegna periodica di beni durante un determinato periodo di tempo: dal giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico del primo bene;
  • per i contratti di fornitura di acqua, gas o elettricità, quando non sono messi in vendita in un volume limitato o in quantità determinata, di teleriscaldamento o di contenuto digitale non fornito su un supporto materiale: dal giorno della conclusione del contratto.

Diritto di recesso: come viene esercitato?

Abbiamo visto da quando partono i 14 giorni per il recesso. Entro quel termine, che cosa deve fare il consumatore?

Innanzitutto, deve informare la controparte della propria decisione utilizzando un apposito modulo di recesso oppure tramite una qualsiasi dichiarazione esplicita messa per iscritto. La comunicazione può essere inviata per posta, per raccomandata a/r oppure via e-mail. Il venditore del bene o del servizio può anche prevedere sul proprio sito un form da compilare.

Il professionista è obbligato a confermare l’avvenuta ricezione della comunicazione. Anche perché poi è sul consumatore che si riversa l’onere della prova che riguarda l’esercizio del diritto di recesso.

Nel momento in cui viene esercitato il diritto di recesso, le parti restano libere dagli obblighi contrattuali.

Il consumatore deve assolutamente restituire il bene entro 14 giorni dalla data in cui ha comunicato al venditore la sua decisione. Conta la data di spedizione, non quella in cui il bene arriva al destinatario. Il costo della restituzione è a carico del consumatore, a meno che il venditore abbia concordato di sostenerlo oppure non abbia informato l’acquirente che è lui a dover pagare l’invio.

Il venditore, invece, è tenuto a rimborsare tutti i pagamenti ricevuti dal consumatore entro 14 giorni dalla data in cui è stato informato della decisione di recedere dal contratto. Il rimborso va fatto con lo stesso metodo di pagamento usato dal consumatore, a meno che quest’ultimo abbia convenuto diversamente e a condizione che l’acquirente non debba sostenere dei costi aggiuntivi per l’operazione di rimborso.

Qualsiasi clausola che preveda limitazioni al rimborso in seguito all’esercizio del diritto di recesso va considerata nulla.

Il consumatore non deve pagare alcunché per la prestazione di servizi o la fornitura di acqua, gas o elettricità durante il periodo di recesso quando:

  • il professionista ha omesso di fornire informazioni circa il diritto di recesso;
  • il consumatore non ha espressamente chiesto che la prestazione avesse inizio durante il periodo di recesso.

Non deve nemmeno pagare alcunché per la fornitura del contenuto digitale se non ha dato il suo previo consenso espresso circa l’inizio della prestazione prima della fine del recesso o quando il professionista ha omesso di fornire la conferma del contratto.


note

[1] D.lgs. n. 21/2014.

Autore immagine: canva.com/


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