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È diffamazione anche se l’email è inoltrata da un’altra persona

25 Agosto 2014 | Autore:
È diffamazione anche se l’email è inoltrata da un’altra persona

Tizio ha usato delle parole offensive, nei miei riguardi, scrivendole per email a Caio; quest’ultimo, a sua volta, ha inoltrato l’email a un gruppo di persone. Posso agire contro Caio per diffamazione?

Il reato di diffamazione sussiste quando l’agente offende l’altrui reputazione comunicando con più persone [1].

Affinché si configuri diffamazione, per legge, devono sussistere tre requisiti costituenti l’elemento oggettivo del reato:

1) l’assenza della persona offesa (se la persona è presente nel momento in cui l’agente pronuncia espressioni offensive – o comunque le percepisce istantaneamente pur essendo fisicamente lontano -, si configura reato di ingiuria e non di diffamazione);

2) la comunicazione con più persone (le espressioni offensive, per poter avere carattere diffamatorio, devono essere comunicate almeno a due persone, anche non simultaneamente);

3) l’offesa della reputazione altrui: per cui le espressioni pronunciate e divulgate dall’agente devono ledere il bene giuridico della reputazione della persona offesa. Tale lesione è accertata in modo oggettivo, sulla base del giudizio comune circa il grado di offensività che alcune parole possono avere in un determinato contesto sociale e indipendentemente dall’intenzione diffamatoria di chi le pronuncia [2].

L’elemento soggettivo del reato di diffamazione è, invece, costituito dal dolo generico cioè dalla volontà dell’agente di compiere atti lesivi dell’altrui reputazione con la consapevolezza dell’offensività delle espressioni utilizzate. Più precisamente, la legge non esige il dolo specifico cioè la prova che l’agente abbia agito con l’intenzione di diffamare. È sufficiente che l’agente, consapevolmente, faccia uso di parole ed espressioni socialmente interpretabili come offensive, ossia adoperate in base al significato che esse oggettivamente assumono [3].

Premesso ciò, divulgare una mail offensiva inoltrandola ad altre persone potrebbe rientrare nelle ipotesi di diffamazione anche se si presenta piuttosto particolare rispetto ai casi solitamente esaminati dalla giurisprudenza.

La particolarità discende dal fatto che l’autore dell’inoltro della comunicazione offensiva ad altri soggetti, non è l’autore della comunicazione stessa. In altri termini, quest’ultimo si limita a diffondere le espressioni offensive nei riguardi di un terzo, pur provenendo le stesse da un altro soggetto.

Non siamo riusciti a trovare – se mai ve ne fossero stati – precedenti giurisprudenziali che abbiano deciso sul caso di inoltro di e mail a contenuto offensivo, scritte da altre persone (essendo la diffamazione via web un ambito ancora in evoluzione).

Tuttavia, esaminando i requisiti richiesti dalla norma affinché si configuri il reato di diffamazione e seguendo l’orientamento generale della Cassazione in materia, è possibile affermare che chi inoltra una mail offensiva a più persone commetta reato di diffamazione. Ciò in quanto sussiste l’elemento oggettivo sopra descritto:

1) l’assenza della persona offesa (poiché questa non è tra i destinatari della mail incriminata;

2) la comunicazione con più persone (la mail è stata inviata a due persone);

3) il contenuto della mail è oggettivamente lesivo della reputazione altrui in quanto, indipendentemente dalla verità o meno dei fatti asseriti, fornisce ai destinatari un’immagine fortemente negativa della Sua persona nei rapporti di vita familiare e lavorativa.

Vi è da dire che chi inoltra la mail, pur non avendo scritto personalmente le frasi offensive, le ha comunque riferite e divulgate, così compiendo un atto comunque lesivo della reputazione altrui.

Quanto all’elemento soggettivo, essendo sufficiente il dolo generico, l’agente sarebbe punibile per il solo fatto di aver diffuso determinate informazioni, pur essendo consapevole del loro grado di offensività.

Peraltro, se la mail in questione riferisce fatti determinati imputabili alla persona offesa, la pena irrogabile all’agente è più elevata. Difatti la legge [4] prevede un’aggravante del reato di diffamazione qualora l’agente attribuisca alla persona offesa un fatto determinato.

Detto ciò, sembrano sussistere i presupposti per una querela per diffamazione. Resta fermo che l’esito della querela dipenderà dall’orientamento del giudice circa l’accoglimento o meno della tesi appena esposta.

In ogni caso è possibile tentare, con una causa civile, un ricorso per accertamento della lesione alla reputazione con conseguente risarcimento del danno non patrimoniale subito. Il danno dovrà comunque essere provato anche tramite le testimonianze di persone vicine (colleghi, familiari e amici) che possano provare le conseguenze della diffamazione.


note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Cass. sentt. n. 13550/2014, n. 4364/2012, n. 7597/1999.

[3] Cass. sent. n. 1669/2014 e n. 5065/2013.

[4] Art. 595, c. 2, cod. pen.

Autore immagine: 123rf.com


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