Politica-mafia: passa la nuova legge su voto di scambio

17 aprile 2014


Politica-mafia: passa la nuova legge su voto di scambio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 aprile 2014



Si allarga la fattispecie che fa scattare il reato: punita non più solo l’erogazione di denaro ma anche di altre utilità.

Il disegno di legge approvato ieri in quarta lettura dal Senato riscrive la norma contenuta nel codice penale [1] che punisce il voto di scambio politico-mafioso. Secondo la versione definitiva, il mafioso che promette o procura voti e il politico che li accetta, offrendo in cambio “denaro o altra utilità” rischiano entrambi dai 4 ai 10 anni di carcere.

Finora la compravendita dei voti mafiosi era punita solo in presenza di una erogazione concreta di denaro; da oggi, invece, varrà anche la semplice promessa, ma non solo di denaro, bensì anche di “altre utilità” (per esempio, un appalto).

L’iter in parlamento

Nella versione originaria, poi cambiata dal Senato, si prevedevano pene più severe, cioè dai 7 ai 12 anni. Inoltre si stabiliva la punibilità non solo dell’offerta di denaro e di “qualunque” altra utilità (aggettivo indefinito poi tolto) in cambio dei voti, ma anche della “messa a disposizione” del politico nei confronti dell’associazione criminale.

Applicata alle europee

La misura, il giorno dopo la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale, diventerà legge e potrebbe venire applicata anche per le prossime elezioni europee.

La posizione dei partiti

Il via libera al testo è arrivato ieri al termine di una seduta burrascosa a causa delle rumorose proteste dei senatori M5S, con 191 voti favorevoli, 32 contrari e 18 astenuti. A favore, tutti i gruppi con l’eccezione, appunto, del Movimento 5 stelle (contrario) e di quello della Lega Nord (astenuto). Entrambi i gruppi hanno spiegato la loro contrarietà per la decisione di abbassare le pene detentive per il reato.

La nuova legge

Non varrà soltanto l’erogazione di denaro ma anche di altra utilità. Si allarga così la fattispecie che fa scattare il reato di voto di scambio, con l’approvazione in via definitiva da parte del Senato del nuovo reato.

Prima che però Palazzo Madama votasse in quarta lettura la norma è scoppiato in Senato un mezzo finimondo culminato nell’espulsione di due senatori del M5S.

Baraonda e code polemiche a parte, intorno a mezzogiorno arrivano i 191 sì finali (32 i contrari e 18 gli astenuti) da tutti i gruppi tranne, come detto, i Cinque Stelle mentre per l’astensione hanno optato invece i rappresentanti della Lega Nord. In entrambi i casi le critiche riguardano il passaggio alla Camera del ddl specialmente nella parte in cui le pene detentive sono state abbassate per il reato: la forbice, in origine dai 7 ai 12 anni, scende a 4-10 anni.

Inoltre il testo licenziato al Senato lo scorso 28 gennaio puniva anche chi avrebbe garantito la «messa a disposizione» nei confronti dell’associazione criminale.

In realtà, malgrado la voce dissonante del procuratore aggiunto presso il tribunale di Reggio Calabria (“la pena mi pare troppo lieve rispetto alla gravità del fatto”), la quasi totalità dei partiti e degli operatori saluta positivamente la modifica.

“Una battaglia vinta contro voto di scambio e corruzione, in tempo per le prossime elezioni. Grazie @riparteilfuturo” scrive entusiasta su twitter la presidente della Camera Laura Boldrini.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale la breve ma sostanziale previsione diventerà infatti operativa a partire dalla prossima tornata per le Europee. C’è il placet del presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Parla di “un buon punto di equilibrio” il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. “A noi magistrati interessa la funzionalità della norma e da questo punto di vista il testo uscito dal Senato va bene”. Il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli difende il “notevole miglioramento” degli strumenti a disposizione per i quali l’associazione dei magistrati si era già spesa in precedenza. E anche se il risultato “non è soddisfacente” in compenso non ha vinto il populismo giudiziario secondo gli avvocati. “È stato risolto il più grave problema della penalizzazione di una mera “disponibilità” a patti elettorali illeciti, che avrebbe finito per rendere assolutamente indeterminato il reato, affidando al puro arbitrio della magistratura la concreta selezione della classe politica” commenta l’Unione camere penali.

note

[1] Art. 416-ter cod. pen.

Da Il Sole 24 Ore

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI