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Cosa rischia un testimone in un processo penale?

9 Settembre 2021 | Autore:
Cosa rischia un testimone in un processo penale?

Ammenda, accompagnamento coattivo e falsa testimonianza: a cosa va incontro il teste che non rispetta le regole?

La testimonianza è uno dei principali mezzi di prova messi a disposizione dalla legge per dimostrare in giudizio la fondatezza di determinati fatti. La maggior parte dei processi, sia civili che penali, si basa sulle dichiarazioni rese da persone che hanno assistito direttamente alle vicende per cui si procede. La testimonianza è dunque uno strumento davvero importante, sul quale si basano sentenze di condanna e di assoluzione. Perché la legge attribuisce tanta importanza al racconto di un soggetto estraneo ai fatti, ai quali tuttavia ha assistito? Cosa rischia un testimone in un processo penale?

Innanzitutto, il principale rischio in cui incorre il teste di qualsiasi tipo di procedimento è quello di commettere il reato di falsa testimonianza che, come vedremo, si può integrare non solo con le menzogne ma anche con il semplice silenzio. In secondo luogo, il teste che non si presenta spontaneamente all’udienza per cui è stato citato rischia l’accompagnamento coattivo, oltre che la comminatoria di una somma di denaro da pagare a favore dello Stato. Cosa rischia un testimone in un processo penale? Scopriamolo insieme.

Testimone: chi è?

Il testimone è una persona che può riferire circostanze utili ai fini della decisione che il giudice dovrà assumere al termine del procedimento.

In genere, il testimone ha assistito direttamente ai fatti: si pensi a colui che sia stato presente a un sinistro stradale oppure a una lite.

Il testimone può essere anche persona che ha svolto un’attività utile per ricostruire gli avvenimenti: è il caso del tecnico di parte oppure degli appartenenti alle forze dell’ordine che hanno svolto l’investigazione.

Testimonianza: è obbligatoria?

La testimonianza è obbligatoria. Colui che è stato citato come testimone è costretto a recarsi in tribunale e ad assolvere al proprio compito; se non lo fa, rischia di andare incontro a determinate sanzioni e, nello specifico, a:

  • pagare un’ammenda;
  • subire l’accompagnamento coattivo, nel senso che verrà prelevato direttamente dalle forze dell’ordine e condotto, volente o nolente, in tribunale.

È data facoltà di astensione ai prossimi congiunti dell’imputato [1], a meno che questi ultimi non siano le persone offese che hanno sporto denuncia o querela.

L’astensione, tuttavia, non esime il testimone dal presentarsi in udienza. Solo una volta seduto al banco dei testimoni potrà esercitare il proprio diritto di non essere sentito come teste.

Testimone: cosa rischia se non si presenta in tribunale?

Il teste che non si presenta in tribunale rischia innanzitutto di essere sanzionato dal giudice con un’ammenda che va dai cinquantuno ai cinquecentosedici euro nel processo penale, con eventuale maggiorazione pari alle spese alle quali la mancata comparizione ha dato causa.

Nel caso in cui il teste non si presenti in tribunale nemmeno dopo l’ammenda, allora il giudice disporrà l’accompagnamento coattivo, al quale non ci si può sottrarre, pena il rischio di incorrere nel reato di resistenza a pubblico ufficiale nell’ipotesi in cui si reagisca alle forze dell’ordine [2].

Testimone: cosa rischia se mente o tace?

Il rischio maggiore di ogni testimone è quello di incorrere nel reato di falsa testimonianza nel caso in cui, davanti al giudice, menta alle domande che gli sono poste oppure taccia su circostanze di cui è a conoscenza.

Per la precisione, la falsa testimonianza è un reato punito dalla legge con la reclusione da due a sei anni, e riguarda colui che, deponendo come testimone innanzi all’autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato [3].

Il testimone in un processo penale rischia di commettere il reato di falsa testimonianza se:

  • mente, affermando il falso;
  • mente, negando il vero;
  • tace su precise circostanze che gli vengono richieste e sulle quali, pur avendone conoscenza, preferisce non riferire.

Il testimone in un processo penale rischia la falsa testimonianza solamente se mente o tace consapevolmente. Il reato di falsa testimonianza è infatti punito a titolo di dolo: è pertanto necessaria la volontà precisa di mentire o di non collaborare con la giustizia.

Ciò significa che il testimone che racconta un fatto non vero, pensando però di dire la verità, non risponde di falsa testimonianza. Insomma: la bugia inconsapevole, detta in buona fede, è irrilevante ai fini della falsa testimonianza.

Secondo la Corte di Cassazione, integra il delitto di falsa testimonianza la volontaria divergenza tra la deposizione del teste e quanto da lui in realtà percepito dei fatti sui quali è esaminato [4].

In altre parole, il reato sussiste anche se i fatti, che il testimone dichiara falsamente avvenuti in sua presenza, siano realmente accaduti [5].

Infine, va precisato che non rilevano le menzogne che riguardano fatti irrilevanti ai fini della decisione. Il teste che mente su circostanze ininfluenti non risponde di falsa testimonianza.


note

[1] Art. 199 cod. proc. pen.

[2] Art. 133 cod. proc. pen.

[3] Art. 372 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 5745 del 06.11.2003.

[5] Cass., sent. n. 9088 del 11.10.1975.

Autore immagine: canva.com/


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