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Rubare in un box è furto in abitazione?

12 Giugno 2021
Rubare in un box è furto in abitazione?

Furto di bicicletta all’interno di un box chiuso a chiave. La pattuglia intervenuta riferiva che non poteva procedere in quanto non avevo ancora presentato denuncia. Mi sono recato in caserma, ho presentato denuncia di furto nel box chiuso a chiave. Si tratta di furto in abitazione, essendo il box una sua pertinenza, o di furto aggravato? Di conseguenza, un reato perseguibile d’ufficio?

Il box è pertinenza dell’abitazione (cfr. Cass., sent. n. 16070/2019). Pertanto, poiché il primo comma dell’art. 624-bis c.p. afferma testualmente che «Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, è punito con la reclusione da quattro a sette anni e con la multa da euro 927 a euro 1.500», il reato esposto nel quesito può essere ricondotto al furto in abitazione, procedibile d’ufficio.

Sul punto è molto chiara anche la giurisprudenza. Con la sentenza n. 24386/2019 la Corte di Cassazione ha affrontato un caso del tutto analogo, riguardante il furto di una mountain bike custodita all’interno di un box. Secondo la Suprema Corte, tale reato costituisce un furto in abitazione.

Anche altra sentenza (Sez. 5, n. 35764 del 27/03/2018) ha stabilito che integra il reato previsto dall’art. 624-bis cod. pen. la condotta di chi si impossessa di un ciclomotore introducendosi nel locale adibito al suo deposito, in quanto detto luogo, benché disabitato, costituisce pertinenza di una privata dimora.

Basti pensare che, per la Corte di Cassazione, integra il delitto di furto in abitazione anche la condotta di colui che commetta il fatto all’interno di un campo di tennis inserito in un complesso alberghiero, considerato che esso costituisce pertinenza dell’albergo e luogo nel quale i soggetti che ivi si intrattengono, anche solo per svolgere attività ludica, pongono in essere atti relativi alla propria sfera privata (Cass., sent. n. 4569/2011).

E ancora, «Integra il delitto di cui all’art. 624 bis c.p. (furto in abitazione), la condotta di colui che commetta il furto nella portineria di un condominio, in quanto la portineria di uno stabile condominiale rientra nell’ambito della tutela dei beni predisposta dall’art. 624 bis succitato, in ragione della sua destinazione a privata dimora ed essendo, in ogni caso, incontrovertibile la sua natura pertinenziale sia in riferimento all’unità immobiliare occupata dallo stesso portiere nello stesso stabile condominiale sia, pro quota, in riferimento a tutti gli altri appartamenti dell’anzidetto complesso» (Cass., sent. n. 28192/2008).

Peraltro, anche qualora si qualificasse l’episodio come furto aggravato ai sensi dell’art. 625 c.p. (per violenza sulle cose, per uso di mezzi fraudolenti oppure per essere stato commesso con destrezza), il delitto sarebbe comunque procedibile d’ufficio.

L’unica ipotesi di furto procedibile a querela è quello c.d. “semplice” di cui all’art. 624 c.p. Si tratta in effetti di un’ipotesi residuale di sottrazione illecita di bene altrui, considerate le numerose ipotesi aggravate contemplate nell’art. 625 c.p., al di fuori del furto in abitazione e del furto con strappo dell’art. 624-bis c.p. La fattispecie descritta nel quesito potrebbe rientrare nell’alveo del furto semplice (procedibile a querela di parte) solamente se la bici fosse stata totalmente incustodita, oppure lasciata in luogo aperto e accessibile a chiunque.

Tirando le file di quanto detto sinora, si ritiene che il reato sia riconducibile al furto in abitazione (art. 624-bis c.p.), procedibile d’ufficio. Anche qualora si volesse ipotizzare un furto aggravato (art. 625 c.p.), il reato sarebbe comunque procedibile d’ufficio.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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