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Come allontanare il convivente o il coniuge dopo la fine dell’unione sentimentale?

17 aprile 2014


Come allontanare il convivente o il coniuge dopo la fine dell’unione sentimentale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 aprile 2014



Se il partner persevera, al termine della relazione, nel non voler abbandonare la casa familiare, si può procedere con un’azione di rilascio o di restituzione dell’immobile.

Quando un amore finisce non si è più due cuori ed una capanna e la prima cosa che bisogna liberare è proprio la capanna.

Infatti, con la sentenza di separazione, il giudice assegna, di norma, la casa familiare al coniuge presso cui sono collocati i figli minori; l’altro coniuge, di conseguenza, è tenuto ad allontanarsi entro una data stabilita dal giudice.

Può accadere, però, che nonostante il giudice abbia imposto un termine per consentire all’altro coniuge di trovare un diverso alloggio, lo stesso continui a stazionare nella casa familiare determinando, così, problemi di relazione con l’ex coniuge.

Cosa fare in questi casi?

Non sarebbe una buona idea buttare fuori di casa il coniuge perché, come sostenuto da una sentenza della Cassazione [1], si commetterebbe uno spoglio “violento”.

Per la stessa ragione non è consentito cambiare la serratura (in tale ipotesi lo spoglio sarebbe “clandestino“).

La stessa cosa vale anche se la coppia non è sposata: anche il convivente (così come il coniuge) non può essere messo alla porta da un giorno ad un altro senza un congruo preavviso.

Lo stesso problema dell’allontanamento dal tetto domestico si pone, non solo nel caso di separazione tra coniugi, ma anche, ad esempio, nel caso in cui i genitori vogliano “buttare fuori” di casa il figlio maggiorenne che non ha più diritto a essere mantenuto; o ancora qualora i suoceri, che abbiano dato al figlio la propria casa in comodato gratuito, intendano allontanare la nuora ormai separata e senza figli.

In tutti questi casi vanno tutelati sia i proprietari o assegnatari degli immobili che hanno diritto a ritornare in possesso dei loro beni, ma anche i soggetti che perdono il diritto al godimento del bene e che non possono trovarsi per strada da un giorno all’altro.

Qual è la soluzione in questi casi?

Purtroppo non tutte le soluzioni sono gratis e anche in questi casi la soluzione costa.

Se la casa continua a essere abitata dal coniuge, dal convivente, dalla nuora o da altre persone che la occupano senza averne alcun diritto, la prima cosa da fare è inviare una lettera, spedita con raccomandata con ricevuta di ritorno, in cui si invita il soggetto interessato a liberare l’immobile entro un certo termine.

Ovviamente, se i coniugi sono conviventi, la lettera va spedita allo stesso indirizzo, per quanto “stravagante” possa sembrare.

Se nonostante la comunicazione scritta il soggetto continua a permanere nell’abitazione, bisogna avviare una causa e chiedere il rilascio dell’immobile.

In questa sede il giudice concederà, alla parte che deve lasciare l’abitazione, un congruo termine perché possa trovare un’altra abitazione.

In definitiva, cacciare di casa il coniuge o il convivente oppure di cambiare la serratura si rivelano scelte sempre sbagliate da un punto di vista giuridico.

In questi casi si risponde penalmente di violenza privata [3]. In merito si è pronunciata anche la Corte di Cassazione con una sentenza di qualche tempo fa [4].

di BARBARA PIRELLI

note

[1] Cass. sent. n. 7214 del 21.03.2013.

[2] Art. 447 bis cod. proc. civ.

[3] Art.610 cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 40383/2012.

Autore immagine: 123rf.com

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