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Chi subentra in caso di rinuncia all’eredità?

3 Giugno 2021
Chi subentra in caso di rinuncia all’eredità?

Che succede se una persona rinuncia all’eredità: chi sono i suoi sostituti? Sostituzione, rappresentazione e accrescimento.

Con la rinuncia all’eredità, il soggetto rinuncia a diventare erede. Che fine fa, a quel punto, la fetta di patrimonio che egli avrebbe ricevuto con l’accettazione? In altri termini, chi subentra in caso di rinuncia all’eredità?

Il meccanismo non è dei più semplici, sicché sarà bene cercare di spiegarlo in modo semplice e pratico.

La rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità è un atto che, proprio per via dell’impatto che esso ha per il soggetto rinunciante, deve avvenire secondo particolari formalità. La rinuncia infatti va eseguita con una dichiarazione resa a un notaio o al cancelliere del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione. 

La rinuncia va poi inserita nel registro delle successioni conservato presso il tribunale. 

Non si può rinunciare solo a una parte dell’eredità: o si rinuncia a tutta la propria quota spettante oppure si accetta l’eredità.

A differenza dell’accettazione dell’eredità che, una volta compiuta, non può essere più revocata, chi invece rinuncia all’eredità può sempre fare marcia indietro e cancellare gli effetti di tale dichiarazione. In altri termini, la rinuncia all’eredità è revocabile entro 10 anni dall’apertura della successione, a condizione però che i chiamati successivi non abbiano nel frattempo accettato l’eredità rinunciata. 

Effetti della rinuncia all’eredità

Vediamo ora chi subentra in caso di rinuncia all’eredità. Per scoprirlo, dobbiamo spiegare le conseguenze della rinuncia. 

La rinuncia all’eredità dà luogo a uno di questi tre fenomeni: 

  • sostituzione;
  • rappresentazione;
  • accrescimento. 

Di tanto ci occuperemo qui di seguito.

Sostituzione ereditaria: cos’è e come funziona?

Nel caso in cui il defunto abbia lasciato testamento, nell’ipotesi in cui l’erede in esso contemplato rinunci all’eredità o sia già defunto, la prima cosa da verificare è la presenza nel testamento dell’eventuale clausola di sostituzione con cui il testatore ha già previsto, in partenza, chi debba essere il sostituto di colui che non può o vuole accettare.

In assenza di tale clausola, si può applicare, ricorrendone i presupposti, il meccanismo della rappresentazione, e se neppure questa può operare, si utilizza, se applicabile, l’accrescimento.

Se non può utilizzarsi neppure l’accrescimento, il testamento non ha effetto, con la conseguenza che la successione verrà regolata secondo le norme della successione legittima, quelle cioè che si applicano quando non c’è un testamento.

Partiamo allora proprio dalla sostituzione.

Vi sono due tipi di sostituzione:

  • la sostituzione ordinaria: si verifica quando il defunto designa mediante testamento un’altra persona nell’ipotesi in cui il chiamato, designato anch’esso mediante testamento, non possa o non voglia accettare l’eredità o il legato. Ad esempio: «Istituisco erede Tizio o, se questi non vuole o non può accettare, Caio» oppure «Istituisco Gennaro e, se questi non vuole o non può accettare, lascio la mia casa di Roma a Roberto».
  • la sostituzione fedecommissaria: si verifica quando il defunto dispone mediante testamento che il cosiddetto «istituito» (un erede o un legatario) debba conservare i beni ereditari a lui lasciati, affinché tali beni alla sua morte passino automaticamente a un’altra persona, il «sostituito», anch’esso indicato dal defunto nel testamento. 

La sostituzione fedecommissaria è possibile solo se:

  • l’istituito è un interdetto o un minore incapace;
  • il sostituito è la persona o l’ente che, sotto la vigilanza del tutore, ha avuto cura dell’interdetto o del minore incapace;
  • il testatore che ha disposto la sostituzione fedecommissaria è il genitore, l’ascendente in linea retta o il coniuge o altra parte dell’unione civile dell’interdetto o del minore incapace. 

Rappresentazione: cos’è e come funziona?

Se il defunto non ha fatto testamento o se, pur facendo testamento, non ha previsto l’ipotesi di un sostituto, l’eredità rinunciata da uno degli eredi si attribuisce secondo il meccanismo della rappresentazione.

Con la rappresentazione, al posto dell’erede rinunciante subentrano i suoi discendenti. 

La rappresentazione può avere luogo: 

  • quando il defunto non ha disposto mediante testamento per la sostituzione (la sostituzione prevale sempre sulla rappresentazione); 
  • solo se il chiamato, che non può o non vuole accettare, è un figlio del defunto o fratello o sorella; 
  • solo a favore dei discendenti del chiamato che non può o non vuole accettare l’eredità. 

In questo modo, grazie alla rappresentazione, è possibile lasciare l’eredità ai discendenti (i cosiddetti rappresentanti) al posto del loro ascendente (cosiddetto rappresentato), in tutti i casi in cui questi non possa o non voglia accettare l’eredità o il legato.

Facciamo un esempio.

Muore Antonio, cui dovrebbe succedere il figlio Bartolomeo; se quest’ultimo rinuncia oppure è premorto al padre, l’eredità si devolve a Carlo, figlio di Bartolomeo.

I rappresentanti possono succedere per rappresentazione anche se hanno rinunciato all’eredità del rappresentato. 

La rappresentazione si applica non solo in caso di rinuncia all’eredità da parte del chiamato, ma anche nel caso in cui questi muoia prima oppure venga diseredato.

La rappresentazione ha luogo all’infinito. 

Cos’è e come funziona l’accrescimento

Se l’erede chiamato non vuole o non può succedere, ma non è possibile ricorrere alla rappresentazione, la sua quota viene divisa in proporzione tra tutti gli eredi, i quali vedono così accrescersi le quote.

Se il defunto lascia due figli, ma uno è già morto senza avere altri figli, l’altro eredita anche la quota del primo, accrescendo la propria.

Si ha accrescimento dunque nel caso in cui più persone siano chiamate a succedere congiuntamente e una di esse non voglia o non possa accettare. 

L’accrescimento si applica tanto nel caso in cui non sia stato fatto un testamento quanto nel caso contrario in cui cioè ci sia un testamento ma questo sia privo della clausola di sostituzione e non si possa procedere secondo il meccanismo della rappresentazione.

L’accrescimento comporta l’aumento della quota degli altri chiamati: questi dividono tra loro in parti uguali la quota del chiamato che non ha accettato. L’istituto dell’accrescimento si applica anche se la disposizione testamentaria consiste in un legato; in questo caso, è sufficiente che lo stesso bene sia stato legato a più persone.

L’accrescimento si verifica solo se non possono essere attuate nell’ordine, per mancanza dei presupposti, la sostituzione e la rappresentazione. Inoltre, non può essere applicato nell’ipotesi in cui il testatore lo abbia escluso. In questo caso, la quota di eredità o il legato rimasto senza titolare viene devoluto agli altri eredi legittimi. 

E se l’eredità non può essere assegnata neanche con l’accrescimento, la stessa va ai parenti di grado più remoto secondo le stesse regole che si applicano in assenza di testamento. 


Se una persona rinuncia all’eredità e questa non ha fatto testamento, la sua quota va ai figli, se questi ovviamente sono presenti. In assenza di figli, la quota del rinunciante va ad aumentare le quote degli altri eredi. 

Se però la persona defunta ha fatto testamento e nel testamento ha stabilito un erede “di riserva” nel caso in cui uno degli altri eredi dovesse rinunciare, la quota di quest’ultimo viene devoluta appunto al primo. 


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