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Inquilino non rispetta il regolamento di condominio: Cassazione

2 Giugno 2021
Inquilino non rispetta il regolamento di condominio: Cassazione

Affitto di appartamento ad un inquilino che arreca molestia agli altri condomini: responsabilità del locatore.

Il condomino, siccome principale destinatario delle norme regolamentari, è tenuto non solo ad imporre contrattualmente al conduttore il rispetto degli obblighi e dei divieti previsti dal regolamento ma altresì a prevenire le violazioni e a sanzionarle anche mediante la cessazione del rapporto.

Cassazione n. 4920/2006

In tema di condominio di edifici, il condomino che abbia locato la propria unità abitativa ad un terzo risponde nei confronti degli altri condomini delle ripetute violazioni al regolamento condominiale consumate dal proprio conduttore qualora non dimostri di avere adottato, in relazione alle circostanze, le misure idonee, alla stregua del criterio generale di diligenza posto dall’art. 1176 c.c., a far cessare gli abusi, ponendo in essere iniziative che possono arrivare fino alla richiesta di anticipata cessazione del rapporto di locazione.

(Nella fattispecie, in cui il conduttore di un locale violava ripetutamente l’orario di chiusura previsto dal regolamento condominiale, la S.C. ha cassato la pronuncia di merito che aveva mandato assolto il condomino locatore, osservando che egli avrebbe potuto porre fine alle violazioni agendo in giudizio per la risoluzione del contratto di locazione).

Cassazione civile sez. II, 16/05/2006, n.11383

Nell’ipotesi di violazione del divieto contenuto nel regolamento contrattuale di destinare i singoli locali di proprietà esclusiva dell’edificio condominiale a determinati usi il condominio può richiedere la cessazione della destinazione abusiva sia al conduttore che al proprietario del locale

Cass. Civ. 29/10/2003 n. 16240

La violazione da parte del conduttore del divieto imposto dal regolamento di condominio, ed espressamente richiamato nel contratto di locazione, di destinare l’immobile ad un uso diverso da quello di abitazione, non esclude la responsabilità del locatore verso il condominio, ove questi non abbia esercitato l’azione di risoluzione del contratto per la mutata destinazione del bene.

Cassazione civile sez. II, 29/08/1997, n.8239

Il condomino siccome principale destinatario delle norme regolamentari si pone nei confronti della collettività condominiale non solo come responsabile delle dirette violazioni di quelle norme da parte sua ma anche come responsabile delle violazioni delle stesse norme da parte del conduttore del suo bene, essendo tenuto non solo ad imporre contrattualmente al conduttore il rispetto degli obblighi e dei divieti previsti dal regolamento ma altresì a prevenirne le violazioni e a sanzionarle anche mediante la cessazione del rapporto.

(Nella fattispecie i giudici di merito – con sentenza confermata dalla S.C. – avevano condannato il condomino a cessare l’utilizzazione abusiva del proprio appartamento, dato in locazione ad uso abitativo e in effetti adibito dal conduttore ad ambulatorio tricologico, in contrasto con il divieto del regolamento condominiale, e a risarcire al condominio i danni conseguenti a tale uso, addebitando al condomino – locatore di non aver fatto ricorso ai rimedi giudiziari previsti, in particolare, dall’art. 80 della legge cosiddetto dell'”equo canone” per l’ipotesi di uso diverso da quello pattuito).

Cassazione civile sez. II, 29/08/1997, n.8239

Ove il locatore, che abbia convenuto un determinato uso commerciale e/o industriale dell’immobile locato, assicuri a tal fine l’idoneità dell’immobile autorizzando il conduttore alle relative modifiche strutturali, non può ritenersi esente, nei confronti dello stesso, dalla responsabilità per l’anticipato scioglimento del rapporto locativo a seguito del divieto opposto dal condominio, di cui è parte l’immobile, alle dette modifiche (nella specie, installazione di una nuova canna fumaria necessaria per il funzionamento di un ristorante self-service) ove non abbia provveduto ad ottenere il preventivo assenso dei condomini, indispensabile alla stregua del regolamento condominiale.

Cassazione civile sez. III, 01/04/1987, n.3125

Nell’ipotesi di affitto di appartamento ad un inquilino che arrechi molestia agli altri condomini esercitando un’attività rumorosa in violazione del regolamento condominiale,il locatore è responsabile quando, già al momento della stipula del contratto di affitto, è consapevole di un uso illegittimo che l’inquilino avrebbe fatto della cosa locata, ossia il proprietario che dia in locazione un immobile che sarà utilizzato come bar, ristorazione o attività conviviali è consapevole dello svolgimento di attività rumorose, nel cui caso è corresponsabile con l’inquilino per il mancato rispetto del regolamento di condominio e, in particolar modo, per la clausola che vieta il rumore. Infatti, il padrone di casa può essere responsabile solo se a conoscenza, già prima della firma del contratto, dell’uso per così dire illecito che dell’immobile avrebbe fatto l’inquilino e che, ciò nonostante, non gli ha imposto un esplicito divieto, quale ad esempio inserire nel contratto di locazione la previsione di un esplicito impegno, per il conduttore, di rispettare il regolamento di condominio, di modo che l’osservanza del regolamento di condominio diventi parte integrante degli obblighi dell’affittuario e l’eventuale inadempimento essere sanzionato con lo sfratto.

Tribunale Cosenza sez. I, 01/02/2021, n.242

Qualora un regolamento di condominio vieti lo svolgimento di attività industriali, il condomino è il principale destinatario delle norme regolamentari e pertanto si pone nei confronti della collettività condominiale non solo come responsabile delle dirette violazioni di quelle norme da parte sua, ma anche come responsabile delle violazioni delle stesse norme da parte del conduttore del suo bene, essendo tenuto non solo ad imporre contrattualmente al conduttore il rispetto degli obblighi e dei divieti previsti nel regolamento, ma altresì a prevenirne le violazioni e a sanzionarle anche mediante la cessazione del rapporto.

Tribunale Cagliari, 27/09/2006, n.2419



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