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Cambiano ancora le regole nei ristoranti: le novità

1 Giugno 2021 | Autore:
Cambiano ancora le regole nei ristoranti: le novità

L’ennesimo dietrofront: al massimo, quattro persone a tavola. Ma la regola, a questo punto, vale anche per i matrimoni?

Proprio nel momento più inopportuno, quando c’è maggiore bisogno di chiarezza per via delle riaperture pressoché totali in tutta Italia, arrivano nuove indicazioni dal ministero della Salute che, in realtà, più che rendere le cose più semplici sulle regole di comportamento generale, rischiano di creare altra confusione. Il dietrofront che nei giorni scorsi ha interessato il green pass (ci vuole o non ci vuole, ad esempio, ai matrimoni?) ora viene fatto sui ristoranti. Con le conseguenti proteste degli addetti ai lavori.

Il dicastero che fa capo a Roberto Speranza, chiamando in causa decreti e linee guida pubblicati di recente, ora impone il numero chiuso ai tavoli: non più di quattro commensali per volta, a meno che si tratti di un nucleo familiare più numeroso. Scordiamoci, dunque, la tavolata di amici al crotto, nel ristorante sulla spiaggia, nel locale che fa la grigliata mista, nella pizzeria all’aperto. La regola vale anche per le zone bianche.

Eppure, sino a questa mattina era stato detto l’esatto contrario. Non più tardi di venerdì scorso, dopo un incontro dei governatori con il Comitato tecnico scientifico e la ferrea presa di posizione «aperturista» delle Regioni, era stato convenuto che nei ristoranti non era più obbligatoria la norma del numero massimo di persone a tavola. In altre parole: finché si stava comodi, ci si poteva aggregare. Adesso si chiarisce (per modo di dire) che non è così.

È una questione di interpretazioni? Non proprio, secondo il ministero. Che rivendica la sua di interpretazione, basata sulla lettera della nuova normativa. In pratica, la regola delle quattro persone a tavola era stata approvata nel decreto di aprile. Solo che in quello sulle riaperture firmato a maggio non si dice il contrario, cioè non esistono delle disposizioni nuove che eliminino la vecchia regola. Risultato: quel che era stato sancito ad aprile, quando la situazione epidemiologica era più critica di oggi, resta valido anche adesso. Ovvero: «In zona gialla e in zona bianca quando si sta nel locali pubblici seduti a tavola si può stare massimo in quattro persone a meno che non si tratti di conviventi o di un nucleo familiare».

Ad arricciare il riccio ci si mette l’ordinanza del governatore della Sardegna, appena entrata in fascia bianca. E attenzione, perché con la stagione estiva non interessa solo i sardi ma anche i turisti che raggiungeranno l’isola per le vacanze. Il presidente Christian Solinas impone ai ristoratori che già da oggi possono aprire i locali al chiuso, come nel resto d’Italia, di prevedere «20 metri cubi di aria per ogni persona ed un tasso di ricambio dell’aria non inferiore a 0,5 mc.». Ora, finché si utilizza il metro per misurare la distanza tra un tavolo e l’altro, la cosa appare abbastanza semplice. Chiedere di misurare anche i metri cubi di aria sembra il quiz dell’estate.

C’è il rischio, insomma, che dopo aver aspettato dei mesi per poter attuare una riapertura della quale tutti i politici parlano con orgoglio, rivendicandone la paternità, davanti ai continui dietrofront e alla confusione che si sta generando ciascuno finisca per fare quello che gli pare. Le cose, infatti, sembrano meno semplici di quanto era stato promesso. Ad esempio: al ricevimento dei matrimoni o in altri eventi è obbligatorio portare il green pass per dimostrare di essere stati vaccinati, di avere fatto un test risultato negativo non più di 48 ore prima o di essere guariti dal Covid. Prima era sì, poi no perché solo raccomandato, ora si è tornati al sì. Due cose, però, non sono chiare. E non si tratta di dettagli superficiali. La prima: vale la regola delle quattro persone a tavola? La seconda: in caso di controllo e di relativa sanzione, chi paga? Il titolare del ristorante o della location? Il gestore del catering? O gli sposi in quanto organizzatori dell’evento?



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