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Cos’è la diffida?

1 Giugno 2021
Cos’è la diffida?

Cosa significa la parola diffida ad adempiere, quando viene spedita e che effetti ha.

Non tutti sanno cos’è la diffida e cosa significa. Il più delle volte, questo termine viene utilizzato in modo generico, per indicare un sollecito formale rivolto ad ottenere una determinata prestazione non ancora adempiuta, di qualsiasi tipo essa sia. Si pensi alla diffida di pagamento indirizzata al debitore, alla diffida all’amministratore per ottenere la documentazione relativa alle spese condominiali, alla diffida al vicino di casa per intimargli l’arretramento di un albero piantato a ridosso del confine, alla diffida all’assicurazione per ottenere il risarcimento del danno a seguito di un incidente stradale, e così via.

In questo senso, la parola «diffida» si presta ad avere un contenuto piuttosto ampio. Tuttavia, il Codice civile parla di diffida ad adempiere con riferimento a uno specifico caso che nulla ha a che vedere con le ipotesi appena elencate. Dunque, per sapere cos’è la diffida bisogna partire proprio dal dato letterale della legge. Ciò tuttavia non toglie che l’utilizzo di tale espressione, anche in ipotesi diverse, non può considerarsi completamente inesatto. 

Qui di seguito scopriremo cosa significa diffida, quando si utilizza e quali sono i suoi effetti. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la diffida?

L’articolo 1454 del Codice civile stabilisce, con riferimento ai contratti, che: «Alla parte inadempiente l’altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s’intenderà senz’altro risoluto».

Il significato di questa norma è facilmente intuibile, ma per comprenderlo appieno partiremo da un esempio pratico.

Antonio ordina un’automobile da un concessionario, pagando un anticipo. Per contratto, la vettura dovrebbe arrivare entro 3 mesi. Quindi, Antonio programma le proprie vacanze estive in modo da viaggiare con l’auto nuova. A metà del quarto mese, però, ed a ridosso delle ferie, Antonio non riceve nulla. Intenzionato a non rinunciare alla partenza, Antonio diffida la società venditrice dandole 15 giorni di tempo per consegnargli l’auto; in difetto di adempimento, egli si riterrà libero da ogni obbligo di acquisto precedentemente contratto e potrà rivolgersi a un altro concessionario, esigendo ovviamente la restituzione dell’anticipo già versato.

Il caso di Antonio è l’esempio più tipico della diffida ad adempiere. Ecco allora cos’è una diffida. Si tratta di un invito, rivolto alla parte debitrice di un contratto, in ritardo con l’adempimento, ad eseguire la prestazione da questa dovuta entro un termine preciso: termine che lo stesso creditore stabilisce, scaduto il quale il suo interesse all’oggetto del contratto viene meno. 

Con la diffida ad adempiere il creditore fa presente al debitore di non poter aspettare in eterno e gli fissa una data ultima entro cui eseguire la prestazione. Se ciò non dovesse avvenire, il contratto si intenderà sciolto automaticamente (in termini tecnici, si parla di «risoluzione» del contratto). Resterà comunque salvo il diritto del creditore, rimasto senza la prestazione, di chiedere anche il risarcimento per i danni subiti a seguito del ritardo.

Quando si invia la diffida ad adempiere?

In termini tecnici, la diffida ad adempiere presuppone tre elementi: 

  • un contratto;
  • il ritardo nell’adempimento di una delle prestazioni;
  • il venir meno dell’interesse del creditore all’esecuzione della prestazione dopo un certo lasso di tempo.

La legge non dice quanto grave debba essere il ritardo per giustificare l’invio della diffida ad adempiere. Tuttavia:

  • se nel contratto è fissato un termine entro cui adempiere, il ritardo che giustifica l’invio della diffida ad adempiere è anche quello di un solo giorno;
  • se nel contratto non è fissato un termine per la prestazione, il ritardo deve essere grave, tale cioè da giustificare il venir meno dell’interesse del creditore alla prestazione. Questo elemento viene quindi valutato caso per caso in base alla situazione concreta e alla complessità della prestazione.

Il concetto tecnico di «diffida ad adempiere» riguarda quindi solo le prestazioni che originano da un contratto rimasto inadempiuto. Non è quindi utilizzabile per i danni di altra natura come, ad esempio, la richiesta di un risarcimento da incidente stradale o l’abbattimento di un albero piantato sul confine o la cancellazione di un nome da un articolo di giornale online. In questi casi, sarà più corretto parlare di messa in mora, di sollecito di pagamento, di avviso legale e così via. Ciò non toglie che, nella prassi, tutti questi termini vengono utilizzati indistintamente, come sinonimo l’uno dell’altro. Gli stessi avvocati spesso impiegano la parola «diffida» per riferirsi a qualsiasi lettera legale rivolta all’avversario.

Troverai maggiori chiarimenti nella guida “Cos’è la diffida ad adempiere?“.

L’effetto della diffida 

L’effetto della diffida è la risoluzione del contratto, ossia lo scioglimento del vincolo. Si tratta quindi di uno strumento di autotutela che il creditore può adottare senza dover ricorrere al giudice. È chiaro tuttavia che al giudice bisognerà comunque ricorrere nel caso in cui la controparte non dovesse concordare sulla risoluzione del contratto ed esigere l’adempimento della prestazione. 

Con la risoluzione del contratto, si sciolgono gli obblighi delle rispettive parti e chi ha eseguito la propria prestazione – o parte di questa (come nel caso del pagamento di un anticipo) – ha diritto a ottenerne la restituzione immediata. 

Se poi il creditore riesce a dimostrare che dall’inadempimento della controparte ha subìto un danno, potrà anche chiedere il risarcimento, eventualmente attraverso una causa civile.

Il termine nella diffida ad adempiere

La diffida ad adempiere deve lasciare, alla controparte, un congruo termine per adempiere, termine che, secondo il Codice civile, non può essere inferiore a 15 giorni. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, è possibile ridurre il termine in relazione a quelle prestazioni la cui esecuzione è più semplice (si pensi al pagamento di una somma irrisoria).

Come si invia la diffida ad adempiere

Affinché il creditore insoddisfatto possa rivendicare la risoluzione del contratto deve dimostrare di aver spedito la diffida e che la stessa sia stata ricevuta dal destinatario. Pertanto, l’invio della diffida ad adempiere deve avvenire con un mezzo che consente di ottenere la prova dell’arrivo a destinazione della stessa. Ecco perché è bene inviare la diffida con raccomandata a.r., telegramma, pec o lettera consegnata a mani.



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