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Si può contestare il certificato carichi pendenti del Fisco?

3 Giugno 2021
Si può contestare il certificato carichi pendenti del Fisco?

Cos’è e come ottenere il Certificato unico debiti tributari. Che succede se dal Certificato risultano dei debiti mai notificati al contribuente? La differenza rispetto all’estratto di ruolo.

Una recente legge – meglio nota come Codice della crisi d’impresa – ha istituto il cosiddetto certificato carichi pendenti del Fisco. Si tratta di un documento, rilasciato dall’Agenzia delle Entrate, che consente di sapere quanti debiti si hanno con il Fisco o con l’Inps. 

Cosa succede però se, da tale attestazione, si scoprono dei debiti di cui non si aveva mai avuto notizia perché i relativi atti di accertamento o le cartelle non sono mai state notificate? Si può contestare il certificato carichi pendenti del Fisco? La questione è stata di recente affrontata dalla Commissione Tributaria Regionale della Toscana [1]. Ecco cosa è stato detto in questa occasione.

Cos’è il certificato unico debiti tributari

Più propriamente chiamato «Certificato unico dei debiti tributari», il Certificato carichi pendenti serve ad ottenere informazioni circa la sussistenza di debiti tributari risultanti da atti, da contestazioni in corso e da quelle già definite per le quali i debiti non sono stati ancora pagati. 

Il Certificato carichi pendenti si distingue dal cosiddetto Estratto di ruolo, che si può invece richiedere presso l’Agenzia Entrate Riscossione e che indica tutte le cartelle esattoriali notificate al contribuente non ancora definite. 

L’istanza per il rilascio del certificato dei carichi pendenti si presenta presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente in base al domicilio fiscale del contribuente. Qui è possibile scaricare il modello per l’istanza. 

Se la richiesta è presentata dal debitore è dovuta l’imposta di bollo e anche i relativi certificati sono soggetti all’imposta di bollo e ai tributi speciali. Il debitore può richiedere il certificato personalmente o tramite soggetto delegato. In quest’ultimo caso, il soggetto delegato deve essere munito di formale delega da consegnare unitamente alla richiesta del certificato.

Il modello debitamente compilato e sottoscritto è presentato all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente:

  • mediante consegna diretta ed a mani del modello, debitamente compilato, presso lo sportello dell’Agenzia delle Entrate che rilascia la relativa ricevuta;
  • mediante raccomandata a.r. allegando una fotocopia del documento di identità del soggetto che firma il modello;
  • mediante Pec specificando nell’oggetto “Richiesta Certificato Unico debiti tributari (Art. 364 D. lgs. n. 14/2019)”. Il modello deve essere sottoscritto con firma digitale; nel caso sia sottoscritto con firma autografa, deve essere allegata una fotocopia del documento di identità del soggetto che firma il modello. Gli indirizzi Pec degli uffici dell’Agenzia delle Entrate sono reperibili sul sito Internet.

Il Certificato unico debiti tributari è rilasciato entro 30 giorni dalla richiesta.

Si può contestare il certificato carichi pendenti con il Fisco?

Mettiamo il caso che un contribuente, dopo aver richiesto e ottenuto il Certificato Unico dei debiti tributari si accorga da esso della presenza di accertamenti o richieste di pagamento che a lui non sono mai pervenute e la cui notifica è pertanto da considerarsi nulla. Cosa può fare? Può impugnarlo dinanzi al giudice (la Commissione Tributaria) e chiederne la rettifica? 

Secondo la pronuncia qui in commento tale possibilità non è prevista dalla legge. In buona sostanza, il contribuente non può chiedere al giudice tributario l’annullamento del certificato dei carichi pendenti col Fisco. 

La vicenda vede interessata una società che, dopo aver richiesto un certificato dei carichi (fiscali) pendenti risultanti dall’anagrafe tributaria, apprendeva da tale documento dell’esistenza di una cartella esattoriale a proprio carico che (a suo dire) non era mai stata notificata; pertanto, la Srl si rivolgeva al giudice per chiedere la declaratoria di inesistenza del carico dedotto ed il conseguente rilascio di un certificato emendato. 

Secondo la sentenza della Ctr Toscana, il Certificato carichi pendenti del Fisco non è un atto impugnabile, neanche quando si tratta di contestare degli atti mai notificati. In questo si nota la profonda differenza con l’estratto di ruolo di Agenzia Entrate Riscossione il quale invece – come già chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione [2] – può essere impugnato tutte le volte in cui il contribuente apprende da esso, per la prima volta, dell’esistenza di un debito tributario che però non gli è mai stato notificato. In tale ipotesi, l’estratto di ruolo può essere contestato innanzi al giudice per la cancellazione di tale debito proprio sulla scorta dell’omessa comunicazione al contribuente. Non è così invece per il Certificato carichi pendenti. 

Conformemente a quanto aveva già sostenuto la Cassazione sul medesimo argomento [3], la Ctr Toscana ha negato un’interpretazione estensiva del principio enunciato dalle Sezioni Unite anche al certificato carichi pendenti col Fisco. Difatti, l’estratto di ruolo, atto interno all’amministrazione, è impugnabile solo in quanto espressione del ruolo, atto specificamente previsto fra quelli impugnabili dal dpr n. 546 del 1992, mentre il Certificato dei carichi pendenti non ha alcun valore impositivo e non rappresenta la prova del ruolo. 


note

[1] CTR Toscana, sent.  n. 360/2021.

[2] Cass. S.U. sent. n. 19704/2015.

[3] Cass. sent. n. 13536/20 del 2.07.2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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