Diritto e Fisco | Articoli

I genitori possono obbligare i figli?

30 Maggio 2021
I genitori possono obbligare i figli?

I poteri dei genitori verso i figli e i doveri dei figli verso il padre e la madre.

Non è facile definire i poteri che i genitori hanno verso i figli. Da un lato, questi variano a seconda dei costumi sociali e dell’epoca. Dall’altro lato, c’è la legge che, pur prevedendo reati come l’«abuso dei mezzi di correzione» e quello di «maltrattamenti in famiglia», non è molto chiara nell’indicare quali sono i comportamenti vietati.  

È normale allora chiedersi se, al giorno d’oggi, i genitori possono obbligare i figli. Un tempo, ad esempio, era socialmente normale che un padre o una madre usassero le “maniere forti” per punire il figlio, costringendolo a fare i servizi di casa e, a volte, a lavorare per mantenere la famiglia. Sembrano tempi lontani quelli in cui si usava la cintura come frusta o in cui i genitori vietavano alla figlia di frequentare i ragazzi; eppure, si tratta solo di qualche generazione fa.  

La situazione attuale è notevolmente cambiata, non solo per via di una più matura ed attenta percezione sociale del fenomeno, ma anche grazie a un intervento più rigoroso della magistratura nei confronti dei genitori con la “mano pesante”. 

Cerchiamo di fare il punto della situazione e di verificare fin dove i genitori possono obbligare i figli.

I doveri dei genitori verso i figli

La nostra analisi deve partire dai doveri che i genitori hanno verso i figli. Come recita la Costituzione, i genitori hanno il diritto e il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, di assisterli moralmente nel rispetto delle loro capacità, delle loro inclinazioni naturali e aspirazioni. Perciò, la legge assegna loro la cosiddetta responsabilità genitoriale che devono esercitare nell’esclusivo interesse dei figli. Ciò riguarda non solo i figli nati da genitori sposati, ma anche quelli nati da rapporti di fatto.

Il genitore deve mantenere il figlio fino a quando questi non diventa autonomo economicamente. Non può quindi mandarlo via di casa, anche se maggiorenne, prima della sua indipendenza, né può negargli i soldi per studiare o per avere una normale vita di relazione in rapporto alle condizioni economiche della famiglia. 

In particolare, i genitori sono tenuti a mantenere il figlio divenuto maggiorenne che, non per propria colpa, non è ancora indipendente dal punto di vista reddituale.

Inoltre, devono fornire ai figli tutto l’occorrente per il loro benessere psico-fisico e materiale. A seconda delle circostanze, tale obbligo include:

  • ospitarli sotto il proprio tetto;
  • fornire e acquistare l’abbigliamento e gli accessori;
  • garantire la frequenza alla scuola, l’acquisto dei libri, del materiale didattico, la possibilità di partecipare a varie iniziative quali: gite, stage, viaggi di studio, visite, attività ricreative, corsi;
  • garantire cure mediche, specialistiche e odontoiatriche;
  • sostenere le spese di trasporto o fornire un eventuale mezzo di locomozione;
  • assicurare la frequenza a una palestra o ad attività sportive.

Doveri dei figli verso i genitori

A norma dell’articolo 315-bis del Codice civile, il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa.

La norma lascia spazio a numerose osservazioni. La prima di queste è che non è prevista alcuna sanzione in caso di inosservanza. Non rischia nulla quindi il figlio che non rispetta i genitori o che non contribuisce ai bisogni della famiglia. 

L’unico obbligo sanzionato è quello della convivenza: il figlio deve vivere insieme ai genitori finché è minorenne; diversamente, il padre e la madre possono rivolgersi all’autorità per riprenderlo e riportarlo a casa.

Tornando all’articolo 315-bis del cod. civ., partiamo dal dovere di rispettare i genitori. Tale obbligo chiaramente comprende tutte le azioni illecite che potrebbero costituire reato: i figli non possono né picchiare, né umiliare o diffamare i genitori (parlando male di loro alle spalle), né danneggiare i loro beni. A fronte di ciò, potrebbero anche essere querelati dal padre e dalla madre, se maggiori di 14 anni, dovendo pertanto rispondere delle conseguenze penali delle loro azioni e subendo la relativa condanna da parte del giudice. 

Oltre a tale obbligo, che ricade su qualsiasi cittadino, il dovere dei figli di rispettare i genitori implica anche il rispetto della personalità e dei loro bisogni affettivi. Come detto, però, a tale violazione non corrisponde alcuna sanzione.

C’è poi il dovere dei figli di contribuire al mantenimento della famiglia in relazione alle proprie capacità economiche. La norma sembra più il retaggio di un’altra epoca ma, a ben vedere, essa si riferisce a qualsiasi figlio, anche – e soprattutto – a quello di età avanzata che ancora vive con il padre e la madre, non necessariamente quindi allo studente. 

