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Malattia del lavoratore e svolgimento altre attività: Cassazione

3 Giugno 2021
Malattia del lavoratore e svolgimento altre attività: Cassazione

Il lavoratore malato ed assente dal posto di lavoro può svolgere altre attività lavorative se non pregiudicano la guarigione e non sono in concorrenza con il datore di lavoro. 

Malattia del lavoratore e possibilità di svolgere altre attività

La patologia impeditiva considerata dall’art. 2110 c.c., che, in deroga ai principi generali, riversa entro certi limiti sul datore di lavoro il rischio della temporanea impossibilità lavorativa, va intesa non come stato che comporti la impossibilità assoluta di svolgere qualsiasi attività, ma come stato impeditivo delle normali prestazioni lavorative del dipendente; di guisa che, nel caso di un lavoratore assente per malattia il quale sia stato sorpreso nello svolgimento di altre attività, spetta al dipendente, indubbiamente secondo il principio sulla distribuzione dell’onere della prova, dimostrare la compatibilità di dette attività con la malattia impeditiva della prestazione lavorativa, la mancanza di elementi idonei a far presumere l’inesistenza della malattia e quindi, una sua fraudolenta simulazione, e la loro inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie psico-fisiche, restando peraltro la relativa valutazione riservata al giudice del merito all’esito di un accertamento da svolgersi non in astratto, ma in concreto, con giudizio ex ante (nella specie, la Corte ha ritenuto legittime le attività fisiche ricreative svolte durante il periodo di malattia dal lavoratore colpito da una lieve forma di depressione).

Cassazione civile sez. lav., 13/04/2021, n.9647

Sul licenziamento del lavoratore che durante la malattia svolge una attività che può pregiudicare o ritardare la guarigione

Lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente, durante lo stato di malattia, configura la violazione degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà nonché dei doveri generali di correttezza e buona fede, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia, di per sé, sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, anche nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio “ex ante” in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione o il rientro in servizio (in applicazione di tale principio, la Corte ha confermato la decisione di merito, la quale aveva ritenuto legittimo il licenziamento di un lavoratore – guardia giurata – che, nel periodo di malattia dovuto a vertigini, aveva svolto l’attività di disc-jockey; per la Corte tale attività svolta in presenza di giochi di luce, ambiente caotico, assenza di sonno, elevato volume, movimenti convulsi esponeva il lavoratore ad aggravamenti).

Cassazione civile sez. VI, 23/02/2021, n.4876

Legittimo il licenziamento del lavoratore in malattia che svolge altro lavoro gravoso che ne pregiudica la guarigione

Lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente, durante lo stato di malattia, configura la violazione degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà nonché dei doveri generali di correttezza e buona fede, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia, di per sé, sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, anche nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio ex ante in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione o il rientro in servizio (confermato il licenziamento per il lavoratore in periodo di assenza per infortunio sorpreso a svolgere attività lavorativa particolarmente gravosa quale la guida di automezzi e il carico/scarico di materiale, tale da comprometterne o ritardarne la guarigione).

Cassazione civile sez. lav., 19/03/2019, n.7641

Legittimo licenziamento del lavoratore che svolge altra attività lavorativa durante lo stato di malattia

La malattia per infortunio non esclude la possibilità di svolgere un’altra attività lavorativa a condizione che ciò non determini un ritardo nella guarigione o aggravamento (legittimo, nella specie, il licenziamento del lavoratore assente per malattia dovuta a lombalgia, ma operativo, e con grosso impegno fisico, in una pizzeria di cui era anche comproprietario).

Cassazione civile sez. lav., 17/12/2018, n.32600

Lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente, durante lo stato di malattia, configura la violazione degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà nonché dei doveri generali di correttezza e buona fede, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia, di per sé, sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, anche nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio “ex ante” in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione o il rientro in servizio.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito, la quale aveva ritenuto legittimo il licenziamento di un lavoratore – addetto al lavaggio di automezzi – che, nel periodo di malattia conseguente a “dolenzia alla spalla destra determinata da un lipoma”, aveva svolto presso un cantiere attività di sbancamento di terreno con mezzi meccanici e manuali).

Cassazione civile sez. lav., 19/10/2018, n.26496

Non sempre lo svolgimento di un’altra attività lavorativa durante il periodo di assenza per malattia, giustifica la reazione del datore di lavoro che abbia licenziato il dipendente (illegittimo, nella specie, il licenziamento contestato ad un lavoratore per aver svolto attività di tinteggiatura di esterni durante l’ultimo giorno di un periodo di assenza per malattia per asserita gastroenterite).

Cassazione civile sez. VI, 04/07/2018, n.17424

Lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente assente per malattia è idoneo a giustificare il recesso del datore di lavoro per violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà ove tale attività esterna, prestata o meno a titolo oneroso, sia per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, dimostrando, quindi, una sua fraudolente simulazione, ovvero quando, valutata in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, l’attività stessa possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore, ferma restando la necessità che, nella contestazione dell’addebito, emerga con chiarezza il profilo fattuale, così da consentire una adeguata difesa da parte del lavoratore (nella specie la Corte territoriale ha, invece, accertato che non si era avuto alcun prolungamento del periodo di malattia in conseguenza del lavoro esterno svolto dall’appellante, per cui alcun ostacolo si era manifestato alla ripresa del servizio).

