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Incendio doloso auto: chi paga i danni a terzi?

12 Giugno 2021
Incendio doloso auto: chi paga i danni a terzi?

Il proprietario di un’auto che subisce un atto vandalico (incendio causato da ignoto) risponde dei danni che questo incendio ha causato ai beni di altri soggetti? 

Data la situazione prospettata nel suo quesito, cioè danni a terzi provocati dall’incendio doloso di un autoveicolo in sosta su pubblica strada (in assenza di copertura assicurativa per il caso incendio o per atti vandalici), occorre prima di tutto escludere l’applicabilità dell’articolo 2054 del Codice civile e, di conseguenza, la responsabilità per tale titolo del proprietario del veicolo.

L’articolo 2054 del Codice civile presuppone, per essere applicabile e per potersi quindi affermare la responsabilità del proprietario del veicolo, la circolazione del veicolo (intesa non solo in senso dinamico, ma comprendendo anche la fermata o la sosta in area pubblica od equiparata: vedasi Corte Costituzionale, sentenza n. 82 del 14 aprile 1969).

Ebbene, la giurisprudenza ha chiarito che in caso di incendio doloso dell’auto che provochi danni a terzi non sussiste un nesso causalmente rilevante con il fenomeno della circolazione e, quindi, non può trovare applicazione la norma di cui all’articolo 2054 del Codice civile (vedasi Corte di Cassazione, sentenza n. 13.239 del 22 maggio 2008 in Resp. Civ. Prev., 2008, 2595).

In definitiva, l’incendio doloso di un’auto in sosta è considerato un evento sconnesso dalla circolazione dello stesso (circolazione intesa anche nel senso più ampio possibile) con la conseguenza che, per quanto qui interessa, occorre escludere che il proprietario del mezzo possa essere chiamato a risarcire i danni in forza dell’articolo 2054 del Codice civile.

Ai danni provocati dalla non circolazione dei veicoli, in particolare a quelli causati da incendio, risulta invece applicabile l’articolo 2051 del Codice civile che chiama a responsabilità il custode di cose, salvo che provi il caso fortuito.

A questo riguardo, e con riferimento al suo quesito, la Corte di Cassazione (sentenza n. 24.755 del 7.10.2008, in Arch. circolaz., 2009, 2, 137) ha chiaramente stabilito che il proprietario di un veicolo a motore, dato dolosamente alle fiamme da un terzo durante la sosta, non risponde, in relazione al titolo di responsabilità previsto dall’articolo 2051 del Codice civile, dei danni causati dal propagarsi dell’incendio, in quanto la condotta del terzo – ove imprevista ed imprevedibile – recide il nesso di causalità tra la proprietà del veicolo e i danni a terzi.

Occorre, però, precisare che vi è un’oscillazione di orientamenti di cui va dato conto.

Se il tribunale di Venezia (sentenza del 5 gennaio 2001) ritiene insufficiente, per fornire al proprietario della cosa la prova liberatoria del caso fortuito (richiesta dall’articolo 2051 del Codice civile), l’accertata natura dolosa dell’incendio se il procedimento penale risulta archiviato per essere rimasti ignoti i responsabili, d’altro canto la Corte di Cassazione (sentenza n. 365 del 15.2.1982) ritiene sufficiente la prova dell’attività dolosa del terzo anche in assenza della sua identificazione ed il tribunale di Milano (sentenza del 3 giugno1993) ha ritenuto di escludere la responsabilità del custode per i danni subiti da beni di proprietà di terzi, a causa di un incendio propagatosi dall’autovettura data dolosamente alle fiamme da ignoti.

In definitiva, al proprietario della cosa, per andare esente ai sensi dell’articolo 2051 del Codice civile da responsabilità per i danni provocati a terzi dall’auto dolosamente incendiata, occorre dimostrare la fattispecie concreta nella quale sussisterebbe il caso fortuito e da cui è scaturito l’incendio (nel suo caso occorre, cioè, dimostrare l’attività dolosa del terzo che ha intenzionalmente incendiato l’auto, in assenza di ogni indizio di agevolazione colposa del proprietario nel favorire quella fattispecie).

Infine, anche se si volesse ricondurre la responsabilità del proprietario del veicolo alla norma sulla responsabilità aquiliana ex articolo 2043 del Codice civile, anche in questo caso (ed a maggior ragione) il caso fortuito (cioè il fatto doloso del terzo come causa determinante il danno) escluderebbe la colpevolezza del proprietario (per dolo o per colpa, che spetta comunque al danneggiato dimostrare in tema di responsabilità extracontrattuale) e, dunque, resterebbe esclusa la sua responsabilità risarcitoria.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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