Diritto e Fisco | Articoli

Aumenta la tassa per chi conserva i soldi in banca e risparmia


Aumenta la tassa per chi conserva i soldi in banca e risparmia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 aprile 2014



Rendite finanziarie: per garantire la copertura alle 80 euro in busta paga, previste dall’ultimo decreto Renzi, saranno tassati al 26% gli interessi su depositi e conti correnti.

Quando la coperta è corta, se la si tira troppo da un lato si lascia inevitabilmente scoperto un altro. Così, in un’Italia ormai svuotata dai debiti, ogni manovra economica che concede qualcosa deve prima trovare la cosiddetta “copertura economica”: in altre parole, i soldi, poiché non cadono dal cielo, né si stampano (più) a piacimento dello Stato, devono essere recuperati da qualche altra parte. Sottrarli però a un centro di interessi ben individuato e netto (gruppi economici, lobby, ecc.) risulta sempre difficile, perché fa sempre più chiasso chi si lamenta piuttosto di chi, invece, è “a favore”. È molto più facile spalmare gli effetti negativi su una moltitudine silente e indeterminata, che poi, in definitiva, sono gli stessi cittadini cui è stato concesso il beneficio.

L’imposta di bollo sui libretti e sui conti correnti postali intestati a persone fisiche non trova applicazione per le giacenze medie annue non superiori a 5.000 euro. Una volta superata la soglia di esenzione, l’imposta si applica nella misura fissa di 34,20 euro. Per i soggetti diversi dalle persone fisiche, l’imposta di bollo grava sui medesimi strumenti finanziari nella misura fissa di 100 euro, indipendentemente dalla giacenza media annuale.

E allora, torniamo alla manovra varata dal Governo Renzi con il decreto “Per un’Italia coraggiosa e semplice” e ai “mitici” 80 euro in più in busta paga per i contribuenti che oggi guadagnano tra 8 mila e 24 mila euro lordi. Da dove proviene la copertura finanziaria?

Nel decreto, disseminati qua e là, ci sono prelievi nascosti per imprese e famiglie che i sostenitori della manovra si guardano bene dal denunciare.

Ecco allora, dove gli italiani andranno a perdere. Le famiglie e i risparmiatori pagheranno pegno con l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie al 26% [1]. Insomma, chi investe in titoli (tranne i titoli di Stato), obbligazioni, fondi comuni e simili si vedrà decurtare automaticamente i guadagni. In pratica, il netto che sarà versato al cittadino sarà più della metà inferiore rispetto a quanto era prima del 2011: già infatti due anni fa, la tassazione delle rendite fu innalzata dal 12.5 al 20% ed ora, infine, al 26%.

Non bisogna, però, essere necessariamente investitori per vedersi colpire dalla tassazione. La stangata colpirà anche i contribuenti più propensi al risparmio che si vedranno tassare al 26% gli interessi su depositi e conti correnti. Chi, in pratica, ha un normale conto in banca o in posta vedrà ridursi sensibilmente la quota di interessi annuali accreditatigli dall’istituto.

Non solo. Il famoso bonus Irpef delle 80 euro non sarà davvero di “80 euro” per tutti e, paradossalmente, sarà inferiore per determinate fasce di reddito più basse. Ecco perché.

Il bonus in questione sarà progressivo, in funzione del reddito annuale del lavoratore dipendente: sicché chi guadagna 8.000 euro sarà pari a 40 euro al mese. Aumenterà a 78 euro fino a chi guadagna 15.500, per poi finalmente raggiungere quota 80 euro al mese solo per quei 6 milioni di lavoratori dipendenti e assimilati che oggi guadagna tra 16mila e 24mila euro. Gli effetti del nuovo “credito” si ridurranno via via fino ad azzerarsi a quota 26mila euro.

La beffa dell’ultima ora per le famiglie riguarda i lavoratori dipendenti che guadagnano da “zero” a 8.000 euro, i cosiddetti incapienti: sia per costoro che per i lavoratori autonomi con partita Iva l’appuntamento con il “bonus da 80 euro” è rinviato a data da destinarsi. E con tutta probabilità con la prossima legge di stabilità e dunque a partire dal 2015, ma sempre “risorse permettendo”.

Inoltre, a pagare una buona parte del conto per l’erogazione del bonus da 80 euro ai lavoratori dipendenti saranno le banche chiamate a versare entro metà giugno prossimo, in unica soluzione, più del doppio di quanto inizialmente disposto dalla legge di stabilità per la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia. L’aliquota dell’imposta sostitutiva dell’Ires e dell’Irap passa dal 12 al 26%. Il che potrebbe venire dalle stesse banche scaricato sui contribuenti, attraverso l’aumento dei costi di gestione dei già tassati conti correnti. Un’ipotesi tutt’altro che fantasiosa.

Prodotti postali colpiti solo a metà

L’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie interesserà solo parzialmente il risparmio postale. L’incremento dell’aliquota dal 20% al 26% colpirà infatti gli interessi attivi che matureranno sui conti correnti e sui libretti di risparmio detenuti presso Poste Italiane, a partire dal 1° luglio 2014.

Invece la tassazione degli interessi già maturati e che matureranno sui buoni fruttiferi postali in circolazione e di nuova emissione non subirà alcun incremento, restando ferma al 12,5 per cento. Per i buoni emessi nel periodo 21 settembre 1986 – 31 agosto 1987 troverà ancora applicazione l’aliquota ridotta del 6,25 per cento. Con riferimento ai buoni fruttiferi emessi fino al 20 settembre 1986 non sarà applicata, fatta esclusione per l’imposta di bollo, alcuna ritenuta fiscale all’atto del pagamento del capitale e relativi interessi maturati.

note

[1] In precedenza era al 20%.

Autore immagine: 123rf.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

3 Commenti

  1. Ritirerò tutti i miei risparmi per non pagare il 26%. A questo punto non vale la pena di tenere rapporti con nessuno. Farò come la mia nonna e cioè, metterli sotto il materasso.

  2. Ma perchè, in Italia conviene investire facendosi assistere dai nostri promotori che vogliono solo vendere i prodotti facendo i propri interessi?? Ma quando mai in Italia si può pensare a fare investimenti, e con quali ricavi? Chi può davvero permnettersi di depositare sta bene e avrà meno interessi, non certo chi non può penare di mettere da parte sarà interessato.
    E il bonus più basso per le fasce più basse non è un dono dal cielo: è fatto per sopperire agli scarti stipendiali che nessuno più a concesso negli ultimi anni: è dato in funzione della posizione nell’ambito del lavoro.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI