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Si può ritirare una querela?

10 Settembre 2021 | Autore:
Si può ritirare una querela?

Remissione processuale ed extraprocessuale della querela: cos’è e come funziona? Cos’è la rinuncia alla querela?

La vittima di un reato può denunciare alle forze dell’ordine l’ingiustizia che ha subito. Questa segnalazione assume una precisa denominazione: l’atto con cui la persona offesa porta a conoscenza delle autorità il crimine che ha subito prende il nome di querela. La querela è molto simile alla denuncia, la quale riguarda però i reati procedibili d’ufficio, cioè quelli per i quali le forze armate possono attivarsi anche autonomamente, senza segnalazione della vittima. Allo stesso tempo, tra denuncia e querela ci sono diverse differenze, una delle quali riguarda la possibilità di rimettere la seconda una volta sporta. Si può ritirare una querela?

Tecnicamente, la legge distingue tra remissione e rinuncia della querela: mentre la prima interviene solamente dopo che l’atto sia già stato sporto, la seconda è attuabile al contrario soltanto prima che la segnalazione sia stata presentata alle autorità. Ciò cosa significa? Si può ritirare una querela? Se sì, in che modo? Scopriamolo insieme.

Querela: cos’è e come funziona?

La querela è la segnalazione, fatta alle autorità competenti, di un fatto che costituisce reato e che è procedibile solo a querela di parte.

La querela può essere sporta solamente dalla vittima del reato, ovvero da persona che la rappresenti (tutore, genitore, rappresentante legale, avvocato munito di procura speciale).

Per i minori di quattordici anni e per gli interdetti, la querela è sporta dal genitore o dal tutore o, in assenza o in caso di conflitto di interessi, da un curatore speciale.

La querela può essere scritta oppure orale, e deve contenere la manifestazione esplicita, da parte della vittima del reato, di voler procedere contro le persone che hanno commesso il fatto criminoso affinché le stesse siano perseguite come per legge.

Remissione di querela: cos’è?

La remissione di querela consente alla persona offesa di tornare sui suoi passi e di ritirare la segnalazione che aveva fatto in precedenza presso le autorità competenti.

La remissione della querela comporta l’estinzione del reato, nel senso che la persona querelata non potrà più essere condannata per il crimine di cui era accusata.

La remissione ha tuttavia effetto solo se accettata dal querelato. Nel caso in cui quest’ultimo dovesse rifiutare e voler proseguire col processo, allora la remissione sarebbe inutile.

La remissione della querela può essere di due tipi: processuale ed extraprocessuale. Vediamo quali sono le differenze.

Remissione processuale della querela: cos’è?

Per alcuni reati (come ad esempio lo stalking) la legge prevede che la querela possa essere ritirata solamente in udienza, davanti al giudice. Si parla in questi casi di remissione processuale.

Le ragioni che spingono per una remissione esclusivamente giudiziale della querela sono molto semplici: la legge vuole evitare che la vittima sia spinta alla remissione proprio dal soggetto denunciato.

In altre parole, la remissione processuale ha lo scopo di consentire al giudice di verificare a fondo le reali ragioni del ritiro della querela già sporta, al fine di scongiurare pressioni sulla vittima.

Secondo la giurisprudenza [1], la remissione della querela è processuale anche quando avviene davanti a un ufficiale di polizia giudiziaria. Di conseguenza, sarà possibile ritirare la querela anche recandosi presso il più vicino presidio delle forze dell’ordine (polizia di Stato, carabinieri, ecc.).

La remissione processuale della querela può essere solo espressa, manifestata personalmente alle autorità oppure conferendo procura speciale al proprio avvocato.

Remissione extraprocessuale della querela: cos’è?

La remissione extraprocessuale della querela può essere fatta dalla vittima in sede diversa da quella rappresentata dall’aula di udienza o dal presidio delle forze dell’ordine.

La remissione extraprocessuale può anche essere tacita o implicita, manifestata mediante comportamenti incompatibili con la volontà di persistere nella querela.

Ad esempio, si considera tacitamente rimessa la querela per diffamazione quando la persona offesa e l’offensore si mettono d’accordo per deferire ad un giurì d’onore il giudizio sulla verità del fatto attribuito alla persona diffamata [2].

Querela: si può ritirare?

La remissione della querela consiste nel ritiro della stessa. Può dunque affermarsi che è possibile ritirare una querela, a meno che la legge non preveda il contrario. Ad esempio, nel caso di stalking, la legge dice che la querela è irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce gravi e reiterate.

Rinuncia alla querela: cos’è?

La persona offesa, oltre che ritirare una querela già sporta, potrebbe anche decidere di rinunciarvi prima ancora di presentarla alle autorità. In questo caso, non si parla di remissione di querela ma di rinuncia alla querela.

Secondo la legge, il diritto di querela non può essere esercitato se vi è stata rinuncia espressa o tacita da parte di colui al quale ne spetta l’esercizio. Vi è rinuncia tacita, quando chi ha facoltà di proporre querela ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di querelarsi [3].

La rinuncia espressa alla querela è fatta personalmente o a mezzo di procuratore speciale, con dichiarazione sottoscritta, rilasciata all’interessato o a un suo rappresentante.

La dichiarazione può anche essere fatta oralmente a un ufficiale di polizia giudiziaria o a un notaio, i quali, accertata l’identità del rinunciante, redigono il verbale. Questo non produce effetti se non è sottoscritto dal dichiarante [4].


note

[1] Cass., sent. n. 3034/2021.

[2] Art. 597 cod. pen.

[3] Art. 124 cod. pen.

[4] Art. 339 cod. proc. pen.

Autore immagine: canva.com/


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