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Imputato poi assolto: c’è il risarcimento?

1 Giugno 2021 | Autore:
Imputato poi assolto: c’è il risarcimento?

Chi deve affrontare un processo, anche per diversi anni, e poi viene dichiarato non colpevole può ottenere qualcosa dallo Stato.

Un giorno, ti arrivano a casa i Carabinieri con una busta in mano: qualcuno ha presentato una querela nei tuoi confronti. Spalanchi gli occhi quando leggi il perché, sapendo di non avere fatto nulla, anzi: di non avere praticamente a che fare con la persona che ti ha querelato. Il fatto è che devi cercarti un avvocato ed affrontare tutto l’iter giudiziario e, se il giudice per le indagini preliminari prima e quello per le udienze preliminari poi lo ritengono opportuno, anche un processo. Con il risultato di trovarti davanti ad un giudice a rispondere di qualcosa che sei convinto di non avere commesso e, soprattutto, con il rischio di essere dichiarato colpevole. Non sarebbe la prima volta che qualcuno deve passare qualche anno di inferno prima di riuscire a provare la propria innocenza. In quest’ultimo caso, per l’imputato poi assolto, c’è il risarcimento?

Se la risposta è «sì», si può immaginare una cifra piuttosto alta, visto lo stress psicologico (e l’eventuale danno alla salute) creato da una situazione in cui si avverte l’odore della rovina. Per non parlare delle possibili ripercussioni sul lavoro: forse, non tutti si terrebbero nel proprio organico una persona processata per un delitto. E di quelle che potrebbero esserci anche in famiglia, a seconda dell’accusa da cui bisogna difendersi. Immagina di essere accusato di molestie, pur sapendo di non avere mai nemmeno sfiorato la tua accusatrice: come la prenderebbero tua moglie ed i tuoi figli? Se dopo un calvario del genere i tribunali dicono che se c’è un colpevole è da cercare altrove, per l’imputato poi assolto, c’è il risarcimento?

Tieniti forte perché la cifra potrebbe farti girare la testa.

Perché un imputato può venire assolto?

Ci sono diversi motivi per cui un cittadino può trovarsi in qualità di imputato in un processo e, poi, essere assolto [1].

Uno è perché il fatto non sussiste. Significa che l’imputato non ha mai avuto una condotta delittuosa perché il delitto non è mai esistito.

Facciamo un esempio.

Caio viene accusato di sequestro di persona e, poi, si scopre che la presunta vittima era scappata di casa da sola e di sua spontanea volontà.

Altro motivo per cui ci può essere una sentenza di assoluzione è perché l’imputato non ha commesso il fatto. Significa che il delitto c’è stato ma la persona finita a processo non ne è colpevole.

Il sequestro di persona è realmente avvenuto ma non è stato Caio il rapitore.

Terza ragione per cui l’imputato può essere assolto: il fatto non costituisce reato. È il caso di chi ha effettivamente commesso un delitto ma non volutamente o per un motivo giustificato. Succede, ad esempio, quando qualcuno porta via inavvertitamente un oggetto da un negozio o da chi spara a un ladro in piena notte per legittima difesa.

Infine, l’imputato può essere assolto perché il fatto non è previsto dalla legge come reato (è stato abrogato o depenalizzato dalla normativa) o perché commesso da persona non imputabile o non punibile (il delitto commesso da una persona con infermità mentale o minore di 14 anni).

Imputato assolto: c’è il risarcimento?

Chi si trova alla sbarra per essere processato ha, tra le tante incertezze, anche quella del tempo: quanto ne passerà prima di poter dimostrare la propria innocenza? Se si arriva fino in Cassazione, qualche anno di sicuro. Nel frattempo, sarà costretto a vivere un periodo difficile. Ed anche ad affrontare delle spese legali: l’avvocato che dovrebbe tirarlo fuori dai guai va, ovviamente, pagato.

Da questo punto di vista, bisogna dire che la legge prevede per l’imputato che viene assolto con sentenza irrevocabile, cioè per uno dei motivi che abbiamo elencato prima, un rimborso delle spese legali fino a 10.500 euro.

Non solo: è anche stato creato un Fondo per il risarcimento di chi viene processato e poi assolto con formula piena. Quanto spetta? La cifra è di 64 euro a testa. Sessantaquattro euro. Se si vuole offrire il pranzo all’avvocato all’uscita del tribunale, meglio andare in pizzeria o in paninoteca.

Perché un importo così basso di fronte ad anni di sospetti e di angoscia, di sguardi storti e di difficoltà anche economiche? È il caso di dire che c’è «un problema di Fondo». Quel cassetto da cui lo Stato attinge per risarcire l’imputato assolto è stato riempito poco e in fretta: contiene 8 milioni di euro e deve soddisfare circa 125mila richieste. Basta prendere la calcolatrice per arrivare alla cifra dei 64 euro. Chi ha chiesto il risarcimento deve augurarsi che non ci siano molte altre assoluzioni nel giro di poco tempo, altrimenti la cifra potrebbe ancora scendere.


note

[1] Art. 530 cod. proc. pen.


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1 Commento

  1. Ci deve essere il risarcimento. Ovviamente! La gente subisce una grave lesione della propria immagine e della sua reputazione nel frattempo, se c’è il passaparola e la notizia si diffonde. E tutte le maldicenze che si becca vanno a logorare la sua autostima e la sua concentrazione. E poi la gente se ne frega di come si sviluppa la vicenda. Resta impressa la notizia iniziale

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