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Divorzio senza avvocato: non è possibile

26 Agosto 2014
Divorzio senza avvocato: non è possibile

Io e mio marito abbiamo deciso di divorziare consensualmente, ma la cancelleria del tribunale ci hanno detto che dobbiamo essere per forza difesi da un avvocato e non possiamo farlo da soli. È vero? In altri tribunali d’Italia è consentito procedere senza il legale.

I coniugi non possono divorziare, presentando un’istanza congiunta, senza l’assistenza di un avvocato. Al contrario, infatti, di quanto avviene con la separazione consensuale (in cui l’effetto viene prodotto dalla volontà delle parti), la sentenza di divorzio in un procedimento a cui non ha partecipato il legale sarebbe nulla.

A lungo, in molti tribunali d’Italia, è stato possibile separarsi senza bisogno di un avvocato. In pratica, le coppie capaci di trovare, tra di loro, un accordo su ogni aspetto economico (per esempio, l’assegno di mantenimento o l’assegnazione della casa) e personale (per esempio, la collocazione dei figli e il diritto di visita) potevano chiedere, congiuntamente, il cosiddetto divorzio consensuale, depositando un atto in cancelleria e ritrovandosi poi all’udienza innanzi al Presidente del Tribunale per confermare tale volontà.

Anche noi, sulle pagine di questo portale, abbiamo fornito le istruzioni pratiche su come procedere concretamente (leggi l’articolo: “Separazione consensuale senza avvocato: istruzioni su come fare”).

In verità, non tutti i tribunali consentivano questa possibilità. In alcuni fori, infatti, la presenza dell’avvocato veniva sempre imposta e le cancellerie si rifiutavano di accettare atti presentati personalmente dalle parti.

Tale circostanza ha, di fatto, diviso in due la penisola, creando non poche sperequazioni, nonostante il costo per l’assistenza legale, in una separazione/divorzio consensuale, non sia mai troppo elevato (lo stesso, peraltro, viene, di norma, diviso al 50% tra i coniugi, posta l’esistenza di un accordo in tal senso).

Con l’avvio della PEC e l’obbligo delle comunicazioni per via telematica all’indirizzo di posta elettronica di un avvocato, la lista dei tribunali “liberali” si è ridotta notevolmente. Cosicché, ad oggi, ci risulta che siano davvero pochi i Tribunali che consentono la separazione consensuale senza l’assistenza del legale.

Diversa storia invece riguarda il divorzio, anche se consensuale. Infatti, la Cassazione ha definitivamente chiarito l’impossibilità di evitare la difesa tecnica legale in tale tipo di procedimento.

Riportiamo in nota [2] le specifiche parole della Suprema Corte, riservate ai lettori più “tecnici” del diritto. In buona sostanza, ciò che dice la Cassazione è che il procedimento di “divorzio consensuale”, benché presentato di comune accordo dalle parti, implica pur sempre una verifica, da parte del giudice, del rispetto sia delle condizioni previste dalla legge sia degli interessi dei figli. Questa verifica fa sì che la sentenza finisca per incidere sui diritti soggettivi dei coniugi e della prole e che, quindi, abbia un carattere “decisorio” (suscettibile di passare in giudicato). In quanto tale, e posto dunque il carattere di tale giudizio non dissimile da qualsiasi altro procedimento davanti al giudice, l’assenza di una difesa tecnica rende nullo il provvedimento stesso del giudice.

Ricordiamo che la legge sul divorzio [3] stabilisce che la domanda congiunta può essere proposta avanti al tribunale del luogo di residenza o di domicilio di uno dei due coniugi, non a quello dove stata dichiarata la separazione né a un altro a scelta delle parti.

note

[1] Cass. sent. n. 6365 del 7.12.2011.

[2] “Ritenuto che il carattere decisorio di un provvedimento giudiziale, attribuendo al procedimento camerale natura contenziosa anziché volontaria, comporta l’osservanza inderogabile della regola della cosiddetta difesa tecnica (alla stessa stregua di ogni altro giudizio contenzioso, regolato secondo il rito ordinario), al cui eventuale difetto consegue la nullità del provvedimento “de quo”, anche nell’ipotesi di richiesta di divorzio avanzata congiuntamente dai coniugi il carattere decisorio del provvedimento, che il divorzio dispone, postula l’osservanza della regola della cosiddetta difesa tecnica, trattandosi di un provvedimento che incide su status e su diritti soggettivi e che è assunto con sentenza destinata a passare in giudicato: il carattere “congiunto” della domanda non significa, invero, “consensualità” del divorzio, spettando solo al tribunale la verifica dei suoi presupposti di legge, nonché della rispondenza all’interesse della prole delle condizioni concordate dagli istanti”.

[3] Art. 4 della legge 898 del 1970 (cosiddetta legge sul divorzio).

Autore immagine: 123rf.com


2 Commenti

  1. Il Codice europeo dei diritti fondamentali dell’uomo consente il patrocinio in proprio, basterebbe ricorrere alla Corte di Strasburgo. Oppure poiché la costituzione ha riconosciuto la prevalenza del diritto europeo su quello nazionale, il giudice e’ costretto ad applicare la norma europea poiché tale norma entra nel nostro ordinamento attraverso l’art. 11 della costituzione che riconosce i diritti internazionalmente accettati, costituendo così una sorta di diritto gerarchicamente intermedio tra la norma costituzionale e la legge ordinaria, la quale risulta così di rango inferiore a quella intermedia. Il cancelliere non può rifiutarsi di accettare un atto, e’ il giudice che lo può respingere dichiarando lo inammissibile. Bisogna ricorrere direttamente dal presidente del tribunale e se non basta dal presidente della Corte di Appello. E’ ora che gli avvocati la smettano di farsi approvare leggi ad hoc per il proprio profitto. Il diritto non è la fisica quantistica, chiunque dotato di un po’ di cultura lo può trattare per la difesa in proprio, ovviamente solo per se stesso, non per altri. Lo dice uno che il diritto l’ha studiato e lo applica.

  2. Andate dal Presidente del Tribunale, richiedete da lui o da chi per lui una sentenza di rigetto dell’atto per inammissibilità e poi ricorrete alla Corte di Strasburgo allegando tale sentenza. Dovrete aspettare, circa 6 mesi, ma vi daranno ragione perché il codice europeo dei diritti dell’uomo ammette il patrocinio in proprio.

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