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L’assegno può provare un pagamento in nero?

4 Giugno 2021 | Autore:
L’assegno può provare un pagamento in nero?

L’incasso del titolo, anche se avviene per contanti,  fa presumere un maggior reddito non dichiarato; tocca al contribuente fornire la prova contraria.

Sei andato dal notaio per vendere un appartamento e l’acquirente ti ha consegnato un assegno con un importo extra, non compreso nel prezzo ufficiale indicato nel rogito di compravendita. Ora, stai andando in banca a versare sul tuo conto quel titolo, ma sei preoccupato e ti domandi se l’assegno può provare un pagamento in nero. 

L’assegno bancario, così come quello circolare, è un documento “astratto” in quanto, a differenza di una fattura o di un bonifico bancario, non indica le ragioni per le quali è avvenuto il pagamento. In caso di contestazioni da parte del Fisco, spetta alle parti dimostrare quale sia stato il motivo che ha portato ad emettere quell’assegno in favore del beneficiario che lo ha portato all’incasso. Se l’importo incassato non viene riportato in dichiarazione dei redditi, o per gli imprenditori e professionisti non è stato fatturato ed inserito in contabilità, le cose si complicano e diventa piuttosto difficile dimostrare che non c’è stata evasione fiscale. 

L’assegno può provare un pagamento in nero, specialmente se le parti non hanno altri rapporti tra loro se non quello che è finito sotto la lente dell’accertamento. Diversamente, se è stato dato ad un membro della famiglia, come il coniuge o un figlio, e si può dimostrare che la causale consiste in una donazione o in una somma data per fronteggiare determinate spese. In ogni caso, l’incasso dell’assegno comporta una presunzione di maggiori redditi o ricavi, che tocca sempre al contribuente smontare, fornendo elementi di segno contrario e tali da dimostrare la legittima provenienza della somma e la sua non imponibilità fiscale. 

L’assegno è tracciabile? 

L’assegno è un mezzo di pagamento tracciabile, come un bonifico bancario o un’operazione svolta con carte di credito o di debito. Esistono due tipi di assegno:  

  • l’assegno circolare, dove la somma indicata nel titolo è stata depositata in banca in anticipo dal soggetto che lo ha emesso e quindi la copertura dell’importo è garantita in partenza; 
  • l’assegno bancario, dove la provvista sul conto corrente dal quale esso è tratto deve esserci nel momento in cui il titolo verrà presentato in banca per essere incassato (e c’è il rischio dello scoperto, se i soldi sul conto non sono sufficienti a pagarlo). 

In entrambi i casi, mentre la consegna dell’assegno è essenzialmente materiale e non tracciata, l’operazione di incasso viene sempre registrata dai sistemi informatici della banca, e documenta tutti i dati necessari: l’emittente, il beneficiario, la data, l’importo e i conti correnti di provenienza e di destinazione della somma.  

Si possono emettere assegni trasferibili? 

Attualmente gli assegni circolari devono obbligatoriamente essere nominativi sin dal momento dell’emissione e gli assegni bancari non possono essere trasferibili, cioè circolare mediante girata, per cifre superiori a mille euro.

L’assegno bancario trasferibile viene emesso senza l’indicazione del beneficiario e perciò in sostanza è pagabile a chi lo presenta all’incasso: per impedire aggiramenti, la normativa antiriciclaggio [1] impone alle banche di rilasciare tutti i carnet di assegni con la clausola prestampata di non trasferibilità. Il correntista può chiedere assegni in forma libera, pagando un’imposta di euro 1,50 per ciascun modulo, ma non potrà utilizzarli per somme superiori a mille euro. 

Si può incassare in contanti un assegno allo sportello? 

È possibile incassare un assegno in contanti, anziché versarlo sul proprio conto corrente, recandosi allo sportello della banca che lo ha emesso e presentando il titolo insieme al proprio documento di identità. Si possono anche eccedere i limiti di legge per l’uso dei contanti (dal 1° luglio 2020, il massimo consentito è 2.000 euro e dal 1° gennaio 2022 scenderà a 1.000 euro) perché essi riguardano i privati mentre qui l’operazione viene eseguita in banca o alla posta. 

È importante sottolineare che incassare in contanti un assegno allo sportello non serve affatto per occultare al Fisco quella somma: l’operazione di incasso è perfettamente tracciabile perché è compiuta dall’intermediario finanziario che è tenuto a documentarla, mettendo automaticamente i dati a disposizione dell’Amministrazione finanziaria in caso di controlli.

Il controllo del Fisco sugli assegni  

Il controllo del Fisco sugli assegni emessi ed incassati avviene mediante la consultazione, da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza, dell’archivio dei rapporti finanziari, che consente di rilevare i movimenti posti in essere da tutti i cittadini a prescindere dal tipo di occupazione o attività svolta, dunque anche non imprenditori, artigiani, commercianti o professionisti, ma semplici lavoratori dipendenti o pensionati.

Qui opera una presunzione di legge [2] a favore del Fisco: è il contribuente che deve giustificare ogni accredito avvenuto nei suoi confronti – dunque anche quelli realizzati con il versamento di assegni in conto corrente o il loro incasso per contanti – altrimenti esso viene considerato reddito imponibile e come tale è assoggettato a tassazione. 

Quindi, se l’assegno che hai versato sul conto è esente da imposizione fiscale oppure l’ha già scontata in partenza – potrà trattarsi, a seconda dei casi, di un risarcimento danni ottenuto dall’assicurazione, di una vincita al gioco, di una donazione ricevuta da un familiare – dovrai essere tu a dimostrare, caso per caso, queste circostanze. In sostanza, dovrai provare la legittima provenienza della somma ricevuta mediante l’assegno circolare o bancario che hai incassato. 

Ci sono poi delle rare eccezioni: una recente sentenza della sezione tributaria della Corte di Cassazione [3] ha affermato che l’assegno con l’indicazione del beneficiario non può considerarsi destinato a pagamenti in nero. Si trattava, però, di un caso particolare dove l’acquirente di un immobile aveva anche contratto un mutuo per coprire parte della somma necessaria, e il prezzo dell’appartamento era abbattuto dalla presenza di infiltrazioni. Quindi, l’assegno in sé è stato ritenuto irrilevante ai fini della prova di un pagamento di un maggior prezzo sottratto a tassazione, tant’è che la stessa Agenzia delle Entrate era dovuta ricorrere ad altre presunzioni, come la stima dei valori medi Omi (Osservatorio del mercato immobiliare). 

Al di là di questi casi particolari, rimane fermo il principio generale che ti abbiamo indicato: dovrà essere il contribuente a dimostrare che quella somma non è tassabile o lo era stata all’origine. Così un imprenditore o un professionista che incassa un assegno che non trova corrispondenza con le fatture o le parcelle emesse rischia un accertamento fiscale, come anche un lavoratore dipendente che riceve con assegno un importo che non è in grado di giustificare e, dunque, potrebbe essere un emolumento fuori busta o il provento di una seconda attività lavorativa non dichiarata. Leggi anche “Come incassare un assegno in nero“.


note

[1] Art. 49 co.4 D.Lgs. n. 231/2007.

[2] Art. 32 D.P.R. n.600/1973.

[3] Cass. ord. n. 15187 del 01.06.2021.


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