Del resto, è dovere dei figli prestare gli alimenti ai genitori se questi ultimi dovessero trovarsi, per qualsiasi ragione, in condizioni disperate, tali da non poter più badare a sé stessi (si pensi al caso di una malattia invalidante).

I doveri di educazione dei genitori e le costrizioni 

I poteri dei genitori verso i figli possono essere esercitati nell’ambito del diritto-dovere di educazione. Partiamo col dire tuttavia che tale potere può essere esercitato solo fin quando il figlio è minorenne. Una volta divenuto maggiorenne, infatti, quest’ultimo è responsabile delle proprie azioni e cessa ogni obbligo educativo dei genitori. Dunque, dai 18 anni in su, i genitori non possono obbligare i figli. 

Il dovere di educazione del figlio minore deve sempre osservare il rispetto della sua dignità per come previsto dall’articolo 2 della Costituzione. Ecco dunque che anche le punizioni più tipiche dei genitori – come, ad esempio, il divieto di uscire con gli amici per una sera – non possono spingersi oltre tale limite. Diversamente, si commette il reato di abuso dei mezzi di correzione o, nei casi più gravi e reiterati, quello di maltrattamenti in famiglia.

Vediamo qualche attuazione pratica di tali principi.

I genitori possono obbligare i figli a studiare finché si tratta della scuola dell’obbligo, ma non possono farlo dopo. Non possono però scegliere, per conto loro, il percorso di studi da intraprendere. 

I genitori non possono imporre la loro religione al figlio. Il figlio che ha acquisito sufficiente capacità di autodeterminarsi può liberamente effettuare scelte autonome nell’ambito della sfera religiosa, politica, o nella selezione della scuola secondaria superiore.

Gli studenti della scuola secondaria superiore esercitano personalmente all’atto dell’iscrizione, a richiesta dell’autorità scolastica, il diritto di scegliere se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica.

I genitori possono impedire al figlio di andare via di casa se è minorenne. Allo stesso modo, possono vietargli di vedere alcuni amici se ritengono che la loro presenza sia fortemente pregiudizievole per il minore. Si deve quindi trattare di ipotesi limite, particolarmente gravi (si pensi ai giovani dediti alla delinquenza o alle droghe). 

Vediamo ora se il genitore può vietare al figlio o alla figlia di frequentare la ragazza o il ragazzo? Quanto ai rapporti sentimentali del minore, la giurisprudenza bilancia il diritto del minore, costituzionalmente rilevante, di esplicare la propria personalità e l’esigenza di tutelarlo. Ad esempio, il tribunale di Napoli, in una sentenza del 13 gennaio del 1983, ha considerato gravemente pregiudizievole la condotta del genitore che ostacolava il fidanzamento tra la figlia e un coetaneo, autorizzando conseguentemente la figlia a lasciare la residenza familiare.

Quando il genitore commette reato e può essere denunciato dal figlio

Esiste un’ampia casistica giurisprudenziale che individua gli estremi del reato di abuso dei mezzi di correzione o di maltrattamenti in famiglia. Ad esempio:

  • punire fisicamente il figlio che dimentica di fare i compiti integra l’ipotesi di maltrattamenti e non di abuso dei mezzi di correzione [1];
  • l’uso sistematico della violenza verso il figlio, anche se per educarlo, integra il reato di maltrattamenti in famiglia [2]. Il potere del genitore di correggere il figlio non implica atti di violenza;
  • il genitore che costringe il figlio a fare il test antidroga o la figlia a sottoporsi al test di verginità commette il reato di maltrattamenti;
  • il padre che sistematicamente mette in atto condotte prevaricatorie nei confronti dei figli imponendo loro un regime di vita mortificante e violento commette reato di maltrattamenti [3].

note

[1] Cass. sent. n. 13067/2021: In presenza di maltrattamenti, ossia di una pluralità di atti che determinano sofferenze fisiche o morali, realizzati in momenti successivi, collegati da un nesso di abitualità ed avvinti nel loro svolgimento da un’unica intenzione criminosa di ledere l’integrità fisica o morale del soggetto passivo infliggendogli abitualmente tali sofferenze, la coscienza e volontà di persistere in un’attività vessatoria, già posta in essere in precedenza non è esclusa dall’intenzione dell’agente di agire per finalità educative e correttive. La intenzione soggettiva dell’agente non è, infatti, idonea a far rientrare nel meno grave delitto di cui all’art. 571 c.p., ciò che ne è oggettivamente escluso poiché i trattamenti lesivi dell’incolumità fisica o afflittivi della personalità del minore non sono sussumibili tra i mezzi di correzione, tali essendo, per loro natura, solo quelli a ciò deputati (nella specie, la Corte ha respinto la tesi difensiva dell’imputato secondo cui le condotte poste in essere nei confronti della figlia, rea di non aver svolto i compiti, rientrassero nell’ipotesi di abuso dei mezzi di correzione).

[2] Cass. sent. n. 7518/2021.

[3] Cass. sent. n. 37635/2019.

Autore immagine: depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube