Diritto e Fisco | Articoli

Sbarra meccanica: quale autorizzazione?

1 Giugno 2021
Sbarra meccanica: quale autorizzazione?

Cancello elettrico con sbarra che si alza e si abbassa: è necessario chiedere il permesso di costruire al Comune, la Scia, o rientra nell’edilizia libera?

Prima di eseguire un intervento che possa modificare radicalmente il suolo è sempre bene chiedersi quale sia la disciplina prevista dalla normativa urbanistica. Il rischio, come noto, è quello di commettere il reato di abuso edilizio e, oltre a subire un processo penale, di dover poi smantellare tutto. 

A farsi questa domanda dovrebbe essere anche chi installa un cancello elettrico con una sbarra metallica che si alza e si abbassa per consentire il passaggio delle automobili all’interno della proprietà privata. Semmai ci fossero dubbi su tale tipo di impianto – se cioè la sua realizzazione rientri nell’edilizia libera o meno – sarà bene sapere cosa ha detto, in proposito, il Tar Lazio: con una recente sentenza i giudici amministrativi della capitale hanno chiarito quale autorizzazione serve per la sbarra meccanica. Ecco quali sono stati i chiarimenti nel caso di specie [1]. 

Cancello elettrico con sbarra in metallo: ci vuole il permesso del Comune?

Secondo la pronuncia in commento, la sbarra sollevabile in metallo, che regola l’accesso al parcheggio (sia esso privato o condominiale), non è un intervento manutentivo che rientra nell’edilizia libera. Si tratta, al contrario, di un’opera per la quale è necessario presentare prima la Scia. 

Cosa rischia allora chi installa la sbarra meccanica senza presentare la Segnalazione certificata di inizio attività? Sul punto, il Tar Lazio ritiene che la sanzione applicabile, in questo caso, sia esclusivamente di carattere pecuniario. In buona sostanza, sarà necessario pagare una “multa” al Comune, senza però il bisogno di dover smantellare l’opera. 

La vicenda che ha dato il «la» a questa sentenza riguarda il caso di un condominio che aveva fatto realizzare un cancello di delimitazione del parcheggio, costituito da una sbarra meccanica sollevabile in metallo per delimitare il confine dell’area condominiale. Il Comune, osservando che l’intervento non era stato preceduto da alcuna comunicazione all’ufficio tecnico, aveva di conseguenza irrogato al condominio una sanzione amministrativa pecuniaria in ragione del carattere abusivo dello stesso. Il condominio, allora, agiva per l’annullamento della sanzione, ritenendola illegittima. Il Tar Lazio adito, tuttavia, riteneva legittima la sanzione amministrativa pecuniaria.

Sbaglia quindi chi ritiene che, per installare una sbarra meccanica sollevabile, non sia necessario dotarsi di alcun titolo edilizio. L’interpretazione fornita dal Tar Lazio non lascia spazio ad equivoci: l’opera in questione rientra nel novero di quegli interventi per i quali è necessaria la Scia che, tra i titoli edilizi, è la meno gravosa per il privato poiché si basa su un meccanismo di silenzio-assenso che, di fatto, autorizza l’immediata esecuzione dei lavori edilizi facendo salva l’attività inibitoria e/o sanzionatoria successiva.

Il principio: quale autorizzazione per la sbarra metallica?

Di qui, il principio espresso nella sentenza in commento: l’installazione di una sbarra meccanica sollevabile in metallo è stata considerata quale intervento di manutenzione straordinaria e, come tale, sottoposta al regime autorizzatorio della Scia, non potendosi considerare tale intervento quale meramente manutentivo e, come tale, non soggetto ad autorizzazione edilizia.

Sbarra metallica: precedenti della giurisprudenza 

In realtà, il principio sancito dal Tar Lazio non è condiviso da tutta la giurisprudenza. Non mancano precedenti di segno contrario secondo i quali la sbarra che regola l’accesso alla propria proprietà non è soggetta ad alcuna autorizzazione: questo tipo di installazione sarebbe infatti classificabile come un intervento di manutenzione ordinaria per il quale non è richiesto alcun titolo abilitativo. Ovvero, ancora, costituisce intervento di manutenzione ordinaria, e, come tale, libero, l’installazione di una sbarra per controllare ed impedire l’accesso e la sosta di terzi nella propria proprietà in quanto attività non idonea a realizzare una trasformazione edilizia del territorio.

Tale principio è stato sancito nientemeno che dal Consiglio di Stato in una sentenza del 2015 [2] nella quale si afferma che «è legittima l’installazione di una sbarra metallica allo scopo di controllare l’accesso e la sosta di terzi su un suolo di proprietà privata, pur in assenza di un titolo abilitativo. Tale intervento edilizio, per la sua entità e tipologia, è infatti riconducibile a quelli di “manutenzione ordinaria”, per i quali non è richiesto alcun titolo abilitativo».

In altri casi, invece, i giudici si sono orientati per la necessità della presentazione della Scia.

L’incertezza interpretativa deriva dal fatto che non vi è una precisa normativa, né giurisprudenza che consenta una corretta individuazione del titolo edilizio necessario: tanto l’amministrazione quanto il privato dovranno ricollegare la fattispecie concreta alle categorie generali ed astratte di interventi che la legge individua.


note

[1] Tar Lazio, Roma, sent. n. 5251/21 del 5.05.2021. 

[2] Cons. Stato sent. n. 3898/2015.

Autore immagine: depositphotos.com

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

Ex art.60 c.p.a.;

sul ricorso numero di registro generale 170 del 2021, proposto da Condominio di OMISSIS, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Micaela Cognetti, con domicilio digitale PEC dai Registri di Giustizia;

contro

Roma Capitale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Barbara Battistella, con domicilio digitale PEC dai Registri di Giustizia;

per l’annullamento,

previa sospensione dell’efficacia,

dell’atto n.1201 del 13 ottobre 2020, recante irrogazione di sanzione amministrativa pecuniaria di €1.500,00, per abuso edilizio, di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Roma Capitale;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 3 febbraio 2021 il dott. Silvio Lomazzi, in collegamento da remoto, in videoconferenza, ex art.25, comma 2 del D.L. n.137 del 2020 (conv. in Legge n.176 del 2020);

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO

Roma Capitale emetteva determina n.1201 del 13 ottobre 2020, indirizzata al Condominio OMISSIS, recante irrogazione di sanzione amministrativa pecuniaria di €1.500,00, ex art.37 del D.P.R. n.380 del 2001 e art.19, comma 1 della L.R. n.15 del 2008, avente ad oggetto l’abusiva installazione in loco di una sbarra sollevabile in metallo, delimitante il confine dell’area di parcheggio condominiale, in zona T3

del PRG.

Il Condominio predetto impugnava allora il cennato provvedimento, censurandolo nullità, per violazione degli artt.3, 19 della Legge n.241 del 1990, del D.P.R. n.380 del 2001.

Il ricorrente in particolare ha fatto presente che la sanzione gli veniva notificata incompleta e che era mancata la comunicazione di avvio del procedimento; che difettava una congrua motivazione; che trattavasi poi di intervento di manutenzione ordinaria su area privata, non necessitante dunque di alcun previo titolo edilizio; che la sbarra era stata apposta dal costruttore in epoca risalente, che si era formato un affidamento sulla legittima permanenza dell’opera e che difettava l’evidenziazione dell’interesse pubblico alla sanzione dell’abuso.

Roma Capitale si costituiva in giudizio per la reiezione del gravame, depositando documentazione a supporto dell’assunto.

Nella camera di consiglio del 3 febbraio 2021, fissata per l’esame dell’istanza cautelare, questo Tribunale, accertata la completezza del contraddittorio e dell’istruttoria, ricorrendone i presupposti ex art.60 c.p.a. e art.25, comma 2 del D.L. n.137 del 2020 (conv. in legge n.176 del 2020), ha trattenuto la causa per la decisione nel merito.