Cassazione civile sez. lav., 23/05/2017, n.12902

Lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il recesso del datore di lavoro, in relazione alla violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia di per sé sufficiente a fare presumere l’inesistenza della malattia, dimostrando, quindi, una fraudolenta simulazione, anche nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio ex ante in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione o il rientro in servizio, con conseguente irrilevanza della tempestiva ripresa del lavoro alla scadenza del periodo di malattia (nella specie, la Corte ha ritenuto che lo svolgimento di attività lavorativa presso una pizzeria, con conseguente servizio ai tavoli, era indice di una scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute ed ai relativi doveri di cura, data la patologia a causa della quale si era assentato dal luogo di lavoro -trauma contusivo con enterite calcifica al calcagno sinistro – con ciò giustificando il licenziamento intimato dal datore).

Cassazione civile sez. lav., 27/04/2017, n.10416

Lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente, durante lo stato di malattia, configura la violazione degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, nonché dei doveri generali di correttezza e buona fede, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia, di per sé, sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, anche, nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio “ex ante” in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione o il rientro in servizio.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto legittimo il licenziamento del lavoratore che nel periodo della malattia, conseguente ad un “trauma contusivo con enterite calcifica al calcagno sinistro”, aveva svolto continuativamente attività lavorativa presso una pizzeria).

Cassazione civile sez. lav., 27/04/2017, n.10416

Lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il recesso del datore di lavoro, in relazione alla violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, dimostrando, quindi, una fraudolenta simulazione, anche nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio “ex ante” in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio, con conseguente irrilevanza della tempestiva ripresa del lavoro alla scadenza del periodo di malattia (confermato il licenziamento del lavoratore che, pur essendo ufficialmente assente per malattia, aveva svolto dei lavori a casa, prima sul tetto e poi in cortile).

Cassazione civile sez. lav., 21/09/2016, n.18507

Deve ritenersi corretta la sentenza dei giudici del merito che, nell’ambito di una controversia in merito al licenziamento di un lavoratore per aver svolto altra attività lavorativa durante la malattia, hanno respinto la richiesta del dipendente di effettuare una CTU atta a dimostrare che l’attività svolta non era dannosa per la guarigione, atteso che la Corte di appello ha accertato che evidentemente il lavoratore era in condizioni di svolgere la normale attività lavorativa posto che ne aveva svolto un’altra in orari di ufficio di carattere omogeneo e quindi era suo onere comunicare la propria disponibilità a riprendere al lavoro almeno nelle attività meno impegnative sul piano fisico, il che non era avvenuto in violazione dei principi di correttezza e buona fede.

Cassazione civile sez. lav., 07/04/2016, n.6774

L’espletamento di altra attività, lavorativa ed extralavorativa, da parte del lavoratore durante lo stato di malattia è idoneo a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell’adempimento dell’obbligazione e a giustificare il recesso del datore di lavoro, laddove si riscontri che l’attività espletata costituisca indice di una scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute ed ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione, oltre ad essere dimostrativa dell’inidoneità dello stato di malattia ad impedire comunque l’espletamento di un’attività ludica o lavorativa (confermato il licenziamento del lavoratore che aveva svolto lavori manuali pesanti, costituiti dalla tinteggiatura delle pareti di una villetta, durante la sua assenza dal lavoro per malattia).

Cassazione civile sez. lav., 07/07/2015, n.13955

Il lavoratore assente per malattia, che quindi legittimamente non effettua la prestazione lavorativa, non per questo deve astenersi da ogni altra attività, quale in ipotesi un’attività ludica o di intrattenimento, ma quest’ultima non solo deve essere compatibile con lo stato di malattia, ma deve essere altresì conforme all’obbligo di correttezza e buona fede, gravante sul lavoratore, di adottare ogni cautela idonea perchè cessi lo stato di malattia con conseguente recupero dell’idoneità al lavoro (nella specie, la Corte ha cassato la sentenza di appello che aveva escluso la legittimità del licenziamento intimato al lavoratore che, pur essendo in malattia per cervicalgia muscolo tensiva con difficoltà di movimento, aveva partecipato in due occasioni a competizioni ippiche in qualità di driver, atteso che il provvedimento impugnato non aveva adeguatamente approfondito il profilo del rispetto da parte del lavoratore in malattia dell’obbligo di cautela per favorire la propria guarigione).

Cassazione civile sez. lav., 05/08/2014, n.17625

Divieto violazione obbligo di concorrenza per il lavoratore in malattia 

Lo svolgimento di altra attività da parte del lavoratore assente per malattia, documentata con certificato medico, costituisce motivo di licenziamento disciplinare (o, meglio, di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo) solo ove il dipendente abbia agito simulando la malattia, si sia comportato in modo da compromettere o ritardare la propria guarigione, abbia svolto un’attività oggettivamente incompatibile con il suo stato di malattia oppure l’abbia esplicata in violazione del divieto di concorrenza.

Cassazione civile sez. lav., 11/12/2001, n.15621

Non sussiste, a carico del dipendente assente per malattia, un divieto assoluto di svolgere un’altra attività, tranne che questa evidenzi una simulazione di infermità o comporti, anche attraverso la compromissione della guarigione, l’inosservanza dei suoi doveri e, in particolare, di quello di fedeltà. (Nella specie, l’impugnata sentenza – confermata dalla S.C. – aveva ritenuto non costituire giusta causa o giustificato motivo di licenziamento l’insegnamento di judo dal lavoratore impartito durante un’assenza motivata dalla necessità di visite ed esami medici per un’affezione oculare).

Cassazione civile sez. lav., 12/04/1985, n.2434



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