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Si può evitare il rinvio a giudizio?

8 Settembre 2021 | Autore:
Si può evitare il rinvio a giudizio?

Cos’è la richiesta di rinvio a giudizio e chi la presenta al giudice? Quali sono le conseguenze? Cos’è l’avviso di conclusione delle indagini?

Quando si commette un reato, le forze dell’ordine procedono a compiere le indagini necessarie a confermare o meno la responsabilità penale del soggetto sospettato di essersi macchiato del crimine. La fase delle indagini preliminari può terminare in due modi: con il rinvio a giudizio, se la responsabilità dell’indagato sembra essere confermata; con l’archiviazione, in tutti gli altri casi. Nell’ipotesi in cui la Procura della Repubblica dovesse determinarsi per esercitare l’azione penale, come può difendersi l’indagato? Si può evitare il rinvio a giudizio?

Va fin da subito detto che il rinvio a giudizio è una richiesta che solamente il pubblico ministero può avanzare. Per la precisione, il rinvio a giudizio è un vero e proprio dovere per la Procura ogni volta che ritenga fondata la notizia di reato. Il rinvio a giudizio, dunque, non dipende dall’indagato. La legge, tuttavia, consente a quest’ultimo di esercitare alcuni diritti che possono consentire al pm di approfondire ulteriormente le indagini o, comunque, di rivedere la sua posizione. In altre parole, prima del rinvio a giudizio, all’indagato è concesso di poter dire la sua e, dunque, di tentare di evitare il rinvio a giudizio. Come? Scopriamolo insieme.

Rinvio a giudizio: cos’è?

Il rinvio a giudizio è una richiesta che il pubblico ministero avanza al giudice affinché si celebri il processo a carico della persona indagata.

Detto in altri termini, il rinvio a giudizio è il modo in cui il pm esercita l’azione penale ogni volta che, a seguito delle indagini preliminari, ravvisa la responsabilità dell’indagato per il crimine ascrittogli.

Rinvio a giudizio: quand’è richiesto?

Come anticipato, il rinvio a giudizio è richiesto dal pm ogni volta che ritiene sussistente la responsabilità penale dell’indagato.

Per la precisione, il pubblico ministero esercita l’azione penale attraverso la richiesta di rinvio a giudizio per tutti i reati per cui non è prevista la citazione diretta a giudizio [1].

Per legge, infatti, esistono alcuni reati (come il furto, la rissa, la violenza o la minaccia a pubblico ufficiale, ecc.) per i quali il pm non deve chiedere alcuna “autorizzazione” al giudice per poter andare a giudizio. Semplicemente, se il pm ritiene fondate le indagini, procede direttamente a citare in giudizio l’imputato, senza il filtro dell’udienza preliminare.

Tutto ciò significa che la richiesta di rinvio a giudizio è un passaggio obbligatorio ogni volta che la legge prevede la celebrazione dell’udienza preliminare.

Rinvio a giudizio: cosa c’è scritto?

La richiesta di rinvio a giudizio è rivolta al giudice che deve fissare l’udienza. Per legge [2], la richiesta di rinvio a giudizio contiene:

  • le generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo;
  • le generalità della persona offesa dal reato, qualora ne sia possibile l’identificazione;
  • l’enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l’applicazione di misure di sicurezza, con l’indicazione dei relativi articoli di legge;
  • l’indicazione delle fonti di prova acquisite;
  • la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio;
  • la data e la sottoscrizione.

Con la richiesta di rinvio a giudizio è trasmesso il fascicolo contenente tutta la documentazione relativa alle indagini espletate, nonché il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, qualora non debbano essere custoditi altrove.

Rinvio a giudizio: cosa succede dopo?

Come spiegato anche nell’articolo “Che significa rinvio a giudizio?“, a seguito della richiesta del pubblico ministero, il giudice deve fissare un’apposita udienza in cui valutare, nel contraddittorio con l’imputato, se occorre andare effettivamente a giudizio dibattimentale oppure no.

Si tratta della nota udienza preliminare, cioè di una vera e propria udienza-filtro che serve a vagliare l’effettiva fondatezza delle indagini svolte.

Secondo la legge [3], entro cinque giorni dal deposito della richiesta di rinvio a giudizio, il giudice fissa con decreto il giorno, l’ora e il luogo dell’udienza preliminare, provvedendo a darne notizia all’imputato.

Dunque, il giudice, ricevuta la richiesta di rinvio a giudizio, fissa la data dell’udienza preliminare, notificando la relativa comunicazione al diretto interessato, cioè all’imputato.

È appena il caso di precisare che, dal momento della richiesta di rinvio a giudizio, l’indagato assume ufficialmente la qualità di imputato.

Avviso di conclusione delle indagini: cos’è?

Per legge [4], la richiesta di rinvio a giudizio è nulla se non è preceduta dall’avviso di conclusione delle indagini. Di cosa si tratta?

L’avviso di conclusione delle indagini è la comunicazione che la Procura della Repubblica deve obbligatoriamente inviare all’indagato quando le indagini sono terminate e il pm, in assenza di novità, intende chiedere il rinvio a giudizio.

L’avviso di conclusione delle indagini contiene la sommaria enunciazione del reato per il quale si procede, delle norme di legge che si assumono violate, della data e del luogo del fatto, con l’avvertimento che la documentazione relativa alle indagini espletate è depositata presso la segreteria del pubblico ministero e che l’indagato e il suo difensore hanno facoltà di prenderne visione ed estrarne copia. Ma non solo.

L’avviso contiene altresì l’avvertimento che l’indagato ha la facoltà, entro il termine di venti giorni, di:

  • presentare memorie;
  • produrre documenti;
  • depositare documentazione relativa a investigazioni del difensore;
  • chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine;
  • di presentarsi per rilasciare dichiarazioni;
  • chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio [5].

Se l’indagato chiede di essere sottoposto a interrogatorio, il pubblico ministero deve procedervi obbligatoriamente, pena la nullità della richiesta di rinvio a giudizio.

Insomma: a seguito dell’avviso di conclusione delle indagini, l’indagato ha una serie di diritti da poter esercitare, con la speranza di convincere il pubblico ministero a cambiare idea e a chiedere l’archiviazione.

Rinvio a giudizio: si può evitare?

Come visto nel precedente paragrafo, l’avviso di conclusione delle indagini serve all’indagato per preparare la propria difesa e rispondere alle accuse che gli sono state mosse. Tutto ciò è reso possibile grazie alle facoltà concesse all’indagato, tipo quella di depositare memorie difensive e di essere sentito mediante interrogatorio.

In pratica, tramite l’esercizio dei diritti concessi dall’avviso di conclusione delle indagini, la persona accusata di un reato può cercare di evitare il rinvio a giudizio tentando di convincere il pm a rivedere la propria posizione.

Per la precisione, l’indagato può evitare il rinvio a giudizio se il pubblico ministero è convinto dalle dichiarazioni rese in sede di interrogatorio, da quanto sostenuto nelle memorie difensive oppure dalle nuove investigazioni svolte a seguito delle indicazioni fornite dall’indagato stesso.

Evitare il rinvio a giudizio significa, in sostanza, ottenere l’archiviazione della notizia di reato, senza la necessità di celebrare l’udienza preliminare.


note

[1] Art. 550 cod. proc. pen.

[2] Art. 417 cod. proc. pen.

[3] Art. 418 cod. proc. pen.

[4] Art. 416 cod. proc. pen.

[5] Art. 415-bis cod. proc. pen.

Autore immagine: canva.com/


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