Il ricorso appare destituito di fondamento e dunque da respingere, per le assorbenti ragioni di seguito esposte.

Invero è necessario evidenziare al riguardo che l’installazione di una sbarra sollevabile in metallo, delimitante il confine dell’area di parcheggio condominiale, non rappresenta un intervento meramente manutentivo, non soggetto ad autorizzazione edilizia, ma richiede la presentazione di una previa s.c.i.a, ex art.22 del D.P.R. n.380 del 2001, e, in sua assenza, implica l’assunzione di un’apposita misura sanzionatoria a carattere pecuniario, ai sensi dell’art.37 del D.P.R. n.380 del 2001 e dell’art.19, comma 1 della L.R. n.15 del 2008 (cfr. TAR Puglia-Lecce, III, n.1801 del 2013).

Occorre inoltre rilevare che trattasi di provvedimento a carattere vincolato, rigidamente ancorato a ben precisi presupposti in fatto e diritto, pienamente riscontrati nel caso di specie, non richiedendosi motivazioni sulle ragioni di ordine pubblico che impongono la sua adozione, neanche qualora intervenga a notevole distanza di tempo dalla realizzazione dell’abuso, nonché a carattere reale, applicandosi anche a carico di chi si trovi allo stato, come il Condominio ricorrente, in rapporto materiale con l’opera (cfr. Cons. Stato, A.P., n.9 del 2017).

Va altresì evidenziato che il provvedimento de quo appare corredato da congrua e adeguata motivazione, in fatto nel descrivere l’abuso e in diritto con richiamo nell’oggetto alle norme assunte violate (cfr. doc.2 al ricorso); che nessun rilievo può assumere il fatto che l’opera sia collocata in area privata, essendo la necessità del titolo edilizio rapportata all’entità e alle caratteristiche dell’intervento e non alla sua collocazione su suolo pubblico piuttosto che privato (arg. ex art.35 del D.P.R. n.380 del 2001).

Giova in ultimo segnalare, quanto all’asserita incompleta notifica dell’atto del 13 ottobre 2020, che lo stesso è stato impugnato integralmente, così come depositato dal medesimo Condominio in giudizio, e con ricorso rituale; che la mancata

comunicazione di avvio del procedimento non conduce, per ciò solo, ex art.21 octies, comma 2 della Legge n.241 del 1990, all’annullamento del predetto atto, non potendo lo stesso avere, per quanto suesposto, un contenuto diverso da quello in concreto assunto (cfr., in ultimo, TAR Lazio, II bis, n.1388 del 2021).

Ne consegue che il provvedimento impugnato risulta esente dalle censure dedotte. Le spese di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando, respinge il ricorso n.170/2021 indicato in epigrafe. Condanna la parte ricorrente al pagamento in favore dell’Amministrazione resistente

delle spese di giudizio, che liquida in €1.000,00 (Mille/00) oltre ad accessori di legge. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 3 febbraio 2021, tenutasi mediante collegamento da remoto, in videoconferenza, ex art.25, comma 2 del D.L. n.137 del 2020 (conv. in Legge n.176 del 2020), con l’intervento dei magistrati:

Elena Stanizzi, Presidente

Silvio Lomazzi, Consigliere, Estensore Ofelia Fratamico, Consigliere


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. ma se quella sbarra metallica è installata su area privata non esclusiva, gli altri comproprietari si possono opporre se non ricevono la chiave per aprire la sbarra?

    1. Quando si chiude una strada allo scopo di precludere l’accesso con una sbarra metallica ai soggetti non autorizzati, bisogna fare i conti con i titolari di un diritto di passaggio. Per preservare il loro diritto, senza porvi alcun ostacolo o disagio, è sufficiente consegnargli una copia delle chiavi o del telecomando.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube