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Rateizzazione cartella: prova la notifica? 

2 Giugno 2021 | Autore:
Rateizzazione cartella: prova la notifica? 

La domanda di dilazione di pagamento delle somme richieste negli atti impositivi è un’ammissione implicita del loro ricevimento: così le Commissioni tributarie. 

Hai intenzione di impugnare alcune cartelle di pagamento sostenendo la loro mancata o tardiva notifica, per ottenerne così l’annullamento. Ma nel frattempo, e nell’attesa del giudizio tributario, vorresti anche approfittare della possibilità di dilazionare il debito richiesto, rateizzando i pagamenti. Così ti chiedi se la rateizzazione della cartella prova la notifica. 

Ebbene, devi sapere che la domanda di rateizzazione presentata dal contribuente ha diversi effetti giuridici. Il primo e più evidente è l’interruzione del decorso della prescrizione. Il secondo consiste nell’incompatibilità della richiesta di rateizzare il debito con l’affermazione di non essere venuto a conoscenza della sua esistenza e del fatto che il suo pagamento ti era stato richiesto. 

I giudici tributari affermano, talvolta, che la rateizzazione della cartella prova la notifica, ma solo indirettamente, nel senso che rappresenta un’ammissione implicita di aver effettivamente ricevuto l’atto. Con la conseguenza che, una volta presentata la domanda di rateizzazione, non sarà più possibile sostenere i vizi di forma dell’invalidità della notifica. Nonostante la rateizzazione presentata, rimane invece possibile opporsi a tutti gli altri vizi dell’atto impositivo e dei profili di merito riguardanti la pretesa tributaria azionata nella cartella, perché l’istanza di pagamento rateale delle somme richieste non costituisce acquiescenza del contribuente. 

La rateizzazione delle cartelle 

Con la rateizzazione delle cartelle di pagamento il contribuente può pagare le somme richieste in modo dilazionato e scaglionato nel tempo, anziché in un’unica soluzione. Con una semplice istanza ad Agenzia Entrate Riscossione – che può essere presentata allo sportello o via Pec e, per importi fino a 100mila euro, dall’area riservata del sito istituzionale – è possibile ottenere un piano rateale fino a 72 rate mensili (con il limite minimo di 50 euro per ciascuna rata), che diventano 120 rate mensili in caso di gravi e comprovate difficoltà economiche. 

Il debito viene così spalmato in un arco di tempo di sei anni, che in casi particolari può arrivare fino a dieci anni, con la sola aggiunta degli interessi per la rateizzazione, pari al 4,5% annuo per i debiti erariali ed al 6% per quelli previdenziali ed assistenziali [1]. 

Oltre all’evidente beneficio della dilazione del debito da pagare, la rateizzazione presenta un altro importante vantaggio per il contribuente: il pagamento della prima rata blocca le procedure esecutive, come i pignoramenti e le ipoteche, e quelle cautelari, come i fermi amministrativi, oppure le sospende se erano state già avviate in precedenza dall’Agente della Riscossione.

Questi benefici vengono mantenuti sino al mancato pagamento di cinque rate, anche non consecutive (che diventano, eccezionalmente, dieci nel periodo di emergenza Covid e sino al 31 dicembre 2021): oltre questo limite, si verifica la decadenza dal piano di dilazione concesso. Con la decadenza dalla rateizzazione le somme già versate vengono acquisite in acconto, e il pagamento del residuo del debito complessivo potrà essere richiesto immediatamente e in unica soluzione; per chi non ottempera ci sarà l’avvio, o la ripresa, delle azioni esecutive per l’espropriazione forzata dei beni. 

Posso impugnare una cartella se chiedo la rateizzazione? 

La richiesta di rateizzazione del debito non preclude la possibilità di impugnare la cartella mediante ricorso: infatti, la presentazione dell’istanza e il conseguente pagamento rateale, non equivalgono ad un’ammissione del debito da parte del contribuente, ma potrebbero essere stati dettati da ragioni di convenienza, come quella di evitare pignoramenti e fermi amministrativi. Perciò le ragioni che il contribuente intende sollevare rimangono salve, tranne quelle inerenti ai vizi di notifica, ma solo se essi vengono eccepiti tardivamente: tieni presente che i termini per proporre l’eccezione decorrono dal momento in cui si è avuta altrimenti la conoscenza di quella cartella che non era stata validamente notificata in precedenza.

