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Concordato preventivo: fideiussori ammessi al voto

18 Marzo 2015
Concordato preventivo: fideiussori ammessi al voto

Anche se non ancora escussi i garanti vantano un interesse personale alla decisione sulla proposta depositata dall’imprenditore-debitore.

In caso di deposito di domanda di concordato preventivo, al voto per l’eventuale approvazione della proposta vanno ammessi anche i fideiussori dell’imprenditore in crisi. Questo perché sono titolari di un credito da rivalsa” che nasce contestualmente all’obbligazione principale del debitore stesso.

A dirlo è il tribunale di Bergamo con una recente sentenza [1].

La legge fallimentare [2] consente ai creditori di partecipare alle operazioni di voto a prescindere dalla possibilità, per gli stessi, di poter esigere immediatamente le somme relative al credito di cui sono titolari.

L’immediata esigibilità del credito non è, quindi presupposto, né della qualificazione del creditore né del diritto al voto.

Dunque, i soggetti fideiussori del debitore in concordato preventivo, anche se non ancora escussi, poiché comunque restano pur sempre debitori in via solidale con l’obbligato principale, e pertanto già portatori di un credito “potenziale”, possono essere ammessi al voto ai fini del calcolo della maggioranza per l’approvazione della proposta di concordato.
L’obbligazione del fideiussore è accessoria e correlata a quella del debitore principale e, pertanto, nasce insieme ad essa. Di conseguenza, il credito dei fideiussori nei confronti del debitore garantito ammesso alla procedura concorsuale sorge sin dal momento in cui vi è accreditamento da parte del terzo di somme.
È vero: se il fideiussore non è stato ancora escusso dal creditore, il suo diritto è solo potenziale e non certo. Ma, secondo il tribunale di Bergamo, l’effettivo esborso da parte del garante, nei confronti del terzo creditore, di quanto dovuto dal debitore principale, determina solo l’esigibilità del credito.

I soli creditori di cui è prevista l’integrale soddisfazione (ossia i creditori privilegiati) sono esclusi dal voto in quanto è evidente che essi non hanno alcun concreto interesse ad apprezzare la fattibilità economica della proposta e del piano.

Del resto non vi è dubbio che i fideiussori potrebbero avere un interesse personale all’eventuale approvazione o rigetto della proposta di concordato preventivo: ed è pertanto giusto che votino. Non vi è dubbio infatti che [3] i creditori che si vincolano al concordato conservano impregiudicati i diritti contro i coobbligati, i fideiussori del debitore e gli obbligati in via di regresso, questi ultimi sono tenuti comunque al pagamento dell’intero debito nei confronti del terzo; mentre, al contrario, possono rivalersi sul debitore principale solo nella percentuale concordataria.

Dunque, le norme relative al diritto di intervento ricollegato anche ai coobbligati e ai fideiussori del debitore resterebbero prive di utilità alcuna in adunanza se non fossero accompagnate dalla possibilità di esprimere il voto.

L’interesse alla valutazione della convenienza del concordato per ciascun creditore che non sia soddisfatto integralmente nelle proprie ragioni è dunque interesse primario sotteso al procedimento di votazione.

Del resto, a tagliare la testa al toro è la stessa legge fallimentare [3] che prevede espressamente che possano intervenire all’adunanza anche i coobbligati, i fideiussori del debitore e gli obbligati in via di regresso.


note

[1] Trib. Bergamo sent. del 20.02.2015.

[2] Art. 176 legge fall.

[3] In forza del disposto di cui all’art. 184 legge fall.

[4] Art. 174 , 4° co. legge fall.

Autore immagine: 123rf com


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