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La facoltà di astensione del testimone

8 Settembre 2021 | Autore:
La facoltà di astensione del testimone

Testimonianza: cos’è e a cosa serve? Il testimone è obbligato a deporre davanti all’autorità giudiziaria? Quando può rifiutarsi di rispondere?

La testimonianza è uno dei mezzi di prova di cui può avvalersi colui che, davanti all’autorità giudiziaria, intende dimostrare una determinata circostanza a sé favorevole. Chi è chiamato a testimoniare non può sottrarsi: per legge, deve presentarsi all’udienza indicata e riferire secondo verità i fatti che sono di sua conoscenza. Chi si rifiuta di presenziare, può essere condotto con la forza dalle autorità; chi mente oppure è reticente, rischia un’incriminazione per falsa testimonianza. Quanto appena detto trova una deroga nella facoltà di astensione del testimone.

Per legge, esistono delle ipotesi in cui la persona chiamata a deporre al banco dei testimoni può rifiutarsi di rispondere alle domande, sottraendosi di fatto all’ufficio del testimone. Si tratta di casi eccezionali, stabiliti dall’ordinamento giuridico in presenza di determinati rapporti che sussistono tra le parti coinvolte nel procedimento e i soggetti chiamati a testimoniare. Con questo articolo parleremo della facoltà di astensione del testimone, analizzando i casi in cui la persona chiamata a deporre può rifiutarsi di collaborare con l’autorità giudiziaria.

Testimonianza: cos’è?

Come anticipato in premessa, la testimonianza è uno dei mezzi di prova messi a disposizione della legge a favore delle parti processuali che intendono dimostrare eventi a sé favorevoli.

La testimonianza consiste nel racconto di chi ha assistito direttamente ai fatti che sono oggetto di giudizio.

Detto in altre parole, la testimonianza è la deposizione fatta davanti al giudice da parte di chi ha conoscenza di fatti rilevanti ai fini processuali.

Si pensi alla testimonianza di chi ha assistito a un sinistro stradale oppure alla commissione di un delitto.

Testimonianza: è obbligatoria?

La testimonianza è obbligatoria per chi è stato citato in tribunale. Il teste potrà assentarsi solamente per comprovati motivi di salute che, di fatto, gli impediscono di raggiungere l’aula di giustizia.

Dunque, la testimonianza costituisce un vero dovere per il testimone regolarmente citato. L’ufficio del testimone è obbligatorio e prevale praticamente su ogni altra ragione (ad eccezione di quelle legate a problemi di salute).

Quanto appena detto trova delle eccezioni nei casi in cui il testimone ha la facoltà di astenersi, cioè di non deporre nonostante sia stato citato in giudizio. Vediamo di cosa si tratta.

Facoltà di astensione del testimone: cos’è?

Come detto nel precedente paragrafo, la legge contempla alcune ipotesi di astensione dalla testimonianza. Si tratta di una deroga all’obbligo di testimoniare, destinata ai soggetti che, per via del loro particolare legame con le parti in causa, preferirebbero non deporre.

Come vedremo, la facoltà di astensione è leggermente diversa a seconda del tipo di procedimento cui è chiamato a deporre il soggetto. Bisogna quindi distinguere tra la facoltà di astensione del testimone nel processo penale e quella prevista per il processo civile.

Testimone: facoltà di astensione nel processo penale

La facoltà di astensione nel processo penale si applica a due categorie di persone:

  • ai prossimi congiunti ed ai soggetti ad essi equiparati;
  • agli individui vincolati da segreto professionale, d’ufficio o di Stato. Per questi ultimi soggetti sarebbe più corretto parlare di obbligo di astensione.

In ogni caso, la facoltà di astensione non legittima la mancata presenza in udienza. In altre parole, il soggetto chiamato come testimone deve regolarmente comparire in tribunale. Solo una volta seduto al banco dei testimoni potrà dichiarare al giudice di volersi avvalere della facoltà di astensione dalla testimonianza.

Facoltà di astensione dei prossimi congiunti

Nel processo penale, è data facoltà di astensione ai prossimi congiunti dell’imputato [1], a meno che questi ultimi non siano le persone offese che hanno sporto denuncia o querela.

Per prossimi congiunti devono intendersi gli ascendenti (genitori, nonni, ecc.), i discendenti (figli, nipoti, ecc.), il coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti. Sono esclusi gli affini se il coniuge è morto e non c’è prole [2].

Ma non solo. La facoltà di astensione spetta anche a chi è legato all’imputato da un vincolo di adozione e, limitatamente ai fatti verificatisi o appresi dall’imputato durante la convivenza coniugale o derivante da un’unione civile tra persone dello stesso sesso:

  • a chi, pur non essendo coniuge dell’imputato, come tale conviva o abbia convissuto con esso;
  • al coniuge separato dell’imputato;
  • alla persona nei cui confronti sia intervenuta sentenza di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio o dell’unione civile tra persone dello stesso sesso contratti con l’imputato.

In pratica, la facoltà di astensione si applica a tutti i prossimi congiunti, agli adottati e adottanti, nonché ai conviventi ed ai coniugi separati e divorziati (in questi casi, limitatamente a quanto appreso durante la vita comune con l’imputato).

Astensione per segreto professionale e d’ufficio

Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto in ragione della loro professione (segreto professionale) le seguenti categorie:

  • i ministri di confessioni religiose;
  • gli avvocati, gli investigatori privati autorizzati, i consulenti tecnici e i notai;
  • i medici, i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione sanitaria;
  • tutti gli esercenti altre professioni ai quali la legge riconosce la facoltà di astenersi dal deporre determinata dal segreto professionale;
  • i giornalisti professionisti iscritti nell’albo, relativamente ai nomi delle persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di carattere fiduciario nell’esercizio della loro professione. Tuttavia, se le notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato per cui si procede e la loro veridicità può essere accertata solo attraverso l’identificazione della fonte della notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni [3].

Hanno altresì obbligo di astenersi dal deporre sui fatti conosciuti per ragioni del loro ufficio che devono rimanere segreti (segreto d’ufficio) i pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di un pubblico servizio [4]. Gli stessi devono astenersi nel caso di fatti coperti dal segreto di Stato [5].

Il segreto professionale e quello d’ufficio non si applicano nei casi in cui si ha l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria. È il caso del medico che, in presenza di patologie riconducibili a un reato, ha l’obbligo di referto, cioè di segnalare il fatto alla pubblica autorità.

Testimone: facoltà di astensione nel processo civile

Nel processo civile, si applicano le stesse facoltà di astensione del processo penale, ad eccezione di quella riguardante i prossimi congiunti ed i soggetti a essi equiparati (conviventi, ecc.).

In altre parole, nel processo civile possono astenersi solo coloro che hanno l’obbligo del segreto professionale, il segreto d’ufficio o quello di Stato [6].

Ciò non significa che la testimonianza dei familiari sia assolutamente libera. Secondo la legge [7], non possono essere assunte come testimoni le persone aventi nella causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio.

Poiché non c’è una norma di legge che vieti la testimonianza dei parenti, nel processo civile il problema si pone essenzialmente per il coniuge in comunione dei beni. A tal proposito, è consigliabile la lettura dell’articolo “Testimonianza della moglie: è possibile?“.


note

[1] Art. 199 cod. proc. pen.

[2] Art. 307 cod. pen.

[3] Art. 200 cod. proc. pen.

[4] Art. 201 cod. proc. pen.

[5] Art. 202 cod. proc. pen.

[6] Art. 249 cod. proc. civ.

[7] Art. 246 cod. proc. civ.

Autore immagine: canva.com/


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