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Si può rifiutare una trasfusione di sangue?

1 Giugno 2021 | Autore:
Si può rifiutare una trasfusione di sangue?

L’obiezione di coscienza è ammessa per motivi religiosi, come nel caso dei testimoni di Geova. Cosa rischia il medico che pratica comunque l’emotrasfusione?

La salute è un diritto fondamentale della persona umana, ma alcuni, soprattutto per motivi religiosi, si oppongono a determinati trattamenti sanitari e terapeutici, anche quando i medici ne ravvisano la necessità. Si può rifiutare una trasfusione di sangue?  

Questo delicato tema è da anni al centro del dibattito giuridico e bioetico. Gli appartenenti ad alcune confessioni religiose, come i testimoni di Geova, non accettano la somministrazione di sangue o di altri emoderivati, neppure quando sono in pericolo di vita. È in gioco un delicato bilanciamento tra il diritto alla salute, che il medico deve tutelare, e quello alla libertà religiosa: entrambi sono riconosciuti e garantiti dalla Costituzione italiana.

Le più recenti sentenze della Cassazione affermano che si può rifiutare una trasfusione di sangue, perché la tutela della libertà di professare la propria fede religiosa non può essere compromessa. Ma, dal lato opposto, anche il medico che ha consapevolmente praticato una trasfusione nonostante il rifiuto del paziente non commette un atto illecito e non può essere incriminato per il reato di violenza privata, come ha affermato l’ultima sentenza della Suprema Corte [1].

Il rifiuto di trasfusione di sangue 

Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione [1] ma spesso si tralascia di considerare che comprende anche il diritto di non curarsi: la Carta Costituzionale afferma, infatti, che: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge».  

Tra i trattamenti sanitari rientrano anche le somministrazioni di sangue o di emoderivati. Così ogni paziente ha diritto di rifiutare una trasfusione di sangue, o di altri emoderivati, senza dover specificare i motivi della sua scelta, nemmeno quando si tratta di cure salvavita. E il medico è tenuto a rispettare le decisioni del paziente.

Il consenso del paziente alla trasfusione 

Il rifiuto delle cure proposte dai medici deve essere frutto di un suo dissenso consapevole, che rappresenta l’altra faccia del consenso informato: i sanitari hanno il dovere di prospettare ai pazienti tutte le implicazioni, anche negative, delle cure che intendono somministrare e rendere edotto il paziente in maniera chiara delle conseguenze negative a cui potrebbero andare incontro rifiutando la terapia.

Tra i casi espressamente previsti dalla legge sul consenso informato – che deve essere personale, libero, esplicito, consapevole, specifico, attuale e revocabile – c’è anche quello delle emotrasfusioni. Il medico che intende praticarle deve rappresentare al paziente tutti i rischi della somministrazione e ricevere il consenso scritto.

In particolare, il medico che si appresta a ricevere il consenso, o il dissenso, dovrà evidenziare se, in mancanza di valide alternative terapeutiche, la vita stessa del paziente è messa a repentaglio dall’omessa trasfusione. Una volta compiuti questi adempimenti informativi, in ultima analisi spetta al paziente decidere se accettare la trasfusione oppure rifiutarla. 

Quando il medico può praticare la trasfusione nonostante il rifiuto 

Si fa eccezione alla regola del consenso preventivo e obbligatorio quando c’è un reale ed imminente pericolo di vita del paziente, che impone di praticare la trasfusione. In questi casi, il medico può intervenire, a meno che l’interessato non avesse manifestato in precedenza il proprio diniego a ricevere terapie trasfusionali. 

Quindi, se il paziente è in grado di intendere e di volere nel momento in cui il medico gli propone la terapia, potrà rifiutarla e il medico, una volta che lo ha informato dei rischi, dovrà rispettare la sua scelta senza sollevare obiezioni. Quando, invece, c’è una situazione di emergenza, il medico potrà praticare la trasfusione necessaria per salvare la vita del paziente, se non aveva ricevuto un rifiuto preventivo a farlo. 

Il medico che fa una trasfusione senza il consenso del paziente commette reato? 

La giurisprudenza ha sostenuto che il trattamento trasfusionale praticato senza consenso del paziente non integra il reato di violenza privata, che limita la libertà di autodeterminazione della vittima costringendola «a fare, tollerare o omettere qualcosa»: nel nostro caso, una trasfusione non voluta, perché, come ha affermato la Corte di Cassazione a Sezioni Unite [4], questo trattamento sanitario non avviene in modo arbitrario.

Se invece c’era stata un’espressa contrarietà del paziente a ricevere la trasfusione, il reato di violenza privata è astrattamente sussistente, ma il medico può essere prosciolto dall’accusa sin dalla fase delle indagini preliminari se nella sua condotta non è ravvisabile anche l’elemento soggettivo del reato, cioè il dolo, come ha chiarito la Cassazione [1].

Approfondimenti

Per conoscere le più recenti pronunce giurisprudenziali intervenute sul tema trattato in questo articolo, leggi “Trasfusioni di sangue: ultime sentenze” e “Emotrasfusione: ultime sentenze“.


note

[1] Cass. Sent. n. 21501 del 31.05.2021. 

[2] Art. 32 Cost.

[3] L. n. 219 del 22.12.2017.

[4] Cass. S.U. n. 2437 del 18.12.2018.

 


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6 Commenti

  1. Io ci ho provato più volte a comprendere i Testimoni di Geova, ma davvero non ho parole per questi casi. Come ci si può rifiutare ad un intervento tanto importante ed urgente e mettere a rischio la propria vita? Ma cosa hanno nel cervello? Qui, non vi vuole offendere nessuno però davvero io non capisco quale religione possa portarti a credere una cosa del genere.

    1. Apprezzo molto il fatto che “almeno” ci abbia provato a comprendere questo aspetto Sig. Silvio.
      Le posso garantire però che i testimoni di Geova amano la vita e la rispettano molto, infatti non fumano, non vanno agli eccessi con l’alcol, non si drogano, ed evitano tutti gli sport e qualsiasi altra cosa che mette a rischio la loro vita e quelle degli altri. Quella del sangue è una consapevolezza e una decisione che si prende solo dopo diversi anni di studio della Bibbia. Diventa una questione di fede in Dio che ha creato l’uomo e che ha dato tutte le informazioni necessarie per mantenersi sani e in buona salute .
      Cordialmente

      1. “ed evitano tutti gli sport e qualsiasi altra cosa che mette a rischio la loro vita e quelle degli altri.”

        ma cosa sta raccontando?

        Ma si rende conto quanto fanatismo ha nel suo cervello?

        Ma quanto ancora storcerete la realtà per conto della vostra organizzazione criminale?

        Lo sport mette a rischio la vita dell’uomo?

        Quando i governi vi porteranno davanti alla giustizia per le migliaia di persone morte, e specialmente di ragazzini e tantissimi giovani, che li avete obbligato a non accettare l’emotrasfusione?

  2. Il testimone di Geova non è libero di accettare una trasfusione. Se lo fa è automaticamente espulso con la conseguenza di ostracismo da parte di tutta la comunità religiosa. Nessun suo ex confratello può più rivolgergli nemmeno un saluto.
    C’è da dire che il divieto di trasfusione per i testimoni di Geova è successivo al 1945. Quindi una regola soggetta a eventuale variazione come già successo, in passato, per i trapianti di organi.

  3. Sig. Luciano. La dirigenza geovista ha coperto oltre 1016 casi di pedofilia, sono in causa in Australia per questo e non solo li. Investono capitali in società che producono armi e sigarette. La Watchtower ha smaltito del materiale fortemente inquinante delle sue tipografie, seppellendolo nel terreno all’interno dei suoi poderi di Wallkill (New York). Le autorità hanno avviato le indagini per grave inquinamento ambientale. Chiunque puó approfo dire ed informarsi.

  4. Sig. Luciano, inoltre, il fatto che mostrate, con vanto, che i tdg non si drogano, non fumano, non bevono non vi da l’esclusiva come volete sempre lasciare intendere, ma si chiama, semplicemente, conversione he tutte le religioni hanno. Quanti religiosi, senza entrare nello specifico, raccontano di aver abbandonato una vita dissolta quando hanno abbracciato la fede. Questo che fate é marketing. La Watchtower é una organizzazione commerciale travestita da religione che sfrutta e inganna i suoi adepti (in buona fede) per scopi di lucro.

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