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Un genitore può non lasciare nulla ai figli?

3 Giugno 2021
Un genitore può non lasciare nulla ai figli?

Un padre o una madre può diseredare un figlio? La quota di legittima spettante per legge ai figli legittimari. 

Succede anche nelle migliori famiglie che un padre o una madre, in disaccordo con il proprio figlio, minacci di diseredarlo. Ma si può fare? Un genitore può non lasciare nulla ai figli? Ecco cosa dice a riguardo la nostra legge.

Si può diseredare un figlio?

I figli, al pari del coniuge, sono considerati «eredi legittimari». I legittimari sono quei soggetti in favore dei quali la legge riserva sempre una “quota minima” dell’eredità (detta «legittima»), a prescindere da un’eventuale volontà contraria espressa dal defunto con il proprio testamento. In altri termini, non è possibile diseredare i legittimari. 

L’unico caso in cui un genitore può non lasciare nulla ai figli è in caso di «indegnità» di questi a succedere. L’indegnità si verifica però solo in casi particolarmente gravi, come nell’ipotesi di un soggetto che tenti di uccidere il soggetto della cui eredità si tratta o il suo coniuge, o che ha cercato di distruggere o falsificare il suo testamento, che lo ha falsamente accusato di reati molto gravi e così via. Tutte le ipotesi di indegnità a succedere sono elencate all’articolo 463 del Codice civile.

Un genitore può lasciare di meno a un figlio che a un altro?

Se è vero che non si può diseredare un figlio, è tuttavia vero che si può privarlo di tutto ciò che non rientra nella quota di legittima. In buona sostanza, il genitore potrebbe anche lasciare al figlio con cui è in disaccordo il “minimo necessario” previsto dalla legge, riservando il restante patrimonio ad altri soggetti (previa comunque soddisfazione degli altri eventuali legittimari). 

Come si determina la quota di legittima spettante al figlio?

La quota di legittima che la legge riserva al figlio legittimario dipende da quanti altri eredi legittimari sono in vita. Di tanto parleremo meglio più avanti.

Sono legittimari il coniuge o l’altra parte dell’unione civile, i figli e, in assenza di questi ultimi, gli ascendenti legittimi (genitori ed, eventualmente, nonni). 

Cosa succede se un genitore non lascia nulla a un figlio?

Quando si parla di legittimari entra in gioco il concetto di «successione necessaria», cioè di quote ereditarie che non possono essere intaccate da disposizioni testamentarie. In altre parole, contrariamente a quanto spesso si usa dire, non è possibile diseredare un figlio o un altro dei suddetti soggetti. Infatti, se con il testamento, il defunto lede in qualche modo la quota riservata ai legittimari, determinandola in misura inferiore rispetto a quanto stabilito dalla legge, la legge prevede la cosiddetta successione dei legittimari che “corregge” le disposizioni del testatore ripristinando le quote a favore dei legittimari. Tali soggetti, pertanto, hanno diritto a una quota di eredità anche nell’ipotesi in cui il defunto abbia disposto diversamente dei propri beni. 

Quali sono le quote spettanti ai legittimari?

Vediamo di seguito quali quote ereditarie spettano per legge ai legittimari, tenendo presente che queste sono le quote “minime” obbligatorie; se però il defunto non ha lasciato testamento, e quindi viene aperta la successione legittima, tali quote variano. 

Il coniuge (o una delle parti dell’unione civile) ha diritto a: 

  • metà del patrimonio dell’altro coniuge se non ci sono figli (anche in presenza di ascendenti); 
  • un terzo se c’è un solo figlio; 
  • un quarto se ci sono più figli. 

Al coniuge (o a una delle parti dell’unione civile), inoltre, è riconosciuto per legge un diritto di abitazione sulla casa familiare e il diritto d’uso sui mobili che la corredano. Il coniuge separato al quale non sia stata addebitata la separazione (ossia che non abbia subito il cosiddetto addebito) ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato. Il coniuge a cui è stata addebitata la separazione, con sentenza passata in giudicato, ha diritto soltanto a un assegno vitalizio, se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto, commisurato all’eredità, alla qualità e al numero degli eredi legittimi; il suo importo, tuttavia, non può mai essere superiore a quanto percepito a titolo di alimenti. 

L’ex coniuge dopo il divorzio perde i diritti successori nei confronti dell’altro coniuge e, quindi, la qualifica di legittimario. 

L’ex coniuge divorziato ha diritto tuttavia: alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto, se titolare dell’assegno di divorzio; a un assegno periodico a carico dell’eredità, se titolare dell’assegno alimentare; a una percentuale del Tfr dell’ex coniuge defunto. 

I figli hanno diritto alle seguenti porzioni del patrimonio, senza più distinzione tra figli legittimi, adottivi, naturali e adulterini: 

  • metà del patrimonio al figlio unico orfano anche dell’altro genitore; 
  • un terzo del patrimonio al figlio unico con l’altro genitore; 
  • due terzi del patrimonio a più figli se rimasti anche senza l’altro genitore (diviso in parti uguali); 
  • metà del patrimonio a più figli se c’è anche l’altro genitore. 

Gli ascendenti rientrano nella categoria dei legittimari solo se il defunto non lascia figli. In questo caso, a loro spetta: 

  • un terzo dell’eredità; 
  • un quarto se c’è anche il coniuge (o la parte dell’unione civile) del defunto.  


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2 Commenti

  1. i genitori possono comunque riconoscere ad un figlio
    che li ha assistiti la quota disponibile?

    1. Bisogna distinguere la quota disponibile dalla quota di legittima. La quota di legittima è quella porzione di eredità di cui il testatore non può liberamente disporre, in quanto per legge spetta agli eredi cosiddetti legittimari (appunto i figli). La quota disponibile è invece quella quota di eredità di cui il testatore può disporre a suo piacimento senza ledere i diritti dei legittimari. Nell’ipotesi di lesione della quota di legittima, il figlio discriminato potrà agire con la cosiddetta azione di riduzione. Si tratta di un’azione a tutela dei suoi diritti.

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