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Particolare tenuità del fatto anche per chi guida ubriaco?

30 Maggio 2021
Particolare tenuità del fatto anche per chi guida ubriaco?

Guida in stato di ebbrezza: come archiviare il procedimento penale ed evitare le sanzioni per chi non compie un incidente. 

Si è discusso molto sulla possibilità di estendere la particolare tenuità del fatto anche per chi guida ubriaco e, alla fine, la Suprema Corte a Sezioni Unite ha dato risposta positiva. 

In pratica, il reato di guida in stato di ebbrezza può essere archiviato e non punito se i danni provocati dal conducente sono tenui, se la sua condotta complessivamente considerata è da ritenersi non grave e se il suo comportamento non è reiterato (ossia «non abituale»). Il tutto secondo l’insindacabile valutazione del giudice, chiamato a valutare caso per caso la sussistenza di tali presupposti.

Questo orientamento, ormai sposato dalla Cassazione e dalla stessa condiviso più volte, trova fondamento in una norma del Codice penale, l’articolo 131-bis, che prevede appunto l’esclusione della punibilità penale per «particolare tenuità del fatto».

Di tanto parleremo qui di seguito alla luce di una recente pronuncia della Cassazione [1] che fa il punto della situazione e spiega nel dettaglio cosa rischia chi guida ubriaco. Ma procediamo con ordine.

Cosa rischia chi guida ubriaco

Prima di spiegare se e come è prevista l’esenzione della particolare tenuità del fatto anche per chi guida ubriaco vediamo cosa rischia chi si mette al volante dopo aver bevuto alcol. 

La legge prevede tre diverse soglie di ubriachezza, ordinate in base alla gravità della condotta ossia al livello di alcol nel sangue. A ciascuna di esse corrispondono differenti sanzioni, meno gravi ovviamente per chi ha bevuto di meno e più gravi invece per chi ha bevuto di più. 

Come vedremo a breve, al superamento della prima soglia, la più lieve, conseguono solo sanzioni di tipo amministrativo, che quindi non hanno ripercussioni sulla fedina penale e non implicano la commissione di un reato, né l’instaurazione di un processo. Invece, negli altri due casi, si viene incriminati per guida in stato di ebbrezza, con tutte le conseguenze penali che da ciò derivano. Vediamo meglio quali sono queste soglie.

Chi viene trovato con non più di 0,5% g/l di alcol nel sangue non rischia nulla. Se però si tratta di un neopatentato (ossia una persona che abbia conseguito la patente negli ultimi 3 anni), di una persona con meno di 21 anni o di conducenti di taxi, pullman, auto a noleggio o mezzi pesanti con massa superiore a 3,5 tonnellate tale limite non vale più e si può essere multati anche per una soglia minima e apparentemente insignificante di alcol nel sangue. In tal caso, scatta la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 168 a 673 euro. Se il conducente provoca un incidente tali sanzioni sono raddoppiate. 

Chi viene trovato con un tasso di alcol tra lo 0,5% e lo 0,8% g/l subisce una sanzione amministrativa da 532 a 2.127 euro più la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. Se si tratta di un neopatentato, di persona con meno di 21 anni o di conducente professionale per il trasporto di persone o cose, le sanzioni sono aumentate di un terzo.

Chi viene trovato con un tasso di alcol tra 0,8% e 1,5% g/l subisce un’incriminazione penale per il reato di guida in stato di ebbrezza con applicazione dell’ammenda da 800 a 3.200 euro e l’arresto fino a sei mesi. C’è anche la sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno. Se si tratta di un neopatentato, di persona con meno di 21 anni o di conducente professionale per il trasporto di persone o cose, le sanzioni sono aumentate da un terzo alla metà.

Chi viene trovato con un tasso di alcol superiore a 1,5% g/l subisce, anche in tale caso, un’incriminazione penale per il reato di guida in stato di ebbrezza, ma con applicazione di sanzioni più gravi: l’ammenda da euro 1.500 ad euro 6.000 e l’arresto da sei mesi ad un anno. All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se si tratta di un neopatentato, di persona con meno di 21 anni o di conducente professionale per il trasporto di persone o cose, le sanzioni sono aumentate da un terzo alla metà.

Cosa comporta la particolare tenuità del fatto per chi guida ubriaco

Grazie alla previsione della particolare tenuità del fatto, prevista dal citato articolo 131-bis del Codice penale, il conducente trovato con il tasso alcolemico pari ad almeno 0,8% può ottenere l’archiviazione del procedimento penale e della relativa accusa contro di lui sollevata dalla Procura della Repubblica. Non solo: in questo modo, evita anche le sanzioni penali. Restano però quelle amministrative (l’eventuale sospensione della patente e la decurtazione dei punti dalla patente) e le conseguenze civili della condotta (eventuali risarcimenti del danno che, però, nel caso della circolazione stradale, sono coperti dall’assicurazione). 

Infine, la particolare tenuità del fatto non “lava” la fedina penale che resta quindi con la macchia del procedimento penale, per quanto estinto. 

Come si può agevolmente comprendere, la «particolare tenuità del fatto», essendo un rimedio previsto dal Codice penale solo per chi commette reato, non si applica invece a chi rientra nella prima soglia di ubriachezza, quella cioè che implica sanzioni amministrative. E ciò perché in tal caso non si dà corso ad alcun processo penale. 

Quando si applica la tenuità del fatto per chi guida ubriaco

Le Sezioni Unite Penali della Cassazione [2] hanno stabilito che «la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131-bis cod. pen. (in quanto applicabile ad ogni reato che preveda una pena non superiore a 5 anni di reclusione e/o la sanzione pecuniaria), è configurabile anche in relazione al reato di guida in stato di ebbrezza. Non è infatti incompatibile, con il giudizio di particolare tenuità, la presenza di soglie di punibilità all’interno della fattispecie tipica, rapportate ai valori di tassi alcolemici accertati.

Tale beneficio tuttavia non scatta in automatico ma va rapportato al caso concreto, ossia alla condotta del conducente e alle conseguenze da questa scaturenti. In particolare, secondo le Sezioni Unite, il giudice deve considerare tre diversi fattori:

  • le modalità della condotta, 
  • l’esiguità del danno o del pericolo, 
  • il grado della colpevolezza. 

Il giudizio sulla tenuità del fatto richiede, infatti, una valutazione complessa che ha ad oggetto le modalità della condotta e l’esiguità del danno o del pericolo (valutate ai sensi dell’art. 133, comma 1, cod. pen.)».

In quest’ottica, secondo la Cassazione, è possibile applicare la particolare tenuità anche a chi ha superato la terza, e la più grave, soglia di punibilità, quella cioè con una rilevazione di alcol nel sangue superiore a 1,5% g/l.

Alla luce di ciò, la Cassazione ha escluso la particolare tenuità nel caso di conducente che, sotto stato di ebbrezza, ha posto in essere un incidente stradale. Per «incidente stradale» si intende anche la semplice fuoriuscita dell’auto dalla sede stradale. Così, ad esempio, non è applicabile il beneficio in commento al conducente che vada a sbattere contro un semaforo o contro il palo della luce. 

A questo indirizzo è possibile trovare una rassegna delle principali sentenze della Cassazione in tema di guida in stato di ebbrezza e particolare tenuità del fatto.


note

[1] Cass. sent. n. 11655/21 del 29.03.2021.

[2] Cass. S.U. sent. n. 13681/2016.

Autore immagine: depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 11 novembre 2020 – 29 marzo 2021, n. 11655

Presidente Fumu – Relatore Dawan

Ritenuto in fatto

1. M.F. , a mezzo del difensore, ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Brescia che ha confermato la pronuncia di condanna, resa a seguito di giudizio abbreviato, dal Gup di Bergamo, in ordine al reato di guida in stato di ebbrezza – art. 186, lett. c) – aggravato dall’aver provocato un incidente stradale.

2. Il (omissis) , alle 17.10, la polizia locale di Bergamo interveniva in (OMISSIS) ove si era verificato un incidente in cui erano coinvolte diverse autovetture, tra cui quella di proprietà di M.F. . Secondo quanto emergeva dalla cnr, l’imputato, giunto ad un’intersezione semaforica, aveva tamponato un’autovettura che lo precedeva la quale, a sua volta spinta in avanti, ne tamponava un’altra. Tutti i conducenti venivano sottoposti ad un esame preliminare per alcolemia: il solo M. era risultato positivo. L’accertamento mediante etilometro dava gli esiti di 1.67 g/l alla prima prova e 1.58 g/l alla seconda.

3. Il ricorso consta di due motivi.

3.1. Con il primo, si invoca l’applicazione, in questa sede di legittimità, della causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis c.p., introdotta nel codice penale in epoca successiva alla sentenza di appello, avuto riguardo alla condizione di pressoché incensuratezza dell’imputato, gravato da un precedente di minima entità (spendita di banconota falsa), alla non abitualità della condotta e al positivo comportamento post delictum.

3.2. Con il secondo, si deduce violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla mancata applicazione della pena pecuniaria nella misura minima, considerata la disomogeneità tra pena detentiva (disposta nel minimo) e pena pecuniaria (più elevata rispetto al minimo edittale), priva di logica ragione.

Considerato in diritto

1. Il primo motivo di ricorso è meritevole di accoglimento.

2. È necessario premettere che le Sezioni Unite di questa Corte (Sez. U., n. 13681 del 25/02/2016, Tushaj), investite della relativa questione, hanno stabilito che la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131 bis c.p., in quanto applicabile – in presenza dei presupposti e nel rispetto dei limiti fissati dalla norma – in relazione ad ogni fattispecie criminosa, è configurabile anche in relazione al reato di guida in stato di ebbrezza, non essendo, in astratto, incompatibile, con il giudizio di particolare tenuità, la presenza di soglie di punibilità all’interno della fattispecie tipica, rapportate ai valori di tassi alcolemici accertati.

Come è noto, il legislatore ha limitato il campo d’applicazione del nuovo istituto in relazione alla gravità del reato, desunta dalla pena edittale massima, e alla non abitualità del comportamento. In tale ambito, il fatto particolarmente tenue va individuato alla stregua di caratteri riconducibili a tre categorie di indicatori: le modalità della condotta, l’esiguità del danno o del pericolo, il grado della colpevolezza. Il giudizio sulla tenuità del fatto richiede, infatti, una valutazione complessa che ha ad oggetto le modalità della condotta e l’esiguità del danno o del pericolo valutate ai sensi dell’art. 133 c.p., comma 1.

Quanto alla non abitualità della condotta, le Sezioni Unite, nella menzionata pronuncia, hanno esplicitato la portata dell’art. 131-bis, comma 3, che definisce il comportamento abituale. Hanno così ritenuto fuorviante riferirsi esclusivamente alle categorie tradizionali, come quelle della condanna e della recidiva, ricordando che, mentre alcune indicazioni della nuova normativa sono chiare – il riferimento ad istituti codicistici: delinquente abituale, professionale, per tendenza -, così come non oscuro è il riferimento alla commissione di “più reati della stessa indole”, il tenore letterale lascia intendere che l’abitualità si concretizzi in presenza di una pluralità di illeciti della stessa indole (dunque almeno due) diversi da quello oggetto del procedimento nel quale si pone la questione dell’applicabilità dell’art. 131-bis c.p.. In breve, il terzo illecito della medesima indole dà legalmente luogo alla serialità che osta all’applicazione dell’istituto. I reati, peraltro, possono anche essere successivi a quello in esame, perché si verte in un ambito diverso da quello della disciplina legale della recidiva. La pluralità dei reati può concretarsi non solo in presenza di condanne irrevocabili, ma anche nel caso in cui gli illeciti si trovino al cospetto del giudice che, dunque, è in grado di valutarne l’esistenza; come ad esempio nel caso in cui il procedimento riguardi distinti reati della stessa indole, anche se tenui.

3. Ciò detto e in considerazione del fatto che la sentenza di appello è antecedente all’introduzione, ad opera del D.Lgs. n. 28 del 2015, della norma di cui all’art. 131-bis, il Collegio richiama la possibilità che la Corte di Cassazione adotti pronunzia di annullamento senza rinvio quando la restituzione del giudizio nella sede di merito è “superflua”; quando, cioè, per quel che qui interessa, non è richiesta una valutazione sul fatto estranea al sindacato di legittimità.

All’uopo, devono, pertanto, considerarsi la risalenza nel tempo di un precedente di modesta entità, l’assenza di danni alle persone conseguenti alla condotta di guida dell’imputato, la prossimità del tasso alcolemico alla soglia di cui dell’art. 186 C.d.S., lett. b), la non abitualità della condotta.

4. In conclusione, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perché il fatto non è punibile ai sensi dell’art. 131-bis c.p..

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere la punibilità esclusa per la particolare tenuità del fatto.

Si dà atto che il presente provvedimento è sottoscritto dal solo presidente del collegio per impedimento dell’estensore, ai sensi del D.P.C.M. 8 marzo 2020, art. 1, comma 1, lett. a).

 

 


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4 Commenti

  1. Bisognerebbe fare un discorso diverso. Cioè, chi si mette alla guida da ubriaco dovrebbe considerare dei rischi che può correre e delle conseguenze a cui potrebbe andare incontro. Eppure, pensa a tutto tranne che agli eventuali danno arrecati ai terzi.

  2. La gente non dovrebbe mettersi proprio alla guida da ubriaco. Eppure, ne conoscono tanti che anche dopo quattro bottiglie di birra, si mettono in auto nonostante le insistenze degli amici ad evitare di bere o di farsi accompagnare. E poi, se uno va a colpo sicuro, pensando di reggere l’alcol e di poter avere il pieno controllo della vettura e della propria lucidità, prima o poi potrebbe andargli male e rischiare grosso

  3. Basta pochissimo per perdere la vita o provocare un incidente mortale o con lesioni, e magari ci si appiglia alla particolare tenuità del fatto. Bisognerebbe prendere questi casi meno alla leggera perché è proprio per questo che la gente continua a guidare da ubriaca

  4. Nell’articolo, tra l’altro, è scritto : “Infine, la particolare tenuità del fatto non “lava” la fedina penale che resta quindi con la macchia del procedimento penale, per quanto estinto”.
    Va detto però che, per la sentenza delle Sezioni Unite del 24/09/2019, l’iscrizione non è visibile nei certificati chiesti dall’interessato, dal datore di lavoro e dalla PA.

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