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Separazione: nessuna audizione del minore per le questioni economiche


Separazione: nessuna audizione del minore per le questioni economiche

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 aprile 2014



Escluso l’obbligo dell’audizione del minore nel procedimento avente ad oggetto solo questioni economiche tra i genitori.

Nei procedimenti di separazione e divorzio tra i coniugi, l’obbligo per il giudice di disporre l’audizione del figlio minore riguarda solo le questioni che possano incidere sugli interessi personali di quest’ultimo. Pertanto, è esclusa l’audizione del bambino per le questioni economiche come il diritto all’assegno di mantenimento. Al contrario, deve disporsi (sempre che il figlio abbia compiuto dodici anni) per le questioni relative alle modalità dell’affidamento e alla collocazione.

Questo non esclude la possibilità di audizione del minore anche nei casi in cui si proceda alla semplice revisione delle condizioni di separazione o divorzio, ma purché, appunto, non si verta sulle questioni meramente economiche (leggi “Audizione del minore necessaria anche per la revisione delle condizioni di separazione”).

Lo ha deciso il tribunale di Milano con una recente sentenza [1].

Il giudice ha precisato che l’audizione del minore è superflua se il processo ha ad oggetto solo questioni economiche. Questa è la conseguenza del recente decreto legislativo che ha modificato il diritto di famiglia [2]. Tra le disposizioni modificate, infatti, vi è quella che riguarda il minore sotto tutela [3]. Nella norma in esame è previsto che il giudice assuma, d’intesa con il tutore, i provvedimenti circa l’educazione del minore e l’amministrazione del suo patrimonio.

Dunque, la legge ha voluto precisare che l’obbligo dell’ascolto del minore è relativo solo alle questioni “di vita” del bambino: ossia dove questi voglia vivere, che studi intenda fare, che mestiere/arte imparare. Resta quindi esclusa l’audizione per le questioni che riguardano il mantenimento, l’amministrazione del patrimonio e le eventuali imprese/società.

Il legislatore ha infatti ritenuto contraria all’interesse del minore [4] l’audizione di quest’ultimo in processi che abbiano ad oggetto solo questioni economiche  e patrimoniali.

L’audizione, insomma, è necessaria per le questioni relative alla cura personale e non per quelle relative alla cura del patrimonio.

Ma anche negli altri casi…

Anche quando non si tratta di questioni puramente economiche, l’adolescente, durante il procedimento per l’affidamento, può essere ascoltato in forma indiretta: basta la Ctu (consulenza tecnica d’ufficio) ad accertare le attuali condizioni del minore verificando la situazione psicofisica e la qualità del rapporto con i genitori. Lo ha sancito il Tribunale di Milano con una recente sentenza [5].

Il giudice milanese ha sentito le parti e ha ritenuto che, tenendo conto dell’età del bambino (15 anni), ci sia la necessità di procedersi all’audizione, ma, valutando lo stato soggettivo del minore (per il quale sono emersi problemi peculiari), e delle particolarità delle condizioni specifiche, è doverosa un’audizione indiretta del ragazzo, attraverso un esperto che accerti l’insussistenza di rischi per l’ascolto e la capacità di discernimento. Al riguardo, si legge in sentenza che, anche dopo la recente riforma del diritto di famiglia [6], resta ferma la facoltà per il giudice di provvedere alla audizione in forma indiretta del fanciullo (ossia col consulente del giudice), posto che è l’interesse preminente del minore a plasmare le forme processuali e ciò contrasta con una modalità di audizione rigida imposta ex lege”

Il consulente ha l’onere di esaminare gli atti e i documenti di causa, sentire i genitori e il minore, e se nel caso altre figure significative di riferimento o con le quali il minore abbia abitudini di vita, per valutare ulteriormente la situazione psicofisica del minore, la capacità del padre e della madre di rapportarsi adeguatamente nella gestione del ruolo genitoriale, la qualità della relazione dei genitori con il minore e le capacità del singolo genitore di garantire la figura dell’altro.

Inoltre, il Ctu dovrà indagare l’effettiva volontà del minore circa il luogo in cui desidera vivere in modo prevalente e circa il modo e i contenuti e i tempi di frequentazione di entrambi i genitori. Infine, dovrà redigere un apposito verbale contenente le dichiarazioni.

note

[1] Trib. Milano, sent. del 20.03.2014.

[2] D.lgs. 154/2013.

[3] Art. 371 cod. civ.

[4] Art. 336-bis cod. civ.

[5] Trib. Milano sent. n. 10217 del 20.03.2014

[6] D.lgs. 154/2013 (v. art. 336-bis Cc dove è prevista l’audizione cosiddetta diretta).

Autore immagine: 123rf.com 

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