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Violenza sessuale aggravata da inferiorità psichica: Cassazione

31 Maggio 2021
Violenza sessuale aggravata da inferiorità psichica: Cassazione

L’aggravante: patologia mentale, livello culturale e altre cause di esclusione della capacità d’intendere e volere della vittima del reato di violenza sessuale.

Violenza sessuale: anche le credenze esoteriche in grado di suggestionare la p.o. rientrano fra le condizioni di inferiorità psichica

In tema di violenza sessuale, tra le condizioni di inferiorità psichica rilevanti a norma dell’art. 609-bis, comma 2, n. 1, c.p. rientrano tutte quelle che siano tali da determinare una posizione vulnerabile della vittima indipendentemente dall’esistenza di patologie mentali, comprese quelle determinate da credenze esoteriche in grado di suggestionare la persona offesa, delle quali l’agente approfitti spingendo o convincendo quest’ultima ad aderire ad atti sessuali che, diversamente, non avrebbe compiuto.

Cassazione penale sez. III, 14/09/2020, n.31512 

La condizione di inferiorità della vittima non richiede che la stessa si trovi in condizione di totale incapacità  

La condizione di inferiorità della persona offesa, come prevista dall’art. 609 bis c.p., non richiede che la stessa si trovi privata del tutto di capacità critiche e decisionali e, in qualche modo, in balia dell’autore dei fatti. A ciò consegue che il rifiuto della persona offesa di accondiscendere ad alcune richieste o di non accettare alcune forme di relazione non implicano che la restante parte delle condotte e delle relazioni sia accettata in modo libero e valido.

La condizione di inferiorità sussiste allorché venga accertata una sproporzione di capacità cognitive, relazionali e affettive e un così diverso livello di maturità personale tali da limitare grandemente l’auto determinazione e la libertà della persona offesa, da trasformare gli atti a contenuto sessuale in una forma di approfittamento da parte dell’autore delle condotte e da integrare gli estremi di abuso e violenza previsti dalla norma incriminatrice.

Cassazione penale sez. III, 16/06/2020, n.28662

In tema di induzione a compiere o subire atti sessuali su persona in stato di inferiorità fisica o psichica

In tema di violenza sessuale su persona che si trova in stato di inferiorità fisica o psichica, l’induzione a compiere o a subire atti sessuali si realizza quando, con un comportamento attivo di persuasione sottile e subdola, l’agente spinge, istiga o convince la vittima ad aderire ad atti sessuali che diversamente non avrebbe compiuto.

Cassazione penale sez. III, 17/05/2019, n.38011

Violenza sessuale: la richiesta della vittima di usare il preservativo non è consenso al rapporto carnale

Il delitto di violenza sessuale in danno di persona che si trovi in stato di inferiorità psichica o fisica è integrato da una condotta posta in essere con la piena consapevolezza, da un lato, della condizione di inferiorità della vittima e, dall’altro, del fatto che l’azione sia conseguente a induzione e abuso.

In tale contesto, l’eventuale richiesta proveniente dalla persona offesa di far uso del profilattico non potrà valere di per sé quale consenso putativo al rapporto carnale, ben potendo rappresentare soltanto il tentativo di elidere o ridurre le conseguenze negative dell’atto non voluto.

Cassazione penale sez. III, 10/10/2018, n.727

Elementi necessari per la sussistenza del reato di violenza sessuale

In tema di violenza sessuale, per la sussistenza del reato di cui all’art. 609-bis, comma 2, n. 1, cod. pen., è necessario accertare che: 1) la condizione di inferiorità sussista al momento del fatto; 2) il consenso dell’atto sia viziato da tale condizione; 3) il vizio sia riscontrato caso per caso e non presunto, né desunto esclusivamente dalla condizione patologica in cui si trovi la persona, quando non sia tale da escludere radicalmente, in base ad un accertamento, se necessario, fondato su basi scientifiche, la capacità stessa di autodeterminarsi; 4) il consenso sia frutto dell’induzione; 5) l’induzione, a sua volta, sia stata posta in essere al fine di sfruttare la (e approfittare della) condizione di inferiorità per carpire un consenso che altrimenti non sarebbe stato dato; 6) l’induzione e la sua natura abusiva non si identifichino con l’atto sessuale, ma lo precedano.

Cassazione penale sez. III, 19/06/2018, n.52835

Il delitto di violenza sessuale su infraquattordicenne 

Il delitto di violenza sessuale commessa ai danni di persona infraquattordicenne di cui agli artt. 609-bis, comma secondo, n. 1 e 609-ter, comma primo, n. 1, cod. pen., si distingue dalla fattispecie a forma libera di atti sessuali con minorenne per la presenza di una condotta di induzione, ossia per l’attività di persuasione del minore succube e passivamente tollerante, che manca nel reato disciplinato dall’art. 609-quater cod. pen., nel quale il consenso del minore è viziato dalla condizione di inferiorità dovuta all’età.

Cassazione penale sez. III, 17/05/2018, n.44530

Violenza sessuale: escluso l’abuso di persona nell’ipotesi in cui un medico ricatti la paziente di troncare la loro relazione sentimentale

In tema di reati sessuali ai fini della configurabilità del reato di violenza sessuale mediante abuso di persona che si trovi in uno stato d’inferiorità psichica o fisica, nel caso in cui le condotte siano compiute nell’ambito di una relazione stabile, non è sufficiente valorizzare il carattere sessuale della relazione, ma è necessaria la prova della persistenza della dolosa strumentalizzazione dell’inferiorità della vittima da parte dell’agente, dovendo altresì essere il giudizio circa la sussistenza del reato scevro da considerazioni di carattere morale.

(Nella specie la S.C. ha escluso la configurabilità della condotta di abuso nel “ricatto morale” posto in essere da uno psichiatra nei confronti della propria paziente di porre fine alla loro relazione sentimentale, non costituendo di per sé una strumentalizzazione dell’inferiorità della vittima).

Cassazione penale sez. III, 20/09/2017, n.15412

Violenza sessuale ed aggravante delle condizioni di inferiorità fisica o psichica

La violenza sessuale è sempre aggravata per le condizioni minorate fisiche e psichiche proprie dello stato degente, se realizza un differenziale di potere anche temporaneo o passeggero. Il plagio può anche essere indotto, disvelato solo da una successiva valutazione degli eventi occorsi.

Cassazione penale sez. III, 23/02/2017, n.35145

La condizione di inferiorità psichica della vittima di violenza sessuale può dipendere da patologia, livello culturale, situazione familiare o minore età

In tema di violenza sessuale, la condizione di inferiorità psichica della vittima al momento del fatto, di cui all’art. 609 bis, comma secondo, n. 1, cod. pen., può prescindere da una patologia mentale, potendo dipendere anche dal limitato processo evolutivo mentale e culturale ovvero dalla minore età accompagnata da una situazione individuale e familiare che rendano la persona offesa vulnerabile alle richieste dell’agente.

(Fattispecie relativa a minori di etnia romena, clandestine e prive di mezzi di sussistenza, indotte a prostituirsi con la corresponsione di piccole somme di denaro o altre regalie).

Cassazione penale sez. III, 11/10/2016, n.52041

Violenza sessuale del medico

Il rapporto di connessione anche meramente investigativa tra esercizio abusivo della professione medica e violenza sessuale mediante abuso delle condizioni di inferiorità psichica, rileva anzitutto anche sul piano della procedibilità d’ufficio di tutti i reati così connessi; inoltre la commissione di condotte sessuali nell’ambito di un rapporto di totale affidamento tra operatore/specialista medico e paziente, indipendentemente dalla metodologia seguita dal curante ed, a maggior ragione, se il curante è andato anche oltre le competenze della propria professione, proprio in virtù del rapporto di totale fiducia ingenerato nelle vittime, esclude ogni tipo di consenso idoneo a legittimare l’invasione della sfera sessuale della vittima e configura di per sé una violenza sessuale compiuta mediante induzione e abuso delle condizioni di inferiorità psichica.

Cassazione penale sez. III, 18/05/2016, n.37166

Il rapporto consensuale è idoneo ad escludere reato di violenza sessuale solo se non connotato da induzione o abuso della condizione di menomazione

Ad escludere la configurabilità del reato di violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa, di cui all’art. 609 bis c.p., comma 2, n. 1, non è sufficiente che sia stato prestato l’altrui consenso, ossia che la persona con la quale è intercorso il rapporto sessuale abbia acconsentito a compiere o a subire l’atto sessuale, ma è necessario accertare se tale consenso non si configuri quale conseguenza di una strumentalizzazione della inferiorità della vittima da parte dell’autore del fatto, che abbia sfruttato le condizioni di minorata capacità di resistenza o di comprensione della natura dell’atto da parte del soggetto passivo mediante una condotta di induzione, consistente in un’opera di persuasione spesso sottile o subdola con cui il partner è spinto o convinto a sottostare ad atti che diversamente non avrebbe compiuto, e di abuso che si verifica quando le condizioni di menomazione sono strumentalizzate per accedere alla sfera intima della persona che, versando in una situazione precaria, viene ridotta a mezzo per soddisfare l’altrui libidine.

Pertanto i rapporti consensuali sono da considerare leciti soltanto se non connotati da induzione o abuso delle condizioni di menomazione, anche dovute a fattori ambientali, di consistenza tale da incidere negativamente sulla volontà e sulla libertà sessuale della vittima, sì da determinare in quest’ultima un’assente o diminuita capacità di resistenza agli stimoli esterni. Spetta, quindi, al giudice la verifica della consapevolezza da parte dell’agente non solo delle minorate condizioni del soggetto passivo, ma anche quella dell’abuso di tale stato per fini sessuali.

Cassazione penale sez. III, 18/05/2016, n.37166

Non è necessaria la sussistenza di patologia mentale per integrare la condizione di inferiorità psichica della vittima di violenza sessuale

In tema di violenza sessuale, la condizione di inferiorità psichica della vittima al momento del fatto prescinde da fenomeni di patologia mentale, in quanto è sufficiente ad integrarla la circostanza che il soggetto passivo versi in condizioni intellettive e spirituali di minore resistenza all’altrui opera di coazione psicologica o di suggestioni, posto che siffatte situazioni psichiche devono ritenersi idonee ad elidere comunque, in tutto o in parte, la capacità della vittima di esprimere un valido consenso, sì da impedirle di respingere efficacemente gli atti sessuali dell’agente.

Cassazione penale sez. III, 18/05/2016, n.37166



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