Diritto e Fisco | Articoli

I rischi di pignoramento per l’ex casa coniugale

22 Agosto 2014
I rischi di pignoramento per l’ex casa coniugale

Col divorzio, il giudice mi ha assegnato la ex casa coniugale in quanto affidataria di nostro figlio finché quest’ultimo vivrà con me; immediatamente ho trascritto il provvedimento di assegnazione nei registri immobiliari. Il mio ex-marito ha intrapreso un’attività commerciale che sembra non andare bene. Se l’attività dovesse fallire, l’appartamento potrebbe essere pignorato per la quota di proprietà dell’ex marito (50%)?

L’immediata trascrizione del provvedimento del giudice di assegnazione della casa coniugale mette al riparo e garantisce la figlia e la madre con lei convivente da possibili azioni e pignoramenti di futuri creditori del marito, almeno finché dura l’assegnazione.

Per quanto ci siano state discussioni in dottrina, la Cassazione [1] ha sottolineato l’importanza della trascrizione onde poter opporsi ad eventuali terzi che vantino diritti sull’immobile.

Così, per esempio, se l’ex marito venderà la casa, i futuri acquirenti non potranno sfruttare economicamente il bene assegnato, ma dovranno lasciarlo godere a figli e genitore assegnatario. Altrettanto vale per i creditori, che non potranno aggredire, pignorare ed espropriare la ex casa coniugale.

A tutto voler concedere, solo eventuali creditori che abbiano iscritto una ipoteca sull’immobile in questione prima della trascrizione dell’assegnazione della casa, potrebbero prevalere e, quindi, effettuare il pignoramento e la vendita dell’immobile. In buona sostanza, i creditori privilegiati anteriori alla sentenza di divorzio potrebbero “mandare via” di casa la madre e il figlio: tutto, infatti, dipende da chi per primo ha trascritto, nei pubblici registri immobiliari, il proprio diritto (se l’ipoteca o la sentenza di assegnazione della casa).

Invece, per i creditori anteriori privi di ipoteca la pignorabilità del bene non è pacifica; ma se anche il pignoramento venisse consentito e il bene venduto, l’assegnazione sarebbe opponibile all’acquirente, che dovrebbe consentire il godimento ai figli e al genitore assegnatario.

Il fatto che, nel caso descritto, la trascrizione sia stata effettuata e l’immobile sia di proprietà al 50% della madre assegnataria rende poco appetibile la quota di proprietà del padre.


note

[1] Cass. sent. n. 12466 del 19.07.2012.

Autore immagine: 123rf.com


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