Marco va allo sportello dell’Agenzia Entrate di Riscossione e si fa dare un estratto di ruolo, sul quale compaiono alcune cartelle che non gli sono mai state notificate. Per evitare il pignoramento dello stipendio che gli arriva sul conto corrente, decide di rateizzare il debito. Questa scelta non gli impedisce di impugnare quelle cartelle, sollevando l’eccezione di mancata notifica, entro i 60 giorni dall’ottenimento dell’estratto di ruolo mediante il quale ha avuto notizia della loro esistenza.

Per quanto riguarda la prescrizione, invece, occorre distinguere due casi: se essa era già maturata prima della presentazione dell’istanza di rateazione, l’impugnazione è sempre possibile, mentre se il periodo utile a prescrivere non si era ancora compiuto, la domanda di rateizzazione comporta l’interruzione dei termini di prescrizione, che inizieranno a decorrere nuovamente; perciò, in tal caso, l’impugnazione per intervenuta prescrizione non è più consentita.

Ricorso per mancata notifica della cartella rateizzata

Se il contribuente si accorge solo successivamente dell’esistenza di una cartella che non gli era stata notificata – ad esempio, chiedendo all’Agente di Riscossione un estratto di ruolo ove essa è menzionata, oppure ricevendo un successivo atto, come un’intimazione di pagamento che la richiama come presupposto – potrebbe eccepire il difetto di notifica e impugnare in quel momento la cartella che non aveva validamente ricevuto in passato. Il ricorso deve essere presentato entro il termine di 60 giorni dal momento in cui il destinatario ha ricevuto l’atto successivo o ha ottenuto l’estratto di ruolo.

Ma se nel frattempo l’interessato aveva presentato domanda per rateizzare quella cartella, ci sarebbe un’evidente incompatibilità tra questa istanza e l’affermazione di omessa notifica della cartella stessa: è proprio la richiesta di rateazione che smentisce la tesi di mancata conoscenza dell’atto notificato, come ha affermato la giurisprudenza [2].

La richiesta di rateizzazione prova la notifica della cartella?

Secondo la Corte di Cassazione [3] la richiesta di rateizzazione non prova l’avvenuta notifica delle cartelle esattoriali alle quali si riferiscono quei pagamenti. Infatti «non può attribuirsi al puro e semplice riconoscimento d’esser tenuto al pagamento di un tributo, contenuto in atti della procedura di accertamento e di riscossione (denunce, adesioni, pagamenti, domande di rateizzazione o di altri benefici), l’effetto di precludere ogni contestazione».

Una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale Lazio [4] ha, invece, affermato che la domanda di rateizzazione è una prova implicita del fatto che quella cartella era stata regolarmente notificata o che il contribuente ne era comunque venuto a conoscenza e non l’aveva tempestivamente impugnata entro i 60 giorni previsti. Così, in quel caso, il ricorso del contribuente che aveva disconosciuto la notifica della cartella rateizzata è stato respinto.

Si tratta comunque di un orientamento minoritario, che si pone in contrasto con la posizione della Cassazione: il principio di fondo è che rateizzare un debito tributario non significa ammetterlo. Rimane, quindi, possibile contestarlo, nei suoi presupposti fondanti o anche per l’omessa notifica, quando si scopre successivamente la sua esistenza, attraverso l’estratto di ruolo o un altro atto. In conclusione, quindi, anche se hai presentato una richiesta di rateizzazione potrai ancora impugnare quella cartella sostenendo di non averla mai ricevuta.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi gli articoli:


note

[1] Art. 21 D.P.R. n. 602/1973, art. 3 D.L. n. 318/1996 e art. 26, co. 1 bis, D.Lgs. n. 46/1999.

[2] Cass. ord. n. 16098 del 18.06.2018.

[3] Cass. ord. n. 12735 del 26.06.2020.

[4] Ctr Lazio, sent. n. 2663/21.


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