HOME Articoli

Le Guide Quando la cartella esattoriale di Equitalia è inviata per una multa

Le Guide Pubblicato il 17 aprile 2014

Articolo di




> Le Guide Pubblicato il 17 aprile 2014

Violazioni del codice della strada e cartella di pagamento: termini per impugnare, condizioni di validità, ricorsi.

Come noto, la cartella esattoriale, emessa da Equitalia, è uno degli strumenti normativi attraverso cui è possibile riscuotere in modo forzoso le somme dovute alla pubblica amministrazione per vari motivi, tra cui le violazioni amministrative al Codice della strada.

Dopo che sia stata elevata la multa, per arrivare alla cartella, la violazione deve superare una serie di passaggi normativi, che possiamo riassumere per sommi capi.

A partire dal momento in cui si riceve il verbale dell’infrazione, il proprietario dell’auto ha 30 giorni per pagare. Dopo questo termine, se l’interessato non presenta un ricorso (o se ne presenta uno che viene dichiarato inammissibile), il verbale diviene automaticamente titolo esecutivo, per una somma pari alla metà del massimo edittale (circa il doppio del minimo).

Il passo successivo è la trasmissione alla società concessionaria della riscossione (per esempio, Equitalia) delle liste dei verbali non pagati, per la formazione dei ruoli e la notificazione della cartella esattoriale.

Il diritto a riscuotere le somme dovute a titolo di sanzione si prescrive in cinque anni dalla data in cui la violazione è stata commessa [1]. In altre parole, se entro il quinquennio non arriva la cartella di Equitalia, l’amministrazione non potrà più pretendere il pagamento della contravvenzione.

Si applicano, comunque, le norme in materia di interruzione della prescrizione contemplate nel Codice civile, tra le quali spicca per importanza la notificazione del verbale di violazione. In parole semplici, ciò vuol dire che il conteggio del termine di prescrizione riparte da zero quando il verbale viene notificato, per cui, di fatto, i cinque anni si contano sempre dalla data di ricezione del verbale, salvo dimostrare che la notifica non è mai avvenuta.

La tempistica è fondamentale anche per capire il meccanismo che porta al computo della somma da pagare: a quella dovuta a titolo di sanzione, alle spese di accertamento e di notificazione e all’aggio per il riscossore, va aggiunto il 10% semestrale [2]. Con questo meccanismo, il conto complessivo finale per il cittadino può superare anche del 90% la sanzione.

Dal 1° gennaio 2008 [3] Equitalia (o altri agenti della riscossione) non può recuperare somme, in favore dei Comuni, per multe da violazioni del Codice della strada, per le quali, alla data in cui l’attività del riscossore comunale è stata acquisita da Equitalia, la cartella di pagamento non era stata notificata entro due anni dalla consegna del ruolo.

Si è così introdotto un preciso termine di decadenza per la notifica delle cartelle, che però riguarda solo i Comuni. Ma le cartelle esattoriali, intese quali strumenti di recupero delle sanzioni non pagate, sono destinate a decrescere molto perché Equitalia, dal 31 dicembre 2014 – secondo l’ultima proroga prevista dalla Finanziaria 2014 – non emetterà più le cartelle esattoriali per i Comuni, che useranno l’ingiunzione fiscale.

Quando si riceve una cartella, si può presentare ricorso anche contro la multa originaria (nonostante i termini per ricorrere contro il verbale siano in questa fase ampiamente scaduti) o solo per i vizi della cartella stessa?

Secondo la Cassazione [4], contro la cartella esattoriale per la riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie è ammissibile l’opposizione dal giudice di pace solo se il ricorrente dimostra che essa è il primo atto con cui è venuto a conoscenza della sanzione, in quanto sia mancata la notifica dell’ordinanza-ingiunzione o del verbale.

Diversamente, il cittadino può ricorrere solo per vizi propri della cartella (per es. errore di notifica, mancata indicazione dell’atto prodromico, mancata indicazione degli interessi, ecc.), e non per vizi del verbale originario.

note

[1] Art. 209 del Codice della strada, che rimanda all’articolo 28 della legge 689/81.

[2] Previsto dall’art. 27 della legge 689/81.

[3] Legge 244/2007 (la Finanziaria 2008): il comma 153 dell’art. 1 ha inserito il comma 35-bis all’art. 3 del Dl 203/2005.

[4] Cass. sent. n. 21598/11.

Autore immagine: 123rf.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI