Diritto e Fisco | Articoli

Il mobbing artistico

31 Maggio 2021 | Autore: Emanuele Carta
Il mobbing artistico

La discrezionalità del datore di lavoro in ambito artistico e sportivo tra mobbing e violazione del dovere di tutela della salute e della personalità. Il caso di una ballerina.

L’ostacolo maggiore che i lavoratori vittime di mobbing artistico e mobbing sportivo si trovano innanzi quando decidono di far valere le proprie ragioni è costituito dalla discrezionalità della scelta di chi ha il potere di selezionarli.

«Non giochi perché a te preferisco in quel ruolo un altro. E’ così e basta!». «Non danzi perché a te preferisco un’altra ballerina». Si tratta di frasi che gli atleti e gli artisti si son sentiti dire chissà quante volte. Da professionisti, essi sono tenuti ad accettare le scelte dei selezionatori: dell’allenatore nel caso degli atleti, del direttore del corpo di ballo e del coreografo nel caso dei ballerini. Non far parte della prima squadra ovvero non danzare sul palco è evidente non faccia piacere a chi subisce la scelta. Ma chi ha intrapreso queste difficili professioni è preparato ad accettare la scelta quando essa è compiuta “secondo le regole”.

Nessun atleta e nessun artista tuttavia può né deve accettare una scelta compiuta in violazione delle regole.

Esistono dunque delle regole che limitano l’esercizio della discrezionalità a tutela del lavoratore dipendente da una società sportiva professionistica ovvero di un artista dipendente da un Ente teatrale o lirico-sinfonico?

Certamente: esse sono costituite innanzitutto dai canoni generali di adempimento delle obbligazioni e di esecuzione del contratto secondo correttezza e buona fede, ex artt. 1175 e 1375 del Codice civile, nonché dalla norma primaria di cui all’art. 2087 del Codice civile che fa carico al datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie a tutelare non solo l’integrità fisica ma anche la personalità morale del lavoratore.

Se queste norme costituiscono la cornice generale entro cui far valere la tutela vi è in ogni ambito una cornice normativa di riferimento più specifica. Essa è costituita dalla normativa posta a tutela della salute del lavoratore (si pensi alle norme intese alla valutazione e alla prevenzione dello stress lavorativo), dagli accordi collettivi aziendali, dai regolamenti, da ogni altra fonte che limiti l’esercizio della discrezionalità da parte del datore di lavoro (particolare importanza possono rivestire le obbligazioni da lui assunte col Codice etico ove esistente).

In una recente sentenza, le Corti milanesi, il tribunale in primo grado e la Corte d’Appello in sede di riesame [1], si sono occupate del caso di una ballerina, dipendente da un’importante Fondazione lirico-sinfonica, che ha denunciato le vessazioni subite in ambito lavorativo, poste in essere in violazione delle regole imposte, ex art. 2087 del Codice civile, al datore di lavoro nell’esecuzione del contratto.

In questa vicenda, le Corti milanesi hanno attribuito rilevanza al trattamento riservato alla ballerina da taluni direttori del corpo di ballo, considerando che detto trattamento abbia concretato (secondo la Corte d’Appello) «una manifesta violazione degli obblighi di correttezza e buona fede che gravano sul datore (irrilevante, come è noto, che i singoli comportamenti siano riferibili direttamente alla figura del datore o a quella dei suoi dipendenti e collaboratori […]».

In altri termini, l’esercizio della discrezionalità, pur non apparendo alle Corti milanesi idoneo a configurare un trattamento mobbizzante, è apparso trascendere l’ambito della legittimità.

La Corte d’Appello ha condiviso la valutazione espressa dal Tribunale circa il riconoscimento della sussistenza della violazione degli obblighi di cui all’art. 2087 del Codice civile da parte della Fondazione. Nella pronuncia, si è attribuita rilevanza all’esclusione della ricorrente «da vari cast con frequenza effettivamente notevole» e alla solidarietà espressa, in vari episodi, dalle organizzazioni sindacali.

In ragione di ciò, la Fondazione datrice di lavoro, con sentenza non ancora passata in giudicato, è stata condannata a risarcire alla ballerina il danno non patrimoniale a lei derivato dal comportamento datoriale.

In questa vicenda (e verosimilmente in ogni altra analoga), la parte e, per essa, il difensore assumono un onere probatorio non indifferente circa gli eventi idonei a far cadere il velo costituito dalla discrezionalità e dalla conseguente incensurabilità delle scelte datoriali.



Di Emanuele Carta

note

[1] Corte d’Appello di Milano sent. n. 475 del 6.05.2021.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube