Diritto e Fisco | Articoli

Se arrivi tardi a un concorso pubblico puoi ancora partecipare

21 Aprile 2014


Se arrivi tardi a un concorso pubblico puoi ancora partecipare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Aprile 2014



Il mini-ritardo non preclude il concorso se il candidato arriva dopo l’orario di convocazione ma prima dell’inizio delle prove.

Il ritardo di 20 minuti del candidato non può pregiudicare a quest’ultimo la partecipazione al pubblico concorso se le prove non sono ancora iniziate. Qualora, infatti, l’interessato sia arrivato dopo la convocazione, ma prima dell’inizio delle prove, la pubblica amministrazione non può impedirgli di partecipare al concorso.

Lo ha detto il Tar Milano con una recente sentenza [1] con cui ha varato un decalogo del corretto comportamento della pubblica amministrazione.

La vicenda

Un’ostetrica, dopo aver partecipato alle prove scritte, è stata poi convocata per gli orali di un concorso poche ore più tardi, come previsto dal bando. A causa di un malore, la candidata si presentava tuttavia con un ritardo di 20 minuti. Di qui l’esclusione. Ma la ricorrente risultava comunque presente prima degli adempimenti preliminari delle prove orali (sorteggio delle buste contenenti le prove e lettura dei quesiti sorteggiati). Secondo i giudici, la ritardataria non poteva essere esclusa perché la prova pratica non era ancora iniziata.

La sentenza

La motivazione della sentenza è piuttosto articolata e la riportiamo in nota [2]. Detto in parole molto semplici, secondo il Tar, ogni volta che la pubblica amministrazione prende un provvedimento, nell’ambito di una procedura amministrativa, deve cercare di bilanciare gli interessi in gioco e cercare il giusto equilibrio tra gli obiettivi da essa perseguiti e quelli del cittadino.

Il risarcimento

Il Tar ha liquidato alla concorrente l’importo di 10mila euro in proporzione alle possibilità di vittoria nel concorso: la concorrente ritardataria illegittimamente esclusa aveva infatti già superato due prove su quattro, e si trovava a concorrere con soli cinque candidati. Vi era quindi una ragionevole probabilità di conseguire un risultato economico utile (la vittoria del posto), senza la necessità di provare la sicurezza di una vittoria. È risultata quindi sufficiente una prognosi concreta e ragionevole circa la possibilità di vantaggi futuri, invece impediti della condotta illecita delal Commissione giudicatrice.

note

[1] Tar Milano, sent. n. 928 del 8.04.2014.

[2] Per giungere a tale decisione è stato utilizzata la tecnica dei tre gradini (idoneità, necessarietà ed adeguatezza), un criterio trasferibile nella gran parte delle procedure amministrative e che consente di verificare se l’azione amministrativa è proporzionale al fine da raggiungere. La proporzionalità, consiste nel rispetto dell’equilibrio tra gli obiettivi perseguiti ed i mezzi utilizzati; essa limita nella misura più ridotta possibile gli effetti che possono prodursi sulla sfera giuridica dei destinatari di un provvedimento amministrativo. A sua volta essa scaturisce dalla idoneità, che è la capacità dell’atto a raggiungere gli obiettivi che lo stesso si propone. Il principio di necessarietà orienta la scelta tra più mezzi astrattamente idonei al raggiungimento dell’obiettivo prefissato e permette di individuare quello ugualmente efficace, ma che incida meno negativamente nella sfera del singolo. Una volta che l’atto è idoneo e necessario, se ne dovrà valutare la tollerabilità da parte del privato in funzione del fine perseguito (adeguatezza).

Autore immagine: 123rf.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI