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Finto commercialista intasca i soldi: che fare?

1 Giugno 2021 | Autore:
Finto commercialista intasca i soldi: che fare?

Come difendersi dal professionista falso ed infedele; cosa fare se ti accorgi che non ha versato le imposte e non è neppure iscritto all’albo. 

Quando hai conosciuto il tuo commercialista gli hai chiesto il certificato di iscrizione all’Albo? Probabilmente no: ti sei fidato della targa dorata sulla porta, o dei parenti, amici o colleghi che te lo hanno indicato o presentato, e non hai approfondito questi “dettagli”. Eppure sarebbe stato necessario: il mondo è pieno di truffatori e quando si tratta della tua «salute fiscale» bisogna controllare bene a chi si affidano gli incarichi delicati e, talvolta, anche il proprio denaro. Che fare se il finto commercialista intasca i soldi che gli avevi affidato per i versamenti delle tasse? 

Qui non si tratta più soltanto della mancanza di abilitazione professionale. C’è una vera e propria truffa commessa in tuo danno, ma delle conseguenze negative ne risponderai in prima battuta tu, perché il Fisco ti chiederà comunque di provvedere ai versamenti dovuti. La scelta del professionista è a tuo carico, nel bene e nel male. Quando la faccenda viene fuori e ti accorgi dell’inganno – ad esempio perché arriva una cartella che ti chiede le imposte non pagate – è già troppo tardi, ma non del tutto: si possono evitare le sanzioni tributarie e si può recuperare il maltolto.  

Il commercialista falso, oltre che infedele, ha commesso anche un altro reato: l’esercizio abusivo di una professione riservata, che per svolgersi correttamente richiede una laurea ed una speciale abilitazione. Quindi, puoi denunciarlo e subirà un processo. Ma poi, se e quando verrà condannato, ti risarcirà dei danni provocati dal suo illecito comportamento? Il problema del finto commercialista che intasca i soldi è serio e non è facile capire in concreto cosa fare nei confronti di personaggi simili. In questo articolo, ti spiegheremo come agire di fronte a una situazione del genere e ti indicheremo quali sono i possibili rimedi e le tutele offerte dalla legge alle vittime di questi spiacevoli casi. 

Finto commercialista: quali reati? 

Il commercialista deve essere abilitato all’esercizio della professione, per poterla legittimamente svolgere [1]. L’abilitazione si ottiene con il superamento di un esame di Stato a seguito del quale avviene l’iscrizione nell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Odcec).

Il finto commercialista commette il reato di esercizio abusivo della professione [2]punito con la reclusione da sei mesi a tre anni con la multa da 10.000 a 50.0000 euro. Se scopri che il tuo commercialista non possiede i titoli necessari, potrai denunciarlo in qualsiasi momento per questo reato.  

Se poi il falso commercialista, oltre ad esercitare abusivamente la professione, ha anche ricevuto soldi dal cliente per i versamenti di imposta e non vi ha provveduto, sarà responsabile del reato di truffa. Qui per ottenere la punizione del colpevole ed il risarcimento dei danni la vittima dovrà sporgere querela (non basta la semplice denuncia) entro tre mesi dall’avvenuta conoscenza del fatto illecito.

Finto commercialista e tasse non pagate 

Delle tasse non pagate risponde il commercialista, ma solo nei confronti del cliente truffato; invece, verso l’Erario, rimane responsabile il contribuente anche nei casi di errore, dolo o malafede del falso professionista. Ma bisogna fare un’importante distinzione tra il tributo dovuto dal contribuente e le sanzioni per l’omesso versamento. 

La legge [3] stabilisce che il contribuente non è sanzionabile se dimostra che il pagamento del tributo non è stato eseguito a causa di un fatto reato denunciato all’autorità giudiziaria e «addebitabile esclusivamente a terzi»: dunque, niente sanzioni quando dell’omesso versamento è responsabile il commercialista disonesto che con artifici o raggiri ha indotto in errore il cliente, facendogli falsamente apparire di aver eseguito i pagamenti mentre in realtà ha trattenuto per sé i soldi che gli erano stati forniti per provvedere a questi adempimenti. 

Devo pagare il finto commercialista? 

Se il finto commercialista ha commesso un reato, sarà tenuto per legge [4] a risarcirti tutti i danni provocati dal suo illecito comportamento, non appena esso sarà stato accertato con sentenza di condanna. Attenzione però: il fatto che il finto commercialista abbia commesso il reato di esercizio abusivo della professione non significa che tu non debba pagarlo per le prestazioni svolte, se non si è reso responsabile anche di truffa in tuo danno. 

Questa conseguenza, apparentemente strana, è stata chiarita dalla Corte di Cassazione [5], che ha affermato come la mancata iscrizione del soggetto all’Albo degli esperti contabili non basta per rendere nullo il contratto tra professionista e cliente. Dunque anche un ragioniere che tiene la contabilità aziendale, predispone le dichiarazioni fiscali e redige i bilanci ha diritto al compenso. Rimane il fatto che queste attività sono riservate agli iscritti all’Albo dei commercialisti ed esperti contabili: altri soggetti che le svolgono, come chiarisce la Suprema Corte, «in modo continuativo organizzato e retribuito» commettono il reato di esercizio abusivo della professione. 

È essenziale, però, che il finto commercialista – ma, nel caso deciso, vero ragioniere – non abbia indotto in errore il cliente circa la sua iscrizione all’Albo: se aveva detto o fatto capire di essere abilitato, ha agito in modo fraudolento e il compenso non gli spetta. Insomma: se il finto commercialista ha ingannato il cliente, non bisogna pagarlo. Altrimenti, se si era presentato in maniera trasparente, o, per usare le parole del Collegio, chiarendo dal principio e «in modo inequivoco che egli non è munito di quella specifica abilitazione e opera in forza di altri titoli», pur diversi ed inferiori a quelli che sarebbero necessari, il compenso per le prestazioni svolte gli è dovuto. 


note

[1] Art. 1 D.Lgs. n.139/2005.

[2] Art. 348 Cod. pen.

[3] Art. 6, co.3, D.Lgs. n. 472/97.

[4] Art. 185 Cod. pen. e art. 2059 Cod. civ.

[5] Cass. ord. n. 15004 del 28.05.2021.


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