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Il figlio ha diritto di rimanere nella casa dei genitori?

19 Giugno 2021
Il figlio ha diritto di rimanere nella casa dei genitori?

Mio figlio, mia nuora e il bambino abitano a casa mia a Roma da 3 anni circa e hanno messo la loro residenza. Io ho la residenza in Francia. Vorrei farli uscire per tornare in Italia anche senza cambiare la mia attuale residenza. Quali sono i miei diritti?

Se il figlio, unitamente alla propria famiglia, non vuole andare via dall’abitazione bonariamente, non resta che procedere in via giudiziale con un’azione di rilascio dell’immobile. Ciò presuppone, ovviamente, che chi agisce per il rilascio sia il legittimo proprietario del bene, mentre il figlio non abbia alcun titolo per potervi risiedere (comodato, locazione, usufrutto, abitazione, ecc.), ovvero il suo titolo sia scaduto.

Per legge, i genitori sono tenuti a mantenere i figli economicamente indipendenti, quantomeno versando loro un assegno a titolo di alimenti oppure, in sostituzione, facendoli vivere con sé provvedendo a vitto e alloggio. Nel caso di specie, però, non sembra ricorrere nessuna di queste circostanze; pertanto, il figlio potrà essere mandato via ricorrendo al giudice.

Peraltro, secondo la più recente giurisprudenza (Trib. Modena, primo febbraio 2018), non sussiste alcuna norma che attribuisce ai figli, divenuti maggiorenni, un diritto incondizionato di permanere nell’abitazione di proprietà esclusiva dei genitori, anche contro la volontà di questi e facendo valere il solo vincolo familiare.

Ciò vuol dire che i genitori possono liberamente chiedere al figlio convivente di rilasciare e liberare l’immobile occupato, con la sola premura, nel rispetto del principio di buona fede, di concedergli un termine ragionevole per andarsene.

La possibilità di cacciare via di casa il figlio, peraltro, non viene meno neanche se questi non è pienamente autosufficiente e ha pertanto diritto agli alimenti. Infatti, in capo all’alimentando non sussiste il diritto incondizionato di rimanere nell’immobile con i genitori, ben potendo i soggetti tenuti all’obbligazione alimentare adempiere con modalità congrue diverse come, ad esempio, attraverso il riconoscimento di un assegno periodico.

Tirando le fila, nel caso esposto all’interno del quesito è consigliabile innanzitutto agire in via bonaria, magari inviando al figlio una diffida per iscritto a mezzo di un legale, assegnando un congruo termine per il rilascio, in modo tale da consentire di trovare una nuova sistemazione.

Successivamente, in caso di esito negativo, si potrà adire il tribunale territorialmente competente chiedendo il rilascio dell’immobile. In questo giudizio occorrerà provare la proprietà dell’immobile e l’insussistenza di titolo di controparte idoneo a giustificare l’occupazione. Si potrà perfino chiedere il risarcimento del danno.

Solo dopo aver ottenuto il rilascio si potrà avviare presso il Comune la procedura per accertare la decadenza della residenza.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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