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Detrazioni per chi ha figli a carico

21 aprile 2014


Detrazioni per chi ha figli a carico

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 aprile 2014



Per chi ha figli a carico aumentano le detrazioni fiscali: importi più alti per i bambini inferiori a tre anni: si considerano “a carico” se i figli non superano un reddito di 2840,51 euro.

Aumentano le detrazioni per chi ha uno o più figli a carico (sia che si tratti di figli naturali riconosciuti, adottivi e affidati).

A decorrere dal periodo d’imposta 2013 le detrazioni per i figli fiscalmente a carico sono così aumentate:

1) 950 euro (precedente importo: 800 euro) per ciascuno di essi, di età pari o superiore a tre anni;

2) 1.220 euro (prima era pari a 900 euro), se di età inferiore a tre anni.

È stato, poi, aumentato a 400 euro (prima era pari a 200 euro) l’importo incrementativo dei primi due, se il figlio è con disabilità.

È tuttavia opportuno evidenziare che questi valori sono solo “teorici”, in quanto l’ammontare effettivamente fruibile (fino ad azzerarsi) è, in estrema sintesi, inversamente proporzionale al reddito di ciascun genitore beneficiario.

Nel caso, invece, in cui i figli a carico siano più di tre, spettano sia la misura aggiuntiva di 200 euro, sia la detrazione fissa di 1.200 euro (gli importi restano immutati rispetto al passato). La detrazione fissa, condivisa con l’altro genitore, non va ragguagliata al periodo dell’anno, né viene influenzata dal livello di reddito; essa, inoltre, qualora non trovi capienza (in tutto o in parte) nell’imposta dell’anno, può essere compensata o chiesta a rimborso.

Attenzione: nel calcolare le detrazioni d’imposta per i familiari a carico, occorre prestare molta attenzione per la ragione che si deve poi restituire al Fisco più di quanto si è detratto per sbaglio, con sanzioni e interessi. Il superamento del limite di reddito annuo, fissato in 2.840,51 euro, comporta infatti l’annullamento delle detrazioni indicate in dichiarazione dei redditi per il figlio o familiare che ha superato il predetto limite di reddito. Il superamento fa perdere le detrazioni per l’intero anno.

Quando un figlio si considera “a carico”

I figli, per essere considerati fiscalmente carico dei genitori, devono rispettare un unico presupposto: il possesso di un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro.

Non rileva se convivano o meno con i genitori, né lo stato e l’età anagrafica. Essi possono anche essere residenti all’estero, maggiorenni e/o sposati, magari con prole.

Nel computo del limite, che va assunto al lordo degli oneri deducibili, non rilevano le rendite catastali degli immobili di proprietà tenuti a disposizione (ivi compresa l’abitazione principale), se e in quanto sono state assoggettate ad Imu (o mini Imu): tuttavia, dal 2013 va conteggiato anche il 50% della rendita dell’immobile tenuto a disposizione, anche se assoggettata ad Imu, se ubicato nel medesimo comune dell’abitazione principale.

Non rilevano neppure i redditi soggetti a tassazione separata, ad imposta sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, poiché non concorrono alla formazione del reddito complessivo.

Vanno computati invece – per espressa deroga normativa – il reddito conseguito nel regime di vantaggio (ex minimi), quello assoggettato a cedolare secca, il reddito esente da lavoro dipendente prestato in zona di frontiera, nonché le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari, Santa Sede, Enti centrali della Chiesa cattolica.

Per il reddito così individuato si prescinde dal momento in cui è stato prodotto e conseguito: ad esempio, se il figlio effettua una prestazione occasionale a dicembre 2013 ed in incassa nello stesso mese un corrispettivo di 3mila euro non può essere considerato fiscalmente a carico per tale anno.

Al contrario, la detrazione va quantificata in rapporto al numero dei mesi (non si contano i giorni) in cui si verifica il presupposto per la qualificazione del familiare fiscalmente a carico (il figlio nato il 13 ottobre 2013 attribuisce una detrazione di tre dodicesimi).

Come si ripartisce tra i coniugi la detrazione

La detrazione deve essere ripartita fra i genitori nella misura del 50% ciascuno. Ma gli stessi possono accordarsi diversamente (anche con accordo informale). Si può così decidere di attribuire la detrazione per intero esclusivamente a quello con un reddito più elevato. Non sono consentite percentuali diverse da 50% e 100%. Quindi, la detrazione o spetta per metà a testa oppure per intero a uno dei due coniugi.

In caso di separazione legale o di divorzio, l’intera detrazione spetta al genitore affidatario o al 50% ciascuno in caso di affidamento congiunto.

Anche in questo caso valgono i medesimi criteri di ripartizione volontaria previsti per i genitori coniugati (possibilità di stabilire la detrazione al 50% tra i due coniugi o al 100% ad uno solo dei due). C’è però una significativa eccezione di favore, consistente nella possibilità per il genitore affidatario esclusivo (o in affidamento congiunto), di devolvere all’altro l’intera (o la quota di) detrazione non fruibile (in tutto o in parte) per limiti di reddito. In questo contesto non rileva, a differenza dell’ordinario criterio più sopra evidenziato, che quest’ultimo sia eventualmente titolare di un reddito inferiore. La rinuncia alla detrazione non opera automaticamente, ma presuppone un dettagliato accordo (anch’esso informale) fra i coniugi separati.

È previsto che il genitore beneficiario riversi all’altro un importo pari alla detrazione non fruita, ma la disposizione può essere liberamente derogata. In presenza di più figli, l’attribuzione della detrazione al coniuge con reddito più elevato non può riguardare solo alcuni di essi, ma deve estendersi a tutti i figli; la diversificazione nella ripartizione della detrazione può essere operata solo in relazione a figli nati da genitori differenti.

È vero che nel calcolo del limite di reddito di 2.840,51 euro per considerare il familiare a carico si devono considerare anche importi che non sono compresi nel reddito complessivo?

Si. Nel verificare se spetta la detrazione per i familiari fiscalmente a carico vanno considerate anche somme che non sono comprese nel reddito complessivo, quali, ad esempio:

– retribuzioni corrisposte da Enti o Organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari, missioni, Santa Sede;

– quote esenti di redditi di lavoro dipendente prestato nelle zone di frontiera e in altri Paesi limitrofi in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto lavorativo da soggetti residenti nel territorio dello Stato;

– reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato a imposta sostitutiva del 5% applicabile al regime dei superminimi;

– reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato a imposta sostitutiva del 10% applicabile al regime per le nuove attività produttive;

– reddito dei fabbricati soggetto alla cedolare secca sulle locazioni.

note

Autore immagine: 123rf.com


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3 Commenti

  1. se il gestore di una rete di gas metano, non fà la lettura bimestrale e mNDANO IL CONGUAGLIO del consumo dopo tre-4anni in cosa và incontro? Bisogna pagare il conguaglio?Grazie.

    1. Per ottenere consulenza legale/commerciale/fiscale da uno dei nostri professionisti è necessario attivare uno speciale servizio di richiesta, tramite “ticket”.

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      Grazie.

  2. io ho una bambina d 11 anni e sullo stato di famiglia siamo solo noi non ho un lavoro e mi arrangio facendo le pulizie ho un affitto da pafare e ho chiesto un aiuto economico almeno per la bimba ma mi e stato rifiutato

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