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Cassazione: il Porcellum è stato lesivo del diritto di voto

17 aprile 2014


Cassazione: il Porcellum è stato lesivo del diritto di voto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 aprile 2014



Gli italiani non hanno potuto esercitare, per tutti questi anni, il diritto di voto: “grave alterazione della democrazia”; ma ora a farne le spese saranno di nuovo gli italiani.

Facile prendersela con i morti. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale [1] che ha cancellato definitivamente la legge elettorale detta “Porcellum[2], tutti passano all’assalto della carcassa.

Anche la Cassazione, ora, su ricorso presentato da un cittadino, ha emesso una sentenza che letteralmente “distrugge” il sistema con il quale, per tutti questi anni, gli italiani hanno votato [3].

Nella sentenza emessa poche ore fa, la Suprema Corte afferma che vi sarebbe stata una lesione del diritto di voto. In pratica, gli elettori non hanno potuto esercitare un voto personale, eguale, libero e diretto nelle elezioni di deputati e senatori. E ciò nonostante quanto prescriva la nostra Costituzione che – a detta di tutti – dovrebbe essere un “perfetto esempio di democrazia”. Democrazia, evidentemente, solo sulla carta o, comunque, poco funzionante visto che, per ottenere due sentenze che rivelassero quanto a tutti già noto, ci sono voluti ben 14 anni.

La Suprema Corte parla addirittura di “oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica”, a causa del meccanismo di traduzione dei voti in seggi, alterato da due caratteristiche del Porcellum:

– il premio di maggioranza in favore della lista che aveva ottenuto anche solo un voto più delle altre

– e l’impossibilità per i cittadini elettorali di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.

La sentenza della Suprema Corte trae origine dal giudizio promosso da un cittadino che ha chiamato in causa la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell’interno, lamentando di non aver potuto esercitare (così come invece prevede la Costituzione) il diritto di voto. Dette amministrazioni ora sono state condannate alle spese del giudizio, oltre spese generali e accessori di legge, nonché alle spese per onorari e competenze dei giudizi di merito di primo e di secondo grado: condanna che – guarda caso – pagheranno sempre i contribuenti con le tasse.

Insomma, gli italiani hanno subìto, gli italiani si sono lamentati, gli italiani si sono ribellati, gli italiani hanno vinto, gli italiani ora pagano!

Quando si dice “cornuti e mazziati”…

note

[1] C. Cost. sent. n. 1 del 13.01.2014.

[2] Legge n. 270/2005.

[3] Cass. sent. n. 8878/14 del 16.04.2014.

Autore immagine: 123rf.com

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